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Pubblicato in crowdfunding il libro di Federica Di Giovanni

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segnalato da Luisa Guarino e Sandro Russo

 .

È stato distribuito per corrispondenza già da qualche settimana – dalla casa editrice Crowdbooks, con molta precisione per l’indirizzo -, il libro di Federica, giunto inaspettato quando me n’ero bello che dimenticato.
Il crowdfunding funziona così… che accetti di anticipare una certa cifra per un progetto che ti interessa. Se si raggiunge la cifra necessaria, il lavoro va avanti (in caso contrario ti restituiscono la somma) e dopo il giusto tempo ti arriva a domicilio “quell’oscuro oggetto del desiderio”.
In questo caso un bel libro con copertina rigida, con le fascinose foto di Federica (che in parte già conoscevo), la dedica al padre Michele (la cui scomparsa abbiamo ricordato sul sito qualche anno fa), prefazione dell’Autrice e introduzione di Erri De Luca. Completa il libro un buon indice delle foto, con il luogo in cui sono state scattate e qualche notizia di contorno.
Un bel libro, si diceva, su come davvero sono le isole d’inverno, che si sfoglia con piacere e spinge a volerne sapere di più; da cui forse ciascuno estrae una impressione diversa, a secondo delle sue esperienze.

La foto qui sopra, scattata lo scorso 21 novembre a casa, fa fede della mia intenzione di scriverne per il sito; solo che gli impegni si accavallano, il tempo passa e l’idea mi è passata di mente.
È servito invece l’invito della ‘Direttora’ Luisa a darmi la sveglia, complice anche un bell’articolo – non esattamente di recensione del libro ma complementare ad esso sullo stesso tema -, uscito sull’ultimo Magazine del Corriere della Sera, “7”.
Leggiamo quel che scrive Eleonora Marangoni con curiosità e sorpresa, specie quando cita un libro – Atlante delle isole remote – che anche noi abbiamo molto amato (ne hanno scritto sul sito Arturo Gallia e Sandro Russo).
Ci è piaciuta anche l’attenzione a cogliere qualche aspetto dell’inverno a Capri e a Procida, da cui estrapoliamo che l’inverno ponzese somiglia più al primo…
Ma leggiamo tutto l’articolo (abbiamo mantenuto il grassetto come nel testo originale), qui di seguito e in fondo, il file .pdf

Letargo mediterraneo
Dal Giglio a Lampedusa
La stagione segreta delle isole in inverno

di Eleonora Marangoni

D’estate le isole si somigliano, ognuna invece vive il periodo più freddo a modo suo: l’isolitudine di Alicudi e Marettimo, la malinconia di Capri, il vero solstizio di Ischia. Ecco le immagini invernali delle isole minori italiane, e il racconto del loro fascino fatto da una scrittrice che su un’isola ha ambientato il suo primo romanzo

Su un’isola d’inverno non ho mai davvero vissuto. Ci ho trascorso del tempo, questo sì. Ci ho passato le vacanze di Natale e il ponte di Ognissanti, ci ho aspettato l’arrivo dell’anno nuovo e l’inizio della primavera. Su un’isola, d’inverno, sono andata più volte a scrivere, in un’altra ho scelto di ambientare un romanzo, in un’altra ancora ho fatto ritorno più volte, negli anni, in cerca di luce e silenzio. Ma ogni volta, in quelle isole d’inverno, ricordo di essere arrivata dal posto in cui vivevo, e da lì ricordo poi di essere partita, per far ritorno a casa in un’altra parte di mondo, sulla terraferma, che isola non è.
Le isole, forse più di ogni altro posto, cambiano ogni giorno, ogni ora, mutano insieme al tempo e ai venti che le attraversano. Sono maestre nello sparigliare le carte, rovesciano equilibri in un istante, e anche per questo, credo, l’inverno di un’isola può conoscerlo davvero solo chi lo vive tutto l’anno, e di lei sa l’autunno e la primavera, le giornate che all’inverno aprono le porte e quelle che lo guardano scivolare via.
«Il paradiso è un’isola, e anche l’inferno», ci ricorda Judith Schalansky nell’epigrafe del suo indimenticabile Atlante delle isole remote. E nelle isole le stagioni, più che in altri luoghi, arrivano come fiori su una pianta: a poco a poco, certo, eppure in qualche modo sempre all’improvviso; solo chi di quei fiori ha visto prima i boccioli, poi i petali in terra, può dire di conoscerli davvero.

Pur mutando senza sosta, le isole sono luoghi destinati a preservare la loro essenza, a perpetuare nei secoli la loro intrinseca specificità: non esistono due isole uguali, e in ognuna di loro l’inverno sarà diverso. Quando anche i turisti più ostinati, gli ultimi aliscafi se ne vanno, ogni isola resta sola a modo suo. Torna remota, e genera solitudini e comunanze irripetibili, fatte di riti e gesti che solo lei conosce e che la terranno a galla fino alla prossima stagione. Ecco perché delle isole d’inverno non si può parlare veramente. Solo ricordare, suggerire, custodire dettagli e frammenti sparsi, visioni effimere di commovente e inevitabile singolarità.

È quello che fa Federica Di Giovanni nel libro fotografico Isole d’Inverno, in cui l’inverno di Capraia e quello di Pantelleria si incontrano, le Eolie e le Egadi si scoprono incredibilmente sorelle e le Tremiti e Linosa galleggiano fianco a fianco, in un incantesimo per cui l’Adriatico e il canale di Sicilia, per un attimo, sono la stessa cosa. Il grande inverno che queste isole formano insieme è una stagione immensa, sospesa nel tempo e nello spazio, fatta di cartografie impensabili e paesaggi impossibili, in cui la natura è al centro e l’uomo che la abita la vive come un re o un sopravvissuto.
Se tutte le isole d’estate in qualche modo si assomigliano, ogni isola vive il suo inverno a modo suo: Alicudi e Marettimo nei mesi invernali diventano un monumento a quella che Gesualdo Bufalino chiamò «isolitudine», mentre Lipari, grande e grossa com’è, dell’inverno se ne infischia, e con le sue strade illuminate, le sue scuole e i suoi ospedali, l’inverno se lo passa come una signora della terraferma.

Il carattere di un’isola non è solo una questione geografica, non dipende solo dalla conformazione del territorio o dalla vicinanza alla cosiddetta civiltà; viene da chiedersi se Palmarola esista davvero, durante l’inverno, mentre i ventotenesi non si fa fatica a immaginarseli tutti lì, finalmente in pace, a godersi le loro lenticchie. A Capri nelle giornate di marzo la piazzetta sotto la pioggia è di una nostalgia straziante, mentre appena poco più in là, a Procida, dopotutto l’inverno è un momento come un altro, e anche nelle giornate livide i motorini sfrecciano e i muri di Chiaiolella non smettono di cantare.
Le isole d’inverno, inoltre, a cercarle bene esistono tutto l’anno, non solo quando le giornate si accorciano, fuori fa freddo e a sdraiarsi sugli scogli piatti non va più. nessuno.

Ho intuito com’è Filicudi d’inverno l’estate scorsa, in un caldo pomeriggio di fine di luglio, mentre dal porto Franca ci accompagnava a casa col suo pulmino-taxi. Salivamo su per la strada costiera, dalle Punte verso Canale, con i finestrini abbassati, le valigie tra le gambe e ancora tutta la città addosso: «Noi qui vogliamo stare. E qui stiamo, anche quando ve ne andate tutti», ha detto Franca alla fine di un tornante e all’inizio di un altro, guardando il mare nello specchietto come per controllare che anche lui avesse sentito.
A Sant’Angelo d’Ischia l’inverno non inizia il 21 dicembre, ma l’ultimo giorno dl ottobre, quando i bagnini del parco termale Tropical svuotano le piscine e le ricoprono con cura per l’ultima volta, fino all’arrivo della prossima stagione.
E a Levanzo l’inverno qualche anno la l’ho visto scivolare via nella notte di Pasquetta, al bar Arcobaleno, mentre la gente mangiava e cantava sulla terrazza imbacuccata nelle giacche a vento, con il naso e gli zigomi arrossati da una delle prime giornate di sole della bella stagione.
Succede spesso che d’inverno, si vada a cercare l’estate nelle isole: destinazioni tropicali, caraibiche, posti in cui l’inverno non esiste e dove diventa quindi possibile dimenticarlo. In quei luoghi si arriva con un senso di stanchezza e voglia di rivalsa, l’impressione di essere in qualche modo più furbi e fortunati degli altri. Da lì si torna rinvigoriti, ritemprati, tuttalpiù scalfiti, al rientro in città, da quella particolare ombra di imbarazzo che solo le abbronzature fuori stagione regalano. In altre isole, invece, l’inverno non solo esiste, ma è la stagione più autoritaria e prepotente che c’è: sono creature fragili e imprevedibili quelle, che parlano una lingua tutta loro e non hanno paura di voltare le spalle al resto del mondo. Guardiamole, e da loro lasciamoci guardare. Non ci consoleranno: ci mettono di fronte a noi stessi. Non ci proteggeranno: scoperchieranno domande e nostalgie. Le scopriremo impotenti e insieme immortali, incapaci di arroganza e furbizia. Ci regaleranno un po’ di pazienza e di compassione, e l’inarrivabile bellezza delle ore vuote col mare intorno.

Eleonora Marangoni (Roma, 1983),vive fra Milano e Parigi. Scrittrice, copywriter e autrice di quattro saggi su Proust e una graphic novel. Il suo primo romanzo, appena uscito, si intitola Lux (Neri Pozza, 256 pagine, 16 euro) e si svolge su un’isola italiana quasi deserta.

In file .pdfEleonora Marangoni. La stagione segreta delle isole in inverno

Immagine di copertina. Ponza. Un vignaiolo al lavoro sul monte Guardia (Emanuela De Santis – Anzenberger/Contrasto)Da Sette.
Prima foto in alto, sotto il titolo: Zu Pippinu e Zorro sul tetto del loro dammuso a Pantelleria, un attimo prima della tempesta.
Seguono altre foto dal libro di Federica Di Giovanni:

Incrocio strada panoramica di Lampedusa

Cimitero delle navi a Lampedusa

Cani randagi sulla spiaggia dei Conigli a Lampedusa

Tiziana e Balù su la Ripa dei Falconi. Tremiti

Valle delle Favare a Pantelleria

Faraglioni della spiaggia di Ciraccio, Procida

Vecchio ufficio postale di Ginostra

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