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La corruzione, verme insidioso

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di Francesco De Luca

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Senza voler giudicare in modo pretestuoso alcuno, e dunque fuori da ogni moralismo, è conoscenza comune che la società italiana sia pervasa dalla corruzione. La cronaca giornaliera ci ammorba con notizie riguardanti casi di corruzione negli organi statali e nel settore privato.
Questo mi ha indotto, come è consuetudine nelle mie riflessioni, a guardare la vita ponzese e a domandarmi se questo verme solitario, invisibile e maligno, si annidi anche nel corpo della comunità ponzese.

Beh, non c’è dubbio che essa non ne sia esente. La corruzione è presente sulla nostra isola. Nelle istituzioni e nel settore privato.

Già prevedo i sepolcri imbiancati che tuonano: queste affermazioni vanno provate. Così si discredita tutta la comunità senza averne titolo e si diffamano tutti.
Tranquilli! Sto solamente portando all’evidenza un male al quale i Ponzesi sanno dare nome e cognome, attribuiscono fatti e date.
La corruzione era imperante in certi ambienti e ha trovato eco anche nei giudizi penali, ed è tuttora presente in talune stanze.
Non scopro nessun altarino e perciò non c’è da gridare contro l’untore (nel caso io). Al contrario c’è da prendere le distanze da ambienti infettati da questo male, dimostrare disprezzo o, quanto meno, indifferenza ai soggetti che praticano questo male.

L’abbiamo tollerata per tanti anni. Una democrazia matura si realizza se i cittadini accettano le loro deficienze (chi non è ricattabile?) e disprezzano chi chiede loro di tacitarle, assoggettandosi al ricatto.

La corruzione investe chi la propone e chi la accetta. Se, in passato, siamo stati dalla parte di chi l’ha accettata (ma la memoria può farmi difetto) non siamolo più oggi.
Non ho alcuna autorità morale, e mi faccio guidare in questo campo dal senso comune.

Può esserci d’aiuto il detto: è vero ca ogne ghiuorno ce spurcammo. Ma è proprio pe cheste ca ce tenimmo ’a lava’ tutt’ i iuorne.

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