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a1-1 f-b l-01 nip sl372213 Bavosa africana: Parablennius pilicornis

Onda e il polpo

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di Luciano Bernardo (*)

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Questa è la storia di “Onda”, una bastardina senza padrone che vive a Campora, un paesino che si affaccia sul medio Tirreno calabrese. Per raggiungere il mare basta attraversare il ponte sulla ferrovia e scendere la scalinata che conduce sulla spiaggia. Da lì, la sagoma di una collina assume la curiosa forma di un ippopotamo, come mi fa notare l’amico Fausto che si vanta di essere stato il primo camporese ad accorgersene.

Ogni giorno, la cagnolina Onda ha l’abitudine di scendere da sola al mare. Ormai tutti la conoscono e ogni anno, quando ci rivediamo, facciamo lunghe passeggiate assieme.

La scorsa estate zoppicava sulla zampina posteriore, mentre quest’anno camminava perfettamente. Una guarigione un po’ sospetta, che mi ha fatto pensare che Onda qualche volta recitasse la parte della “finta invalida”, magari per ottenere una coccola o carezza in più. Pochi giorni dopo, i miei dubbi sono stati confermati. L’ho sorpresa, infatti, mentre seguiva due turisti che si mostravano molto teneri nei suoi confronti. Forse perché… zoppicava vistosamente? Quando mi ha visto è corsa a salutarmi, in perfetta forma. Certo, bisognerebbe osservarla più a lungo per poterle attribuirle un comportamento così “umano”. Comunque, non è questo il vero motivo che spinge Onda a trascorre le sue giornate al mare. Onda ama ascoltare il sussurro del mare e osservare le onde che si susseguono. Anche d’inverno e in beata solitudine.

Mentre Onda è l’attrazione della spiaggia, in acqua il protagonista è un altro straordinario animale, il polpo. Quest’anno ne ho visto molti, tutti nascosti nelle loro tane che lasciano solo di notte per andare a caccia. Per individuarle, è sufficiente osservare i mucchietti di sassi che servono a chiuderne l’entrata. Non tutti i polpi seguono però questa regola. C’è n’era uno, giovane e un po’ incosciente, che se ne stava in bella mostra sul fondo, a un paio di metri di profondità. Si è lasciato avvicinare e anche prendere in mano, fiducioso che non gli avrei fatto alcun male. L’ho accarezzato sulla testolina (in realtà è il suo corpo a forma di sacco) e ho avuto la sensazione che gradisse il contatto. Intanto, mi osservava con i suoi occhi intelligenti mentre con i tentacoli sensibili sondava il mio braccio.

Infine è schizzato via, “salutandomi” con un getto d’inchiostro. Speriamo che la sua fiducia nel genere umano non gli costi troppo cara e che ci si possa ritrovare anche il prossimo anno.

 

(*) – Notizie sull’Autore
Luciano Bernardo, naturalista e subacqueo. Per altri suoi articoli pubblicati sul sito digitare – Bernardo – nell’indice per Autore

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