Voci di Ieri

Lontano da Ponza. Trova tutti gli articoli nel menù: “Storia”

Immagini

2009-07-15_19-22-39 30-07-2005-19-32-10_0004 lamonica-01 16 Una cintura di cistoseria a pelo d'acqua IMG_20171105_102647 (2)

Una canzone per la domenica (22). Cuore abruzzese

Condividi questo articolo

di Franco Zecca

 

Questa domenica la canzone della domenica è proposta da Franco Zecca. Porta un po’ indietro nel tempo, a un mondo e a un modo di vivere la musica che abbiamo dimenticato…
S. R.

È difficile individuare, tra le tantissime canzoni che hanno segnato momenti importanti nella vita, quella che più di altre ha acceso un sentimento o risvegliato un’emozione già vissuta, un sopito ricordo… eppure qualche giorno fa mi sono svegliato con un motivo nella testa, vetusto, poco ascoltato di recente. Mi tornava in mente, ma non riuscivo a definirlo.
Dopo molti tentativi e varie domande ho risolto l’enigma e dato un titolo al motivo che mi veniva da canticchiare.
Si trattava di un pezzo che viene definito “Gran marcia sinfonica” il cui titolo propriamente è “Cuore Abruzzese” composta parecchi anni fa dal maestro Giovanni Orsomando (1895–1988), padre della nota presentatrice TV, Nicoletta; musicista molto attivo negli anni ’60-’70. Tra le sue musiche (più di 120 composizioni) molte restano nel repertorio di importanti bande italiane, militari e non.

Il motivo per cui mi si è impresso nella memoria è che il pezzo l’ho sentito molte volte, nell’arco degli anni, durante la festività di Silverio, a Ponza, dalle bande che venivano appunto a rallegrare i ponzesi per il 20 giugno. Ma questo pezzo bandistico in effetti non era del tutto allegro e gli animi di chi ascoltava spesso venivano intristiti pur essendo a tratti brioso e trascinante.

Ricordo che nelle notti ponzesi degli ultimi anni vissuti stabilmente a Ponza con gli amici amanti anche loro della buona musica, ci si cimentava a suonare questo pezzo, ognuno imitando con suoni prodotti con la bocca gli strumenti che componevano la banda. C’era chi faceva il suono del trombone, quello del clarinetto, quello dei piatti, oppure quello della tromba o piuttosto la grancassa.

Era a vedersi un gruppo di ragazzi “esaltati” ingenuamente coinvolti da sentimenti che oggi è difficile provare. Quello che sto riportando farà certamente sorridere chi legge ma posso assicurare che le intenzioni erano più che meritevoli ed ancora oggi al pensiero di un cuore abruzzese dilaniato e a pezzi, a volte sepolti, magari da un terremoto, non si può fare a meno di canticchiare nella propria mente questo pezzo carico di umanità, amore per il prossimo, da tutti i competenti ritenuto un manifesto del suo genere.

 

Da YouTube una delle tante versioni del pezzo:

.

.

Condividi questo articolo

Devi essere collegato per poter inserire un commento.