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Ambiente. Il nido di plastica delle sule

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a cura della Redazione

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Tempo fa avevamo messo da parte un interessante articolo da la “Repubblica” sulle sule. Messo da parte perché a differenza di gabbiani e berte questi uccelli marini non sono abituali nel Mediterraneo e poco o niente conosciuti a Ponza.
Ne abbiamo poi parlato con Biagio Vitiello, da sempre attento alla flora e fauna delle isole – la sua risposta è in fondo all’articolo – e infine abbiamo deciso di pubblicarlo.

 

Anche il nido d’amore delle sule ormai è di plastica
In Liguria gli uccelli marini depongono le uova su reti da pesca e altri rifiuti. Che in acqua e sulle coste sono più abbondanti dei ramoscelli

di Giacomo Talignani 

Sulla prua di un gozzo di Portovenere (La Spezia), il nido d’amore di plastica è rimasto vuoto. Da un anno Roz è volata via e non è più tornata. I liguri la cercano all’orizzonte ma da quando il piccolo pullo uscito dal suo uovo celeste è morto soffocato da un laccio di polipropilene, la favola delle sule italiane sembra essere svanita. Colpa della plastica, dicono i ricercatori dell’Ismar-Cnr, diventata, a causa dell’uomo, il materiale preferito da questi uccelli per costruire i loro nidi.

Le sule sono uccelli bellissimi, eleganti, migratori che d’inverno volano nel Sud dell’Atlantico e a primavera vanno a riprodursi a migliaia verso Nord, a volte fermandosi in Costa Azzurra o in Liguria.
Nelson, così l’hanno chiamato gli abitanti di Le Grazie di Portovenere, è un maschio che nel 2013 ha vinto il suo rivale in amore, detto l’“isterico”. Anziché starsene al largo come altri uccelli, i due contendenti cercavano di allestire il più bel nido possibile per attirare una femmina. Con tutte le retine di plastica abbandonate in mare dai mitilicoltori, Nelson scartò l’idea delle classiche scogliere e scelse una barca del porto dove costruì un’alcova tutta di plastica. A Roz, la femmina, piacque e poco dopo le sule di Portovenere diedero alla luce un pullo.

Da allora questi uccelli inseparabili, simbolo di un inossidabile amore, tornano a nidificare in Liguria dovendo però affrontare sempre più rischi. Così come accade sulle scogliere di Gjesværstappan, lungo le coste artiche della Norvegia, oppure della francese Carry-le Rouet, la plastica sta diventando il materiale “più adatto” per i nidi. Le retine delle cozze sono più modellabili, i frammenti di vetroresina più visibili e facili da reperire dei rami, le microplastiche si trasformano talvolta in bocconi e così dalle scogliere le alcove si spostano su moli, barche, luoghi vicini all’uomo. Una scelta che può essere fatale.

Come nel 2016, quando sul gozzo di Portovenere istallarono una webcam: quasi in diretta andò in scena la morte del piccolo di sula strozzato da un laccio. Un altro non riusciva a volare a causa di una retina fra le zampe e un adulto rischiò di soffocare per colpa di un frammento nel becco.
L’anno dopo Roz se n’è andata. «Potrebbe anche essere morta a causa delle plastiche, ma chiaramente speriamo sia solo altrove», dice Carlo Alberto Conti della Lipu, che con altri si è impegnato a districare le diatribe con i proprietari delle barche innervositi dall’invasione degli uccelli.

[da la Repubblica del 17 maggio 2018]

Commento di Biagio Vitiello
Le sule non sono uccelli che si trovano nel Mediterraneo, comunque diversi anni fa, in un giorno di forte mareggiata di mezzogiorno, affacciato ad una mia finestra sul mare della Parata, vidi un uccello quasi tutto bianco che si tuffava nelle onde da un altezza di oltre 20 metri. Sono certo che si trattasse di una sula: non penso di aver avuto le traveggole!

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