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Epicrisi 202. I passetti del pettirosso

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di Enzo Di Fazio

 

Ho perso tempo stamattina nel mettere insieme le idee per la mia epicrisi. Non sapevo da dove cominciare e mi sono dilettato a guardare i movimenti del pettirosso che da un po’ di giorni è tornato a trovarmi. Dicono che i pettirossi ritornano, fin quando ne hanno la forza, ogni anno nel luogo scelto per passarvi l’inverno. Non so se è vero ma mi piace crederlo, così comincio, dagli inizi di novembre, a lasciare delle briciole sul terrazzo come buon auspicio per rivederlo.

Non sapevo da dove cominciare, dicevo. È stata una settimana strana quella che ho dovuto analizzare.
Non sono stati tanti gli articoli pubblicati, oltre la Rassegna Stampa. Pochi rispetto alla media, ma è già successo qualche altra volta. Tanti invece i commenti, seppure concentrati su due/tre articoli, a conferma dell’interesse che comunque suscitano gli argomenti che trattiamo. Di questi, si sa, alcuni sono di natura culturale, altri di natura sociale e attengono, di norma, alle problematiche isolane.
Nel rileggere questi ultimi ho trovato anomalo, fino alla tarda mattinata, che non si fosse sviluppato un adeguato dibattito intorno agli argomenti proposti e soprattutto che mancasse fino ad allora il contributo di chi è stato chiamato in causa, vale a dire l’attuale amministrazione.
Ero convinto che il silenzio non significasse immobilismo, noncuranza o difetto di attenzione, ma ritenevo pure che, al di là delle ragioni rappresentate dagli autori degli articoli o dei commenti, giuste o sbagliate che fossero, quando si parla di Zannone, di porto di cala dell’Acqua, di Pai, di collegamenti marittimi o di messa in sicurezza del territorio, non può mancare la partecipazione di chi amministra l’isola.
Mancando questi, si priva la comunità di informazioni importanti, perché appartenenti all’apparato decisionale, e si alimenta il sospetto che non si stia facendo nulla, che non si abbiano progetti o, addirittura, che non si abbiano le capacità di affrontare i problemi.
La discussione, sappiamo, gira soprattutto intorno a due grandi temi: la possibilità di dotare Le Forna di un porto e l’uscita di Zannone dal Parco del Circeo.

Per quanto riguarda il porto è arrivata in tarda mattinata la relazione del Sindaco sullo stato delle cose che pensavamo ferme alla Conferenza dei Servizi del 12 luglio 2017 (leggi qui). Seppure molto tecnica, dalla nota emergono essenzialmente due cose: le difficoltà procedurali dipendenti dall’obbligo di rispettare la normativa ambientale e la volontà di dotare Le Forna di un porto.
C’è da essere soddisfatti? Certamente no, perché notiamo quanto lento sia il procedere, ma almeno sappiamo che si sta andando avanti.

Per quanto riguarda Zannone, isola che amo per averci trascorso periodi indimenticabili dell’infanzia e dell’adolescenza quando mio padre era lì in servizio presso il faro, è nota la mia posizione che ho esplicitato in più di un’occasione e i motivi sono desumibili da quanto scritto in Zannone, tra fascinoso passato e incerto futuro (1), (2), (3) e Zannonexit. “Uscire nell’era della post-verità.

Al di là di ciò, è utile ricordare che un cambio di assegnazione di un parco (tecnicamente definito “riperimetrazione”) passa attraverso un iter istituzionale lungo e complesso che coinvolge il Ministero dell’Ambiente e si chiude con un decreto del Presidente della Repubblica. Elemento determinante è che l’isola, dal punto di vista naturale ed ambientale, risulti fortemente degradata. Non mi pare sia la situazione di Zannone. Né il degrado riguardante la casa del guardiano, di cui sono responsabili un po’ tutti (Parco, Forestale ed amministrazioni), può essere considerato un motivo per far uscire Zannone dal Parco. C’è inoltre da tener conto dei vincoli europei visto che l’isola è anche un Sito di Interesse Comunitario.
Un referendum non eliminerebbe questa trafila.
 Può allora l’isola restare nelle condizioni attuali? Certamente no.
Una recente delibera dell’Ente Parco (la n. 26 del 25/10/2018 , pagg. 4 e 5 in Allegato a fondo pagina) prevede l’attuazione di specifiche azioni dirette a risolvere, già nell’immediato, alcune criticità come, ad esempio, la messa in sicurezza degli approdi.
 Si può cominciare da qui per dare un segnale che qualcosa si sta facendo. Ma bisogna farlo, altrimenti si dà l’impressione di immobilismo.

Molto più complessa è la questione della casa del guardiano
Lì ci vogliono tanti soldi e, volendo evitare un utilizzo privatistico, bisogna verificare se per ristrutturarla c’è la possibilità di ricorrere a finanziamenti regionali, nazionali o comunitari. Senza tralasciare l’ipotesi dell’intervento comunale.

I commenti che abbiamo letto sul sito su questi due temi e, in alcuni casi, la relativa virulenza confermano come sia importante – per evitare che le “narrazioni” prendano il sopravvento – essere aggiornati sugli accadimenti che riguardano quei temi e avvalersi di una efficace comunicazione. È importante che la comunicazione sia anche chiara.
 E un esempio positivo di quanto fondamentale sia una comunicazione corretta, ci viene dalla bella esperienza raccontata da Roberto Landolfi nel suo articolo La formazione di contatto.

Dall’amministrazione abbiamo ricevuto, nel corso della settimana, un’altra informazione. Riguarda i collegamenti marittimi e i mezzi con cui vengono effettuati. Un incontro con i responsabili della Regione e i proprietari della Laziomar ci fa sperare in un miglioramento degli uni e degli altri. È il caso di impegnarsi fattivamente su questo fronte per evitare che si ripetano situazioni come quelle raccontate da Vincenzo in “C’è qualcuno?” che sono purtroppo di esperienza comune.

La settimana ha riservato poi come di consueto tanto spazio alla cultura, ai libri, alla musica, alla poesia, al cinema.

Silveria Aroma ci presenta la complessa e discussa figura di Ezra Pound proponendoci un lavoro tratto dai Canti Pisani, scritti in un campo di prigionia nei pressi di Pisa ove era stato internato per le sue idee favorevoli al fascismo.

Lorenza Del Tosto, per il suo lavoro di traduttrice spesso a fianco di registi ed attori famosi, ci fa immergere nell’esperienza vissuta nel seguire la realizzazione del film Non ci resta che vincere. Il film, che rappresenterà la Spagna agli Oscar, racconta di una squadra di attori disabili la cui storia diventa una lezione di vita sui pregiudizi sulla normalità.

Rinaldo Fiore, nella rubrica “Una canzone per la domenica” ci presenta Sebastiano Forti, eclettico sassofonista, personaggio carico di umanità impegnato ad aiutare attraverso la musica le persone con disagio fisico e psichico.

Rita ha fatto un bel regalo a tutti – come dimostrano i tanti commenti -, ricordando Enzo Striano e Mimma Martinelli attraverso la presentazione del libro “Il resto di niente” che racconta la storia di Eleonora de Fonseca Pimentel, interessante figura di donna colta e rivoluzionaria della Napoli del ’700.

Gabriella Nardacci, da par suo, con Lettera a Irene Sendler ci presenta un’altra donna, un’eroina polacca, eccezionale per aver salvato 2500 bambini dal ghetto di Varsavia, di triste memoria.

E sempre donna è una giornalista di Latina Oggi, Gabriella Di Mambro, che è stata minacciata di lesioni per le sue inchieste su appalti truccati e corruzione, notizia che ci dice quali rischi corre la libertà di cronaca e quanto importante sia difenderla. Non a caso il quotidiano la Repubblica – vedi il relativo commento – annuncia un appuntamento a Roma (al teatro Brancaccio domenica mattina 25 novembre), per parlare di libertà di informazione e di come il mutato clima politico possa indebolirla.

E di donne eccezionali si parlerà ancora domenica 25 novembre quando, in occasione della “Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne” tante di esse si raccoglieranno nelle piazze di tutto il mondo per parlare, informare e sensibilizzare sulla violenza dai tanti volti, da quello fisico a quello psicologico, e contrastare gli stereotipi di genere che sono alla base di una visione errata di donne e uomini nella società.

Una domenica all’insegna della difesa dei diritti, da quelli essenziali della parità e del rispetto della persona a quello della libertà di espressione e di stampa, continuamente insidiate e mai sufficientemente presidiate.

Infine quattro altre notizie: due brutte e due belle.
Le brutte: ci hanno lasciato questa settimana Vincenzo Conte, Vicienzo ’o mericano, uno degli ultimi pescatori della tradizione ponzese e Antonietta Mazzella, sorella di Peppe, Silverio e Lena ’i Sigaretta.
Quelle belle: per il dodicesimo anno consecutivo è stata assegnata al Ristorante Acquapazza la stella Michelin; è nato in serata a Roma Salvatore Vitiello, a conferma che la vita, nonostante tutto, continua.

La giornata è passata in questo lavoro (la compilazione dell’Epicrisi), con frequenti interruzioni e correndo dietro alle notizie che in fine di giornata hanno mostrato un’accelerazione imprevista.
Pesante la vita del redattore, tra banale tran-tran, noia e improvvise urgenze. Per fortuna l’amico pettirosso ogni tanto tornava a farmi visita – Ancòre cca staie? …sembrava dicesse – e mi ha reso la fatica più lieve.

 

all. delibera consiglio parco circeo

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