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Epicrisi 203. L’isola come rappresentazione e come narrazione

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di Sandro Russo

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Dai miei amati Corsi e ricorsi di cinema – ne seguo da anni, ripetente, ma insisto – apprendo occasionali perle che spesso provo a ‘rivendermi’.
Tutti sanno per esempio che il cinema fu inventato dai fratelli Lumière. Chi non ha visto la famosa brevissima sequenza del treno primo arrivato nella storia del cinema? …l’arrivo della locomotiva alla stazione di la Ciotat (L’Arrivée d’un train en gare de La Ciotat , 1896).

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Ora tutti sono coraggiosi e rimangono fermi al loro posto, ma pare che la prima volta che comparve su grande schermo, gli spettatori in platea fuggissero terrorizzati.
Quello che pochi sanno è che non furono i fratelli Lumière, i primi a proiettare in pubblico immagini di senso compiuto in movimento…

Mentre, verso la fine dell’’800, in varie parti del mondo ingegneri e inventori cercavano di dare movimento alle immagini, nel 1892 a Berlino i fratelli Skladanowsky elaborano “fotografie viventi” con una macchina fotografica che si sono costruita da soli. Tre anni dopo mettono a punto un proiettore che chiamano bioskop. Il 1 novembre 1895 proiettano ad un pubblico pagante un programma composto da otto brevi scene. Quasi due mesi prima del famoso 28 dicembre 1895, quando a Parigi i fratelli Lumiere organizzarono quella che passa comunemente come la prima proiezione pubblica della storia del cinema.

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Un film relativamente recente di Wim Wenders sui fratelli Skladanowsky (1995), storicamente documentato, artefice della loro “riscoperta”

E non è tutto, perché fin dall’invenzione della fotografia (Joseph Niépce – Louis Daguerre, 1839) il mondo stava aspettando che le immagini si mettessero in movimento. Tanto che in quello scorcio di fine ’800 oltre che in Francia e in Germania anche in America si stava lavorando su quello.

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Il kinetoscopio è un apparecchio ideato da Thomas Edison nel 1888, precursore di un proiettore cinematografico. Fu sviluppato tra il 1889 e il 1892 dall’operatore di Edison. William Dickson. Si trattava di una sorta di grande cassa sulla cui sommità si trovava un oculare; lo spettatore poggiava l’occhio su di esso, girava la manovella e poteva guardare il film montato nella macchina su ‘rocchetti’. Si aveva quindi una visione monoculare…

Guardando i primi esperimenti appare del tutto evidente che il cinema agli esordi era “rappresentazione”. Lo scopo è “mostrare”; il pubblico si beava nel “guardare le fotografie che si muovevano”; talmente entusiasta della novità che la proiezione di 30-40 secondi veniva riproposto il loop, più e più volte, e ogni volta si rinnovava la meraviglia… Ooooh!

Bisognerà aspettare l’opera di George Méliès (Parigi, 1861 –1938) per l’intuizione che le immagini potessero essere utilizzate per raccontare delle storie.

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Viaggio nella Luna è un film fantastico del 1902 realizzato da Georges Méliès della durata di circa 12 min (qui una sequenza di poco più di un minuto; il filmato si trova completo su YouTube).

Bellissimo – lo consiglio con sicurezza per averlo visto più e più volte – un film recente in 3D di Martin Scorsese: una storia affascinante, (anche) su Méliès del 2011: Hugo Cabret (Hugo)leggi qui sul Magazine di Omero.

Questa lunga introduzione mi è sembrata utile per svolgere il tema che questa settimana è apparso prevalente su Ponzaracconta: la narrazione.
Siamo ora in grado di discernere – riportandoci a Ponza – tra gli articoli che ne fanno una “rappresentazione” e quelli che la “narrano”.
Non è neanche una valutazione di qualità o un giudizio di merito, per quanto la narrazione venga considerata una forma più evoluta della rappresentazione…
Ma neanche è detto! Periodicamente le avanguardie si lasciano affascinare delle cose mostrate “come sono” a prescindere dallo sguardo che le ordina. Per fare un esempio – calzante per diversi motivi -, ricordo un film di Wim Wenders presentato tempo fa sul sito – Lisbon story – dove un cineasta va in giro per la città con la cinepresa montata sulle spalle e rivolta verso l’indietro, così da filmare una realtà non influenzata dallo sguardo dell’operatore.

Per restare agli articoli della settimana, più o meno in ordine di comparsa sul sito, racconta la Ponza di molti anni fa, quando era giovane e zuzzerellone, Franco Zecca, pur attraverso una canzone che non evoca l’isola: Cuore Abruzzese.

Mentre Silverio Guarino ci manda una cartolina su un suo viaggio a Palmarola della scorsa estate, con l’Atria.

Rita Bosso ci racconta il romanzo di Spriano attraverso le immagini del film omonimo: Il resto di nientee le traversie per pubblicare un altro romanzo.

Il ricordo (e una sorta di racconto) del terremoto dell’Irpinia del 1980 è di Giuseppe Luongo, segnalato da Giuseppe Mazzella di Rurillo.

Bernardo Bertolucci, di cui viene ricordata la morte in questa settimana, ne ha scritte e raccontate di storie, attraverso i suoi film!

Questa settimana si segnala anche l’esordio sul sito di Aniello De Luca, che si è “spilato”, grazie – immagino – all’opera maieutica del cugino Franco (ma c’è voluto il forcipe! …e un miracolo dell’Immacolata); anche perché Aniello è sempre stato uno dei nostri più validi collaboratori: quando serviva una data, una conferma o una precisazione, era sempre disponibile e assolutamente attendibile: leggi qui, qui e qui: altri articoli seguiranno.

Alcuni dei nostri collaboratori ci ricordano la presentazione pubblica di loro opere: segnatamente Giuseppe Mazzella di Ischia e Paolo Iannuccelli.

Antonio Pennacchi, maestro della disciplina, la narrazione la applica all’attualità di questi giorni: il maltempo che ha colpito la provincia di Latina, con la paura che la Palude si riprenda quel che era stato così alacremente bonificato.

Anche i ragazzi (…mai di Ponza, per carità: quelli dell’Elba) a volte, sono spinti dall’urgenza di raccontare: stavolta la loro recente avventura in Corsica, in barca a vela.

L’articolo della tutela dell’Unesco sulle parracine potrebbe essere un arido articolo di cronaca, ma Domenico Musco, esponente isolano della letteratura naïf , sa raccontare e – mo’ n’ce vo’ – fa parlare pure le pietre!

Silveria Aroma continua il suo solitario Taccuino (16) tra i poeti che hanno formato la sua sensibilità: stavolta ci fa conoscere Gary Snyder. Forse poco consueta la neve a Ponza e ancor più il bramito dei cervi in amore, ma non il mare frangente, le maree e i gabbiani… Suggestione innegabile, qui e altrove..: allora perché mai un commento alle poesie presentate?

Racconta – altroché se racconta..! – Rinaldo Fiore, che dalle sue esperienze personali riesce sempre a distillare un messaggio che può interessare tutti, stavolta scrivendo di Amal, la bambina yemenita, troppo tardi diventata visibile agli occhi del mondo…

E racconta anche Biagio Vitiello, – secondo la formula del “fotoracconto” introdotta e resa nazional-popolare da Rita Bosso – delle disavventure della Laziomar e dei collegamenti di Ponza con il continente.

Prosegue la meritoria fatica di Vincenzo Ambrosino di svegliare l’Amministrazione dal suo torpore. Stavolta con l’articolo “La solitudine del Sindaco”. Mentre è delle scorse settimana l’accusa di ventriloquo sempre a Vincenzo per il suo “piglia-e-porta” tra Vigorelli (prima), Giuseppe Feola (poi) e Ponzaracconta: leggi qui.
Sempre più spesso “temo” di essere d’accordo con Vincenzo e partecipe del suo sforzo di applicare il raziocinio nella follia dilagante.

Siccome abbiamo centrato sulla narrazione e visto le diverse forme che può prendere, mi piace chiudere proponendo una vignetta, geniale per profondità e sintesi (da la Repubblica di ieri 1° dicembre) che vale da sola una analisi politica di varie colonne. Di Ellekappa:

Buona domenica

 

 

 

 

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