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a1-12a im-13 s-02 18 aragoste Piccola cernia, Epinephelus marginatus

Diario del ‘tempo dell’Immacolata’ (2)

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di Francesco De Luca

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per la prima parte, leggi qui

Franco Schiano e Tonino Esposito fanno da sponda a Ponzaracconta sul sito Cala Felci. Con altri ricordi, con altre suggestioni. Anche lì si sta dispiegando il ‘tempo dell’Immacolata’.

Con Franco ci uniscono esperienze di giochi fin dall’infanzia e poi taluni sogni sul futuro della nostra isola. Con Tonino condividiamo lo stesso spirito musicale e tentativi di proiettare nella tradizione isolana alcune esperienze comuni.

Il ‘tempo dell’Immacolata’ promana il suo fascino anche fuori dall’isola perché essi vivono in continente e, parlando e commentando e cantando, rinnovano le emozioni con cui hanno costruito la loro fede religiosa e la loro umanità.

Questo, a testimonianza che non sono fantasie senili quelle che si vanno testimoniando come esperienze del ‘tempo dell’Immacolata’. E invito a visitare il sito Cala Felci così da unire le varie voci e riuscire a cogliere l’armonia di esse.

Prenderà più consistenza la figura che sta dietro a tutto: quella di don Luigi Dies, responsabile della parrocchia del Porto, a Ponza, dal 1939 al 1959 e dal 1969 al 1973. Suo è stato il disegno pastorale promosso nella parrocchia, sue le strategie educative attuate per attirare la gioventù. Sua è la canzone, musica e testo, Alba, proposta nella precedente pagina di questo Diario.

In questi giorni, partecipando alle novene ho messo a fuoco i fattori primi che, da bambini, ci portavano in chiesa, alle funzioni liturgiche, in modo continuo ed entusiastico. Era la fascinazione, proveniente dalle cerimonie. Don Luigi ogni sera presentava cerimoniali curati nei dettagli. Nulla di improvvisato. I chierichetti distinti nelle loro funzioni, i gruppi giovanili, gestiti dai delegati; il coro, armonizzato nelle voci; i fedeli, seguiti dalle suore e dalle pie donne. Era la affabulazione. Non riesco a ricordare espressioni concettuali di don Luigi ma i testi delle sue canzoni si imprimevano per la forza poetica. E soprattutto per la melodia. Noi andavamo in chiesa per cantare insieme, per emozionarci nel canto corale, per farci avvolgere da quelle sinuose parole.

Il tutto si portava dietro altri canti, e altri vincoli. Penso al Tantum ergo. Sono sicuro che anche Franco Schiano e Tonino ricordano il testo e il motivo. E così il Tota pulchra, il Salve Regina, il Magnificat, ed altro.

Non si era tutti vocati al sacerdozio! E la fede, quella solidamente ancorata ai dogmi del catechismo, quella, nel corso degli anni, l’ abbiamo lasciata in molti. Anche se il legame alla religiosità mariana, ad esempio, è rimasto, forte e sentito.

A cosa porta questo mio discorso? Vorrei che portasse al risveglio dell’amicizia, così come al riconoscimento dei nostri condizionamenti, come alla riproposizione dei valori in cui si è creduto. Si potrebbe dire con altre parole: a guardarci negli occhi. Vediamo in noi stessi le ragioni del nostro stare insieme, per stare insieme.

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