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Educazione ambientale dalla base

di Luigi Pellegrini
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In una anonima giornata autunnale, la mia attenzione viene catturata da un gruppo di bambini seduti sulla spiaggia di Sant’Antonio. Tutt’intorno ad una ragazza che spiega loro i principi fondamentali dell’inquinamento marino. La naturista che polarizza la concentrazione dei ragazzi della scuola media di Ponza è la professoressa di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, Gaia De Luca.
Ai ragazzi ha parlato di come i residui di plastica, bottiglie, imballaggi, reti da pesca, sacchetti, fazzoletti, mozziconi e qualunque altro oggetto in plastica, una volta finito in acqua, si spezza in frammenti più piccoli per azione dell’erosione e delle correnti.

Questi frammenti, che possono raggiungere dimensioni inferiori ai 5 mm di diametro, costituiscono una fra le principali cause di morte per soffocamento di molti pesci ed uccelli marini poiché vengono scambiati per cibo.
A causa di ciò, 115 specie marine sono a rischio, dai mammiferi agli anfibi.
L’ingerimento accidentale di plastica scambiata per plancton o meduse è un fenomeno così comune che il 52% delle tartarughe marine ne ha subito gli effetti.

Un’affascinate lezione di educazione ambientale per il diletto degli studenti ponzesi con l’intento di far comprendere quanto l’azione individuale e collettiva, finalizzata ad una corretta gestione delle risorse naturali, possa incidere sulla conservazione della biodiversità, sul benessere e sulla qualità della vita anche delle generazioni future.
Grazie Gaia De Luca!