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Epicrisi 194. Un autunno isolano tra luci ed ombre

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di Enzo Di Fazio

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Un giorno dopo l’altro la vita se ne va, domani sarà un giorno uguale a ieri
Bellissima la canzone di Luigi Tenco che Sandro ha proposto il 21 settembre con la sua rubrica domenicale. Scelta come sigla della seconda serie de Il commissario Maigret,  potrebbe egregiamente accompagnare le giornate invernali di solitudine delle piccole isole. Perchè non c’è isola, intesa come microcosmo, che non rimanga sola d’inverno.

Tenco è uno dei miei cantautori preferiti e non c’è parola nei suoi testi che non abbia a che fare con la disperazione, il disagio umano, la protesta civile, la malinconia della solitudine, tutte sensazioni che, a pensarci bene, a volte si impossessano della vita isolana. Quasi sempre durante gli inverni.

La malinconia di Tenco mal si concilia con il tepore di queste giornate settembrine ove la nitidezza del cielo e del mare nella varie sfumature dell’azzurro e l’odore del mosto che pervade l’aria inducono a pensieri positivi.
E, ad onor del vero, diversi articoli della settimana confermano questa benevola tendenza. Anche se ogni tanto, come vedremo, ritorna la malinconia perche’ il sogno alimentato dagli eventi belli si infrange contro la durezza della realtà.

Autunno è tempo di vendemmia, e a raccontarcelo è Franco partecipando alla vendemmia del Fieno che è un insieme di valori e di storie in cui si fondono passato e presente.
Ci sono la fatica dei coloni che hanno reso coltivabili quei terreni, il sacrificio e la passione di chi li conduce oggi; c’è la bellezza della coralità delle persone che vi partecipano e la forza della condivisione di un progetto.

Partecipazione, condivisione, impegno, passione, rispetto delle persone dovrebbero essere gli elementi della declinazione di un nuovo modo di vivere per ridisegnare il futuro dell’isola.

In questa direzione sembra voglia andare la manifestazione Alla scoperta di Eea… (riportata anche su Latina Oggi edizione della domenica) che vedrà l’intera isola coinvolta nei tanti eventi previsti per le giornate del 5/6 e 7 ottobre. Lo scopo della kermesse è quello di porre in evidenza le specificità del luogo, le sue bellezze, le eccellenze agroalimentari autoctone, le risorse eno-gastronomiche. Ci saranno itinerari narranti, convegni, picnic estremi, salotti letterari, degustazioni e pesca-turismo. Interessate anche le scuole.
Insomma sembra proprio che nulla sia stato dimenticato. Dobbiamo augurarci solo che continui il bel tempo di questi giorni.
L’isola probabilmente vivrà una tre giorni inusuale, sia rispetto alla sua vocazione da luogo di vacanza estiva sia rispetto all’utilizzo della sua fisicità visto che verrà interessata più o meno nella sua interezza.
Molte sono le aspettative per quello che ne deriverà nell’immediato ma soprattutto per quello che la manifestazione potrà rappresentare per il futuro dell’isola.
Destagionalizzazione del turismo, rivalutazione delle attività non legate specificamente al mare come le colture autoctone e l’artigianato, rafforzamento dei valori identitari e della formazione culturale attraverso le scuole…
Intorno a questi temi si cercherà di creare interesse e stimolare interventi.

Si integra bene nella manifestazione il gemellaggio con la comunità di Santa Teresa Gallura nel segno di una tradizione che ci vede molto legati ai pescatori che, lasciata l’isola tanti anni fa, si sono insediati su quelle coste della Sardegna contribuendo a disegnarne la storia.

C’è poi l’annunciato interessante progetto “Il Mare di Circe tra narrazione e mito” con la candidatura di Ponza, assieme a San Felice e Ventotene, a Città di Cultura del Lazio 2019.
Anche qui l’intento è quello di esaltare la bellezza dei luoghi per comunicarli all’esterno con strumenti innovativi;  il cinema, la letteratura, il cibo e i prodotti della terra saranno le linee guida del progetto che sarà affidato all’architetto Luca Calselli, già vincitore del titolo 2018 per la città di Colleferro.

Insomma c’è voglia di fare e di dare una sterzata alla vita dell’isola con l’idea di proporla non solo attraverso le bellezze naturali e il suo mare ma anche attraverso la sua storia, le sue tradizioni, la sua gente. E si spera di farlo in tanti mesi dell’anno.
Che questo possa andare nella direzione di un’inversione di tendenza dello spopolamento invernale è presto per dirlo ma può essere uno stimolo per cambiare quell’andazzo che (da sempre) denuncia Vincenzo Ambrosino.
Una manifestazione di tre giorni ovviamente non cambia le cose se non c’è un cambio di passo in tutta l’isola e in questo cambio di muta ci deve essere assolutamente la revisione di certe abitudini e la cura del territorio.

Forse eccessiva e colorita la descrizione che fa Silverio Guarino dei frequentatori estivi di Ponza ma abbastanza vicina alla realtà. Ho avuto anche io modo di constatarlo. Certo l’educazione non ce l’hanno tutti e non si imprime con la bacchetta magica, ma le regole del vivere civile ci sono e si possono far rispettare e a questo devono pensare le autorità e gli amministratori.
Anche i cittadini possono fare la loro parte invitando al rispetto e denunciando.

Se si vuole promuovere l’isola nei suoi itinerari interni per esaltarne le colture autoctone e far conoscere i siti archeologici bisogna preoccuparsi della sua immagine ed evitare che chi gira per l’isola si trovi di fronte ai cumuli di immondizia che descrive ancora Silverio. E che – è bene ricordarlo – esistono, seppure in piccole quantità, anche in altre zone dell’isola. Silverio provocatoriamente suggerisce di mettere una discarica sugli Scotti. Ebbene basta passare per la Parata per averne un’idea.
E’ solo colpa degli amministratori? Non penso. E’ un po’ di tutti. Quei rifiuti sono lì, tra le canne e le sterpaglie, già dai tempi di Porzio. C’è chi li rimuove e c’è chi li rimette. Quella zona fa parte dei luoghi dimenticati di Ponza e la limitata frequentazione (la zona è parzialmente interdetta per pericoli di smottamento) probabilmente fa sì che non rientri nei programmi di attenzione.

In questi giorni è in corso la 26^ edizione di Puliamo il Mondo di Legambiente, iniziativa che mette insieme volontari, scuole ed amministratori per rendere migliore il territorio.
Forse si è persa un’occasione, se a Ponza non si è fatto nulla.

In definitiva è necessaria una rivoluzione culturale che coinvolga amministratori, scuole, associazioni, cittadini, se si vogliono cambiare le cose, a cominciare dalle cattive abitudini e dai comportamenti di sopraffazione cui fa cenno Vincenzo e dai possibili abusi che lascia trapelare la satira di Sang’ i Retunne.
Gli esempi virtuosi che potranno scaturire dagli eventi che interesseranno l’isola tra qualche giorno fanno da apripista, ma rimarranno fini a se stessi se non riusciranno ad alimentare la fiducia nelle potenzialità che ciascuno può esprimere.
Da qualche parte ho trovato scritto che la fiducia genera futuro. Consente di vedere il mondo da un’altra prospettiva, produce valore, crea circuiti di positività.
Proprio così… se si rafforza la fiducia forse si evita anche, ricordando ancora Tenco, che la speranza diventi solo un’abitudine.

Detto delle luci e delle ombre che stanno caratterizzando questo inizio d’autunno della nostra isola passo a ricordare cos’altro  è stato pubblicato nella  settimana.
Come d’abitudine spazio è stato riservato agli usi e costumi con il bell’articolo Pesci, sapori e storie. Dai ricordi di Franco non solo l’emersione di alcune credenze legate alle abitudini della lampuga e la simpatica storia della cerniola giocosa, ma anche una rassegna dei diversi pesci che onorano le nostre tavole.

C’è l’angolo della poesia con “Se tu mi dimentichi” di Pablo Neruda, che ritorna alla mente di Silveria Aroma in una notte di luna piena che si riflette sul mare piatto di fronte casa. Altra poesia, Il vento di Louis R. Stevenson proposto da Silverio Lamonica cui hanno fatto seguito, considerata la simpatia che nutriamo verso questa famiglia di costruttori di fari, altri due pezzi: Stevenson, i novanta fari di famiglia e La macchina da scrivere di Stevenson.

Giuseppe Mazzella, dalla raccolta delle storie dei suoi personaggi trae la figura di Ettore Settanni (1901-1985) scrittore, giornalista, frequentatore di Ponza negli anni cinquanta. Giuseppe lo descrive come persona amabile ed affabile, legatissimo alla nostra isola, grande amico di Maurino ed Adalgiso e di tanti altri ponzesi di cui apprezzava la semplicità e l’ospitalità. Altri tempi, altre persone di cui avremmo bisogno oggi.

Infine una chicca di Michele Serra ripresa dalla rubrica settimanale “Satira preventiva” de L’Espresso.
Titolo dell’articolo “2028. Pd al confino, ma litiga lo stesso
Prendendo spunto dalla litigiosità cui da tempo sono interessati quelli del Pd, Michele Serra li manda al confino sulla nostra isola dove, ahimè, continuano a litigare, mentre Matteo Renzi, esiliato a Parigi fa loro recapitare continuamente lettere con bigliettini irridenti per ogni detenuto.
Fantapolitica? Forse no, lungimiranza in un’epoca e in un momento politico dove può ormai accadere di tutto.

Buona domenica.

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