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Litoranea Casamicciola-Lacco Ameno: “la grande Incompiuta” o “la grande Vergogna”

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di Giuseppe Mazzella di Rurillo

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Prologo e amarcord
Non c’è più un “archivio storico” dell’Ente Locale “Provincia di Napoli”.
Se si va a Napoli nella centrale Piazza Matteotti, riedificata dal fascismo negli anni ’30 con le grandi opere del regime con il Palazzo della Posta Centrale, quello dell’Opera dei mutilati di Guerra il Palazzo della Provincia posto a centro contiene ancora in vetta l’iscrizione “Provincia”.
Ma l’ente locale così come è stato conosciuto per oltre duecento anni dal 2014 con la “Legge Del Rio” ha cambiato nome, funzione, rappresentanza.
Oggi si chiama “Città Metropolitana di Napoli” e non ha più organi istituzionali elettivi come prevedeva la legge degli enti locali (Comuni e Province” n.142/90). Non esiste più il Presidente, che al pari del sindaco con la legge n. 81 del 1993, veniva eletto direttamente dai cittadini insieme al Consiglio Provinciale costituito da 45 consiglieri eletti in collegi uninominali come un tempo si eleggevano i senatori.
Con la nuova legge Del Rio – una leggina di due soli articoli e 152 commi che doveva prefigurare la soppressione dell’“Ente Intermedio” – è il Sindaco di Napoli che è anche Sindaco Metropolitano. Non ha una Giunta. Il Consiglio è eletto con votazione di secondo grado solo dai consiglieri comunali dei 92 Comuni che fanno parte del territorio con “voto ponderato” cioè pesa a seconda del numero degli abitanti del Comune. Il voto del consigliere comunale del piccolo Comune di Lacco Ameno non ha ugual peso di quello del Comune di Castellammare di Stabia. Tanto per fare un esempio. Così i Comuni più piccoli sono esclusi dalla rappresentanza in questo Consiglio.

Luigi De Magistris

Il Consiglio Provinciale oggi si chiama “metropolitano” e si riunisce ancora nella storica aula del monumentale complesso del XVI secolo di Santa Maria La Nova posto proprio di fronte Piazza Matteotti che durante il fascismo si chiamava “Piazza della Posta Centrale”.
Gioacchino Murat durante la dominazione francese – 1805-1815 – assegnò parte del complesso monumentale con appartamenti, uffici e le aule al piano terra, alla “ Deputazione Provinciale” che era l’Ente Locale che doveva raccordare i Comuni a loro volta istituiti.
Tra il Palazzo di Piazza Matteotti ed il complesso di Santa Maria La Nova divisi da una scalinata e da un tratto di Via Medina ho passato 25 anni. Dal 1976 al 2001. Da 26 a 52 anni.
Sono stato quindi testimone di un periodo di forte crisi istituzionale e politica della Provincia ma anche del periodo del “Rinascimento napoletano” con la presidenza del prof. Amato Lamberti dal 1995 e solo per 9 anni. Come dire: la parte più importante della mia vita professionale all’ufficio stampa della Provincia, il Terzo Palazzo della Città dopo Palazzo S. Giacomo del Comune e quello della Regione a Santa Lucia. Ho molti ricordi e molti rimpianti.
Quando assunsi servizio in Santa Maria La Nova c’era l’Ufficio della Rivista “La Provincia di Napoli” e l’enorme Biblioteca. Con i lavori del terremoto del 1980 la Biblioteca fu dispersa e così l’archivio storico.
Se oggi un ricercatore volesse fare la storia della Provincia di Napoli non gli resterebbe che consultare la bella pubblicazione diretta dal prof. Guido D’Agostino in due eleganti volumi “Repertorio-Dizionario dei Comuni della Provincia di Napoli” edito nel 2006 per i duecento anni dell’Ente sotto la Presidenza di Dino Di Palma. Ma tutto l’ archivio delle “grandi opere” delle Provincia non c’è più.

Gli anni della “Grande Provincia”
La golden age dell’Ente Provincia iniziò nel 1952, cioè dalla “ricostruzione” dell’Ente previsto in Costituzione con le prime elezioni dirette dei 45 consiglieri. La Provincia divenne il braccio esecutivo dei grandi interventi infrastrutturali – vie, piazze, scuole per i licei scientifici e gli istituti tecnici – finanziati dalla Cassa per il Mezzogiorno.
Anche il prof. D’Agostino sottolinea quel periodo – soprattutto gli anni ’60 della presidenza del prof. Antonio Gava – rilevando che nel periodo 1956 ed il 1960 su 5 miliardi e 675 milioni di lire di spesa complessiva la Provincia impiega di risorse proprie solo 900 milioni. Il resto viene dal Governo nazionale.
La classe politica di quel periodo è di alto spessore seconda solo al Parlamento ed al Governo. Un assessore provinciale contava più di un deputato ed interloquiva direttamente con i Ministri ed i Sottosegretari. I banchi del Consiglio Provinciale in Santa Maria La Nova furono occupati da personaggi come Maurizio Valenzi, Gomez D’Ayala, Francesco Bonifacio e lo stesso Gava. Gava e Bonifacio saranno Ministri. Valenzi sindaco di Napoli. Fu il periodo del “rilancio istituzionale e democratico” dopo la lunga parentesi fascista dopo una prima forte azione della “Deputazione Provinciale” di inizio ’900 dove gli amministratori furono personaggi storici come Imbriani e Girardi. L’età dell’oro durò fino al 1970 cioè fino all’istituzione della Regione. Inarrestabilmente cominciò il declino.

La Grande Opera della Litoranea o le “opere perpetue”
La Grande Opera della strada Litoranea dell’isola d’Ischia fu avviata e conclusa negli anni ’20 del ’900 dalla “Deputazione Provinciale”.

Litoranea in costruzione, 1925

La mancanza di un archivio storico non ci permette di conoscere quanto costò ma fu certamente l’opera decisiva per lo sviluppo turistico dell’isola d’Ischia.

Una lapide abbandonata e coperta dai rovi tra Casamicciola e Lacco Ameno ricorda che fu aperta al pubblico transito il 25 luglio 1926.
La lapide ricorda che fu realizzata “per avvicinare Napoli all’isola evitando scomodi scali” e che fu progettata dall’ing. G. Meucci sotto la presidenza di Salvatore Girardi della “Deputazione Provinciale”. Salvatore Girardi (1869-1927) fu un importante uomo politico napoletano, deputato per tre legislature.
Nell’aula di Santa Maria La Nova c’era un suo ritratto esposto insieme ad alcuni altri grandi Presidenti.
La strada Litoranea passò poi nella “competenza” dell’ANAS e lo è stata per almeno trent’anni per poi passare di nuovo nella competenza della Provincia ora Città Metropolitana. L’ANAS costruì anche la casa cantonale in un lato della strada.
Rientra la Litoranea fra quelle che il grande giornalista meridionalista Giovanni Russo chiamava le “opere perpetue”. Cioè quelle opere iniziate nel Mezzogiorno d’Italia e mai ultimate. Infatti non furono mai completati i muri di contenimento per il terrapieno sul lato sinistro venendo da Ischia nel tratto importantissimo Casamicciola-Lacco Ameno. Un tratto di circa 2 Km.


Litoranea ex-pompa di benzina

L’opera perpetua non solo non fu mai finita ma è stato sempre scadente la manutenzione ordinaria e l’abbandono da parte dei “fondi dominanti” dei muri diventati sempre più logori e pieni di sterpaglia.

Litoranea transenne e macchine
Muretti lato mare

Completare la Litoranea ma quando?
Quando sarà completata la Litoranea con la costruzione di muri in cemento armato per la piena sicurezza della carreggiata e quando un miglioramento della manutenzione ordinaria? Non è dato di sapere. Sappiamo che il sindaco metropolitano ha approvato le linee essenziali di un “piano strategico” ai primi di novembre ed ha diffuso un comunicato con il quale si afferma che “Il Sindaco Metropolitano di Napoli Luigi De Magistris, ha approvato la delibera con la quale vengono definite Linee di indirizzo per la predisposizione del Piano Strategico Metropolitano. La delibera sarà sottoposta all’approvazione definitiva del prossimo Consiglio Metropolitano”.
Le linee di indirizzo sono state approvate in attuazione dello Statuto della Città metropolitana di Napoli e individuano la strategia complessiva di lungo periodo per lo sviluppo economico sociale della comunità metropolitana.
“Il piano strategico metropolitano – ha ricordato il Sindaco – insieme alla definizione delle aree omogenee, è il principale atto di indirizzo dell’Ente e rappresenta un obiettivo sinergico fondamentale per la messa a sistema dell’ambito territoriale della Città Metropolitana di Napoli e per la sua strutturazione”.
Il Sindaco ha anche ricordato che il Consiglio Metropolitano con deliberazione n. 88 del 10 luglio 2018 ha approvato lo schema di rendiconto della gestione per l’esercizio finanziario 2017 da cui si evince che la Città Metropolitana di Napoli ha un avanzo di amministrazione, pari a € 443.136.301,00.
“Dopo un lungo e incalzante lavoro svolto anche come Anci – ha aggiunto De Magistris – il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha finalmente, con la Circolare n. 25 del 3 ottobre 2018, disposto che le città metropolitane, le province e i comuni, nell’anno 2018, possono utilizzare il risultato di amministrazione per investimenti, nel rispetto delle sole disposizioni previste dal decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118.
Questo significa che ai fini della determinazione del saldo di finanza pubblica per l’anno 2018, gli enti considerano tra le entrate finali anche l’avanzo di amministrazione per investimenti applicato al bilancio di previsione del medesimo esercizio.
A seguito di questo straordinario risultato la nostra Amministrazione destinerà l’applicazione dell’intero avanzo di amministrazione disponibile per la realizzazione del proprio Piano Strategico ovvero oltre 400 milioni per le esigenze della Città Metropolitana e per i suoi Comuni”.
Gli interventi previsti verranno realizzati direttamente dalla Città Metropolitana di Napoli o dai Comuni attraverso appositi trasferimenti di risorse per finanziare opere pubbliche compatibili con la visione strategica del Piano.
La strutturazione del piano strategico triennale della Città Metropolitana dovrà essere collegato alle esigenze e fabbisogni espressi dall’area napoletana, dovrà essere orientato ad individuare obiettivi, progetti e azioni concrete ed operativamente attuabili, finalizzato a ripensare il futuro del territorio metropolitano, sia nella dimensione locale e territoriale che nella dimensione globale.
La pianificazione strategica si dovrà configurare come un insieme di azioni e processi articolati, con una regia politico-amministrativa capace di dare risposta direttamente ai 92 Comuni afferenti l’area vasta.
Il Progetto Metropoli Strategiche sarà finalizzato a sperimentare sul campo le soluzioni istituzionali, organizzative e operative utili a governare il processo di definizione e implementazione del “Piano Strategico Metropolitano e quello relativo all’identificazione delle Zone omogenee”, attraverso una relazione diretta con i Comuni.
Fra gli obiettivi del Piano Strategico c’è al punto “b”: l’incremento della qualità della vita tramite la salvaguardia dell’ambiente e lo “Sviluppo di una pianificazione territoriale generale attraverso un percorso condiviso con i Comuni, affinché si attui una strategia di sviluppo urbanistico e territoriale per la tutela, il risanamento e la riqualificazione dell’area metropolitana che possa garantire ai cittadini un ambiente sostenibile migliore dove vivere”.

Ma si può sperare e chiedere che da quell’“avanzo di amministrazione” De Magistris trovi i fondi per completare la Litoranea dopo novantadue anni e dare un segno di vita della “Città Metropolitana” proprio a Casamicciola-Lacco Ameno colpiti dal terremoto del 21 agosto 2017?
Si può completare con un giardino quell’orrido spettacolo della mancata realizzazione di una pompa di benzina vicino all’eliporto? Si può chiedere ed ottenere una “Riviera” di straordinaria successione dalla quale – con una nuova destinazione delle rovine del complesso Pio Monte della Misericordia ed il risanamento dell’antistante specchio d’acqua con un caratteristico porticciuolo turistico – si realizzi veramente un “piano strategico” oltre le parole per il Rinascimento di Casamicciola soprattutto?

Oltre la parole solenni del “piano strategico” servono fatti. Per ora solo abbandono e pericoli pubblici si registrano sulla strada nata “per avvicinare Napoli ad Ischia”.

Casamicciola, novembre 2018

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