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h-12 i-08 g-03 m2-8 ss22 Ritrovamento della parte muraria del vecchio porto romano

Radiografia della comunità ponzese

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di Francesco De Luca

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Provo a mettere sotto i raggi X (si fa per dire) la realtà sociale ponzese per trarne segnali sul suo stato di salute. Senza pretese né di provocazione né di soluzione.

Ci sono le istituzioni pubbliche e quelle private. C’è la massa della gente, che in parte è coinvolta nelle e dalle istituzioni, e in parte ne è distante.

C’è un vincolo comune che salda le strutture portanti della società isolana (vecchi-giovani, fornesi-abitanti del porto, maschi-femmine, cattolici-e non, militari-e non, intellettuali-e non, produttori-consumatori)?
No, non c’è, ma qualcosa si sta muovendo.
È evidente:
a – nella lotta politica. Dove lo scontro duro e volgare vince sul confronto sereno delle parti contrapposte;
b – nella normalità della vita collettiva. Spaccata in due: da una parte chi coniuga la residenzialità per l’intero anno e dall’altra chi abbandona l’isola perché ne rifugge le ristrettezze;
c – nella dinamica quotidiana fra chi detiene un qualche potere (funzionari, professori, militari, impiegati) e chi mal lo tollera, sparlandone o producendo denunce;
d – nella distanza refrattaria fra le forze militari e la popolazione civile. Sono due entità che respingono il contatto. Dico questo perché la mia età ricorda figure di Carabinieri molto vicini alla popolazione, e comandanti di Capitaneria partecipi della vita isolana.

L’impressione che ne traggo è che l’isolamento – determinato dall’isola appunto – non è amato dalla stragrande parte della popolazione, e pertanto la vita sull’isola è tollerata e non gradita.
Anche se c’è da rimarcare che negli ultimi anni (a quanto traspare dai social network), l’isola e taluni suoi aspetti (naturalistici e culturali) vengono declamati, evidenziati, partecipati.
Così come non è insignificante il fatto che talune manifestazioni estive che sottolineano la “ponzesità” abbiano trovato calda accoglienza nella popolazione paesana, prima che nei villeggianti.

Tuttavia, proprio la condizione di forzato isolamento suggerirebbe uno spirito di affratellamento più forte, un affiatamento entusiastico. Che non c’è. Ancora.

Sottolineo questa carenza non per esaltare i tempi passati. Allorquando questo spirito era evidente. Ma la situazione generale dell’isola era diversa.
Allora i due gruppi sociali (ponzesi del porto e ponzesi di Le Forna ) avevano ben chiaro quale fosse la loro condizione e quale futuro li attendesse.
C’era la sicurezza di appartenere ad un gruppo sociale che nel mare e dal mare traeva sostentamento e identità. Nella peggiore delle ipotesi si sceglieva l’emigrazione, la quale era gestita dalla famiglia. Il singolo in qualche modo si sentiva protetto da un involucro sociale.
Oggi la famiglia ha perso quel compito, e il gruppo sociale dell’isola si decompone ogni autunno e si ricompone in estate.

Ma, si potrebbe ribattere, a san Silverio è ben visibile la coesione dei membri sociali.
È visibile perché è appariscente. Non sostanziale. O meglio ha la funzione di mostrarsi solidale pur se non lo è per niente.

Eppure qualche avviso di sentire unitario il gruppo sociale lo dà. Lo ha dato. Nell’ultima tornata elettorale è stato evidente come occorresse scrollarsi l’insopportabile peso di un potere amministrativo chiuso ai bisogni degli isolani.

Ed è sulla scorta di questi sprazzi di “ponzesità” che noi isolani dovremmo trovare il convincimento che l’isola possiamo renderla più vivibile se ci mettiamo di impegno. Ognuno per la sua parte.

Non abbiamo bisogno di bulletti per auto-educarci, non di smargiassi per auto-controllarci. L’isola l’abbiamo avuta in uso dai nostri padri. La lasceremo migliore ai nostri figli.

In definitiva: un vincolo comune sembrerebbe esistere, anche se episodico, anche se a scadenza fissa, anche se tenue. Anche se funzionale alla relazione sociale di un vivere costretto.
Mi spiego.
Non si può fare a meno di mostrare rapporto sociale con il pescivendolo, così come col parroco, col meccanico, col vicino. Insomma, la vita di ognuno è ingabbiata in tanti vincoli sociali. Ma ci sono vincoli per necessità e vincoli per scelta.

I vincoli per scelta sono quelli più solidi e sono quelli che mancano. Ed è per questo che dovrebbero essere incentivati
Come? La ricetta non la conosco. Si possono incrementare le occasioni che generano tali vincoli. Si possono moltiplicare le occasioni di scambio, di ascolto, di convivialità. Questo potrebbe, dico potrebbe, essere un espediente per trarre fuori da sé la socialità, per aumentarla, per coltivarla.

Come vedete è una radiografia vecchio stile. Non è precisa come una TAC. E non lo è perché le mie capacità analitiche sono quelle che sono.
Pur tuttavia spero che abbiano offerto uno stimolo per una posata riflessione ‘autunnale’.

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1 commento per Radiografia della comunità ponzese

  • Caro Francesco De Luca – ma io parlo anche e soprattutto per Francesco Ferraiuolo – tu scrivi: “I vincoli per scelta sono quelli più solidi e sono quelli che mancano. Ed è per questo che dovrebbero essere incentivati!”

    BENISSIMO!

    Quale scelta? Quella di vivere per tutto l’anno a Ponza!

    1) I Residenti Invernali (R. I.) hanno fatto una scelta di vita: quella di vivere malgrado tutto in questa isola!
    2) A questi R I va fatto capire (al pescivendolo, al medico, al prete, al muratore, al meccanico ecc.) che se non fanno squadra perderanno le scuole, un minimo di assistenza medica, con difficoltà andranno in continente, non ci saranno più fedeli, i loro ragazzi si annoieranno perché non potranno giocare e si deprimeranno perché non avranno una possibilità di lavoro se non lavori di manovalanza.
    Sempre a questi residenti invernali va fatto capire che se non si rimboccano le maniche e si danno da fare promuovendo vita sociale: non ci sarà un coro in chiesa, non si farà un teatro, non si addobberanno le case a Natale, non si farà la squadra di calcio, non si organizzeranno manifestazioni che abbiano un senso…..
    Potrei continuare ma mi fermo qua: il problema credo che sia chiaro ai politici!

    Quindi i residenti hanno dei “vincoli per scelta”. Questi vincoli da chi dovrebbero essere incentivati?
    Io dico senza ombra di dubbio: dall’Amministrazione di Franco Ferraiuolo!
    In che modo?
    Mettendo al lavoro tutto l’apparato intellettuale e organizzativo che ha a disposizione!

    Se non succederà questo i Residenti Invernali subiranno solo ingiustizie.
    L’amministrazione quindi deve fare in modo che i residenti invernali diventino una comunità che ha degli intenti comuni: individuati, sottoscritti e indirizzati.
    Io dico che questo dovrebbe essere il FINE primario di questa Amministrazione: ricreare una comunità dei residenti invernali che – avendo gli stessi bisogni di sopravvivenza – possano lottare insieme per il loro riscatto sociale, economico, culturale.

    In altre parole: o la “Casa dei Ponzesi” si dota di un progetto politico di questo genere o va incontro a fallimento perché l’esodo invernale sarà sempre più massiccio e l’economia turistica sarà gestita – non dall’amministrazione comunale – ma da singoli imprenditori che monopolizzeranno il mercato turistico e il villaggio vacanze.

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