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Erotika ’60. (4). La vespetta

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di Silverio Guarino

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La lambretta (o ciclomotore), o meglio, la “Vespa 50”, era l’occasione per un’altra grande “performance” erotica.

Dopo averla affittata da Giulio “il pescatore” a Sant’Antonio, per 300 lire l’ora (se non ricordo male), ti potevi portare dietro l’amata fanciulla che si stringeva forte a te e che ti spiaccicava le tette sulle spalle.
Non c’era l’obbligo del casco ed il vento ti soffiava tra i capelli.

Si faceva il giro dell’isola e della panoramica sperando che quell’ora di affitto non finisse mai, cercando di sviluppare una elevata sensibilità cutanea della cute del tuo dorso, nella speranza di percepire meglio (attraverso due magliette!) le forme di lei.
E lei lo sapeva, e si appiccicava ancora di più.

Ma che fatica per “strofinarsi” all’amato bene estivo; bisognava convincerla, abbindolarla, e alla fine, con un malcelato senso di vittoria, potevi scarrozzartela per le vie tortuose e perigliose dell’amato scoglio, confidando sulla “percezione cutanea” delle tue spalle.

Il tempo di completare i giri delle strade asfaltate dell’amato scoglio e poi di ritorno, a riconsegnare l’oggetto a due ruote che ti aveva permesso di appiccicarti a lei, pur se per lo spazio di un’ora.

“Un’ora sola ti vorrei…” riproponeva quell’antico motivo in chiave allora rimodernizzata il complesso italo-napoletano degli “Showman”.

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Magari quell’ora, la si poteva impiegare ancora meglio, ma allora, meglio di quello non c’era.

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1 commento per Erotika ’60. (4). La vespetta

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