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Taccuino (14). Immortale Afrodite

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di Silveria Aroma

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Parlare di Saffo molto spesso significa parlare di frammenti, e di un qualcosa spesso tramandato da autori antichi che citarono, nelle loro Opere, parole o versi tratti dagli scritti della poetessa greca per ragioni stilistiche o metriche.

Parte di quella che si suppone essere la ricca, intensa produzione di Saffo, dell’unica donna capace di cantare l’amore per altre donne in età post-cristiana, ci è stata restituita attraverso il ritrovamento di alcuni papiri antichi.

La invocazione dubbiosa

 Sogliono i Poeti invocare le Muse nel principio delle opere loro, chiamando in soccorso del proprio ingegno le intelligenze superiori,
quasi fosse la poesia un volo più remoto del consueto slancio,
a cui arrivi la mente umana. Se lodevole cosa, e degna d’animo religioso è da tutti stimata il ricorrere agli Dei in ogni azione, non vi sarà, per certo, ingegno così temerario,
che ardisca disapprovare tal costume anche fra’ Poeti: che anzi io,
non senza ammirazione, volgo in Atene gli occhi alle statue di Omero,
le quali me lo presentano colla bocca socchiusa, e le pupille,
quantunque prive per sempre della preziosa luce dell’empireo,
pure in alto rivolte in modo, che fra le tenebre della misera cecità
sembra che ricerchi la sua Musa; e quasi ascolto uscire
dalle di lui labbra l’armonioso verso,
con cui dà principio alla divina Iliade: Narra d’Achille, o Dea, l’ira funesta.

Ma qual Nume potrò io mai invocare? Le Muse sono vergini, occupate o in canti purissimi, o in celesti contemplazioni: ed io mi propongo di narrare i tristi casi di un amore profano.

Libro II

Un leggiero soffio di Zefiro, amico della bellezza ed autore delle piacevoli negligenze, spirando dall’atrio vicino sparse su’ di lei omeri con disordine leggiadro i folti crini e scompose i veli, in modo che ammirando l’artefice il favore del vento e del sonno, che avevano gareggiato nel comporre il soggetto con divina maestria, pregando Morfeo, che per alcun tempo scuotesse su di lei le ali grondanti il sugo di papavero, cheto e tacito per non isvegliarla, con rapido pennello ne ritrasse la vaga situazione, e in parte non meno ne distese i colori. Stava appunto animando le labbra col colore dell’Alba nascente, quand’ella aprì gli occhi e si riscosse.

(Le avventure di Saffo – di Alessandro Verri)

Dall’ammirazione di Platone e dall’imitazione di Catullo fino alla poesia di Byron, di Hölderlin, ai versi luminosi di Baudelaire, la fantasia dei poeti e l’immaginazione di ogni lettore hanno trovato nelle liriche di Saffo una fonte straordinariamente ricca di ispirazione, una vena di poesia di grande suggestione. Certamente l’ammirazione per la bellezza di questa poesia è la ragione fondamentale della fortuna di Saffo nei secoli.

Immortale Afrodite
dal trono mirabilmente adorno
figlia di Zeus, che
ordisci inganni, io ti prego
non stringere il mio
cuore in una rete di
oppressione,
di angoscia.
Ma qui vieni, se già
altra volta
udendo la mia voce
di lontano
mi desti ascolto e
lasciando la casa del padre
accorresti,
dopo aver aggiogato
il carro d’oro; belli ti
conducevano
i passeri veloci sulla
terra nera
in un fitto battere
d’ali, dal cielo,
attraverso l’etere;
presto giunsero; tu,
o beata,
sorridendo nel tuo
viso immortale,
mi chiedevi cosa di
nuovo io soffrissi
e perché di nuovo ti
invocassi
e cosa di nuovo
così intensamente
desiderassi
nel mio cuore
impazzito; chi questa
volta persuaderò
…ad amarti? Chi,
Saffo,
ti fa torto?
Se ora ti sfugge, presto
ti cercherà
se non accetta i tuoi
doni, lei stessa te ne
offrirà,
se non ti ama, presto
ti amerà
anche se non volesse.
Vieni a me anche
ora, liberami da
questa ansia
crudele,
quanto il mio cuore
desidera si compia,
esaudisci,
mia alleata

e si fece loro freddo
il cuore
e lasciarono cadere
le ali

Eros ha sconvolto il
mio cuore,
come un vento
che si abbatte sulle
querce sulla montagna.

(fr 47 – Saffo – Poesie – eNewtonclassici)

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Saffo (in greco antico: Σαπφώ, Sapphó; 630 a.C. circa – Leucade, 570 a.C. circa) è stata una poetessa greca antica.

Saffo era originaria di Ereso, città dell’isola di Lesbo nell’Egeo; le notizie riguardo alla sua vita ci sono state tramandate grazie al Marmor Parium, al lessico Suda, all’antologista Stobeo, a vari riferimenti di autori latini (come Cicerone e Ovidio), e alla tradizione dei grammatici. Di famiglia aristocratica, per motivi politici seguì la famiglia in esilio in Sicilia, probabilmente a Siracusa o ad Akragas, per una decina d’anni, a causa delle lotte politiche tra i vari tiranni che vi erano allora a Lesbo (ricordiamo tra i tanti Mirsilo, Pittaco e Melancro) ma poi ritornò a Ereso dove curò l’educazione di gruppi di giovani fanciulle, incentrata sui valori che la società aristocratica richiedeva a una donna: l’amore, la delicatezza, la grazia, la capacità di sedurre, il canto, l’eleganza raffinata dell’atteggiamento.

Nota
Le foto del presente articolo sono tutte dell’Autrice

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