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Guida Michelin, un’altra stella per l’Acquapazza

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segnalato da Luisa Guarino

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Per il dodicesimo anno consecutivo il ristorante Acquapazza di Ponza compare sulla Guida Michelin 2019… con una stella sul menu. Il riconoscimento, seppure in questo caso atteso e prevedibile, non è mai da considerare un risultato scontato. Nel corso dell’anno degli ispettori in assoluto anonimato arrivano nel locale, senza presentarsi per non condizionare il comportamento di chef, personale di sala e titolare.
E’ dunque sempre una bella sorpresa poter essere ospitati di nuovo sulle pagine della celebre Guida riconosciuta a livello internazionale. In provincia di Latina, oltre che all’Acquapazza di Gino Pesce e Patrizia Ronca, un’altra stella è andata, per il terzo anno consecutivo, al ristorante Vistamare di Capoportiere, sul Lido di Latina, che ogni tanto cambia menu e punta sui prodotti del territorio a chilometri zero.

In totale i ristoranti del Lazio che compaiono sulla prestigiosa Guida Michelin 2019 sono 30: tra essi soltanto uno, La Pergola di Roma, la ottenuto tre stelle.
Non resta perciò che augurare un caloroso “ad maiora” a Patrizia e Gigi e a tutti i loro collaboratori. Da Piazza Pisacane la fama delle loro specialità si avvia a conquistare i gourmand di tutto il mondo.

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2 commenti per Guida Michelin, un’altra stella per l’Acquapazza

  • Gennaro Di Fazio

    Complimenti a Gigino Pesce, alla moglie Patrizia Ronca e a tutto il suo staff per il lustro che riesce a dare alla cucina ponzese e all’immagine della nostra isola. Una stretta di mano ed un augurio affinché l’anno prossimo possa conquistare una stella in più.

    Il Presidente
    della Comunità dell’Arcipelago delle Isole Ponziane
    Gennaro Di Fazio

  • Quindi a Ponza se non sbaglio sono stati premiati due ristoranti: l’Acqua Pazza con l’inserimento nella Guida Michelin e “A Casa di Assunta” con il riconoscimento “chiocciola” Slow Food nella “Guida delle osterie di Italia”.

    Sono due riconoscimenti che premiano cucine agli antipodi.

    La guida Michelin premia l’internazionalità dell’offerta culinaria.
    Gli ispettori si siedono al ristorante e fanno l’analisi dettagliata dell’ambiente, del servizio, dell’ospitalità e del comfort, il servizio, l’affollamento, gli arredi, l’atmosfera, la carta dei vini, tutti i dettagli compreso i saluti dei camerieri e la disposizione dei bicchieri e delle posate in tavola.
    Ma poi: la qualità del prodotto, la tecnica della preparazione.
    l’equilibrio fra gli ingredienti, la creatività dello chef.

    Slow Food tiene in considerazione i locali che si distinguono maggiormente per la proposta gastronomica della cucina, la valorizzazione delle materie prime e l’accoglienza dell’ambiente. Tali elementi devono essere in sintonia con la filosofia di Slow Food, riassunta in tre parole, “buono, pulito e giusto”.

    Che cos’è Slow Food? E’ una grande associazione internazionale no profit impegnata a ridare il giusto valore al cibo, nel rispetto di chi produce, in armonia con ambiente ed ecosistemi, grazie ai saperi di cui sono custodi territori e tradizioni locali.

    Giudizio Michelin:
    Prodotti di prima qualità, finezza nelle preparazioni, sapori distinti, costanza nella realizzazione dei piatti.Bella carta di vini. Carta dei vini con un’ottima scelta
    Vista interessante o estesa. Aria condizionata. Vietato ai cani.
    E’ il riferimento gourmet di Ponza: il locale di Luigi Pesce, sito lungo lo splendido proscenio del porto, un anfiteatro sul mare da godersi appieno anche grazie al servizio all’aperto, mentre i piatti cucinati dalla padrona di casa celebrano i prodotti dell’isola – dai crudi all’omonima acqua pazza – con un pizzico di fantasia.

    Giudizio Slow Food:
    “L’osteria è accogliente e conviviale, ha un buon rapporto qualità/prezzo, conosce a fondo la materia prima che usa, lavora prodotti di prossimità, sa proporre il vino, anche se è solo quello della casa, non ha il menù degustazione, non scimmiotta il ristorante importante, è moderna ma non rinnega il passato, non insegue le mode, anzi spesso le anticipa e, last but not least, ha un bravo oste (o anche più di uno) -continuano i curatori.

    Adesso c’è solo l’Acqua Pazza a Ponza che fa una cucina diciamo di nicchia, la maggior parte sono ristoranti dell’altra categoria Slow Food, che è sicuramente un complimento.

    Ma che dire della nuova clientela che frequenta i ristoranti? Con i telefonini sempre accesi e pronti a scattare foto? Che dire della nuova abitudine di andare al ristorante anche oltre l’una di notte magari dopo sbornie in lunghi “apericena musicali e danzanti”?.
    Queste nuove abitudini faranno cambiare le nostre offerte culinarie e quindi i nostri ristoranti?

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