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T’arricuorde… Anie’? Sì… m’arricorde (1)

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di Aniello De Luca

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Breve premessa.
Chi parla? Aniello De Luca

Sono figlio di Angelina Farese e di Antonio De Luca. Adesso ho una età, né tanta né poca, quella giusta in cui i ricordi sono sistemati. Il presente preme con gli acciacchi e… allora… meglio darsi ai ricordi. Che sono poi estensibili a quelli della mia generazione.

Nucleo inossidabile intorno a cui gira tutto sono: la fanciullezza, l’adolescenza ma anche l’incontro con una personalità d’ eccezione: don Luigi M. Dies. Il quale fece fulcro della sua azione pastorale, il raduno, l’organizzazione, la valorizzazione della gioventù della sua parrocchia.

Si era intorno agli anni ’40, giovanotti e ragazzi giocavano in piazza (Corso Carlo Pisacane). C’era mio cugino Aniello (figlio di Cesare De Luca), mio fratello Silverio, Peppino Ambrosino e il fratello Luigi, Ciccillo ‘i Niculette, Aniello Bosso, Silverio D’Arco detto ‘u gniattone. I Silverio di solito erano individuati coi soprannomi.

Don Luigi passò e si fermò. Noi rimanemmo intimiditi. Ci parlava e ci passava la mano sulla testa. Prendemmo coraggio e chiacchierammo. Don Luigi ci invitò ad andare in chiesa perché ci si poteva organizzare per giocare insieme, fare qualcosa insieme. Prendemmo a frequentare la chiesa, anche perché la chiesa era molto praticata dalle ragazze.

Formata l’Azione Cattolica, don Luigi partì e comprò la statua della Madonna. Ce n’era una ma era piccolina e lui voleva sostituirla… La cassa fu portata in sagrestia. Guido Tricoli, falegname, la aprì. Con lui c’erano Silverio D’ Arco, Federico Conte, “i grandi”, e noi che allora eravamo “i piccoli”.

La statua era avvolta in una sottile carta. Quando fu tolta la Madonna si dispiegò in tutta la sua bellezza. Rimanemmo tutti senza fiato.
Da allora quella statua, con la sua bellezza, ancora ci tiene tutti uniti.

Intanto, per la ricorrenza dell’8 dicembre, preparava canzoni e ce le insegnava e noi, insieme, cantavamo e coltivavamo l’amicizia. Anche la devozione. Che si volesse o no la Madonna Immacolata si insinuava come un ideale nel nostro giovane animo. Eravamo ignoranti e gretti ma queste parole non potettero essere ignorate.

Immobile sul podio del mio cuore

stella candida brilli senza posa

I tuoi raggi di luce radiosa

sono dardi che accendono il mio cuore

Ave Maria, sostieni il mio languore

mentre l’anima solo in te riposa

e gli umani valori ed ogni altra cosa

innanzi a te stan come false aurore

Ave Maria, stella del mare

Lasciati amare, Madonna mia.


Nota
: Negli anni in cui la festa dell’8 dicembre venne gestita soltanto dai “giovani dell’Immacolata”  i versi della canzone furono oggetto di memoria e di interpretazione. Così il podio divenne il polo. Così gli umani valori divennero inani valori. Un nostro amico lo fece con spirito di collaborazione e con poesia. Non vi svelo chi è stato, lo avete capito da soli.

T’arricuorde… (1) – continua

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