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Diario del ‘tempo dell’Immacolata’

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di Francesco De Luca

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Sono stato io che ho introdotto nelle pagine aeree di Ponzaracconta il “tempo dell’Immacolata”. L’ho fatto col proposito di promuovere nei lettori ‘ponzesi’ un moto di rimembranza. Di passate atmosfere, di antiche abitudini, di perse consuetudini. Quelle legate appunto al periodo dell’Immacolata, a Ponza.

Da queste premesse sono stato spinto a non evitare l’impegno preso.
Farò così: cercherò di rappresentare quanto avviene nel presente e, talvolta, farò confronti col passato. In modo da rinverdire, per un verso il passato, e per un verso, rendere esplicito quanto si vive attualmente a Ponza.

Oggi pomeriggio (29 dicembre) sono iniziate le novene. Una chiesa non gremita. Tutti anziani. Nessun bambino. Ma proprio nessuno. Nessun chierichetto, nessun infante in gioco fra le gonne della nonna o della madre.
La statua dell’Immacolata fulgeva come al solito. Perché il ‘maestro’ dell’allestimento, Luigi Ambrosino, vi ha messo mano, come al solito!
Don Ramon, il parroco, profondeva le sue doti per dare corpo elevato al culto.
E poi… il fumo dell’incenso mi ha portato in altri anni, quando intorno all’armonium c’era una pletora di ragazzi, di giovincelli, di adolescenti. E dall’altra parte, all’ombra di S. Silverio, guardate a vista dalle suore, c’erano ragazzine, adolescenti, signorine. E la chiesa era colma. E quando si cantava il suono scuoteva la cupola, e le note sembravano cercare spazio, proiettandosi fuori dalla porta. Da tutto il porto le lodi alla Madonna salivano al cielo.

Oggi, il cielo è sgombro e sereno e lo spirito del paese è sperso, nebulizzato. Perché Ponza è priva di gente. E dunque di umanità. Manca il collante che accorpi i singoli ponzesi. Oggi, alle prese coi propri acciacchi, le proprie velleità, i propri risentimenti.
Tutto questo si evidenzia perché l’isola vive un’atmosfera serena e paciosa. Paesana. Al contrario di quanto avveniva anni addietro quando l’atmosfera politica era biliosa, acre. Si davano in pasto furberie e i cattivi politici si sbellicavano di risate perché i Ponzesi credevano a quelle favole.

La nostra fanciullezza non è stata una favola. Non l’abbiamo vissuta con spirito credulone. Quando stavamo assieme credevamo nell’amicizia, e quando cantavamo “Dio ti salve o Maria” ci esaltava sollevarci dalla striminzita quotidianità, per aspirare a qualcos’altro di puro ed elevato.

Stasera Giovannino Conte l’ha riproposta all’armonium, insieme al Tota Pulchra es Maria. In latino. E i fedeli hanno risposto con passione ad un invito che dona fierezza. Anziani: datati e lenti, ma fieri di una tradizione che ci inorgogliva. Che ci inorgoglisce
La chiesa non appare più enorme, come ci sembrava: un tempo vasta eppure accogliente. Oggi dovunque si guardi compaiono infiltrazioni, rosichii nell’intonaco. C’è bisogno di un restauro. Perché l’assenza degli uomini mostra le sue pecche.
Guardo Antonio, Luigi, Aniello e gli occhi luccicano di nostalgia. Lo stesso sentimento, lo stesso, a distanza di anni. E la Madonna è là. Non ci guarda ma invita a mirare il cielo.

Addobbo e addobbatori dell’Immacolata anno 2018

Stasera è sereno e ci salutiamo con gioia.
Domani Giovannino, il maestro del coro, ci farà cantare Alba. Che è speranza, che è rinnovamento. Anche questo spirito genera il ‘tempo dell’Immacolata ’: rinnova la speranza.
La presento nella versione cantata:

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A l b a

Ho visto un candore nel cielo
Era l’alba di giglio all’orizzonte
Che chiara sorgeva nel cielo
Onde Maria s’avvolge in sul mattin

Alba di neve
Bellezza lieve
Quanto ristoro
Porti al mio cuor
La notte bruna
Piange la luna
La luce nuova
Canta all’amor 

Quel puro candore del cielo
Per le anime è vera visione
Di pace, d’amore e di zelo,
Onde Maria si svela ogni mattin

Alba dell’alma
Bellezza mia
Di gigli e rose sei sinfonia
Fuga la notte
Da tutti i cuori
Sveglia gli albori
In tutti i ciel        

 

Ponza, 29 novembre 2018

 

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