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Lezioni dalla Storia: l’ascesa al potere di Benito Mussolini (3)

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di Emilio Iodice (traduzione dall’inglese di Silverio Lamonica)

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La terza puntata (tradotta dall’inglese) dell’ottimo saggio di Emilio Iodice su Mussolini, pubblicato sulla rivista americana The Journal of Values Based Leadership (Il giornale della Leadership basata sui valori), attualissimo (luglio 2018).
La Redazione

 

Primo Ministro d’Italia

Mussolini lascia il Parlamento, dopo l’incontro coi Presidenti del Senato e della Camera dei Deputati. 30 ottobre 1922.

Benito Mussolini si precipitò a Roma, incontro al suo destino. Il suo treno lasciò la stazione di Milano alle ore venti, nella serata del 29 ottobre, per arrivare a Roma solo alle 11,30 del mattino del giorno dopo. Il viaggio di 15 ore consistette in innumerevoli fermate per salutare migliaia di sostenitori fascisti. Alle ore 11,45 del mattino fu ricevuto dal Re.
Fu un incontro cordiale poiché Vittorio Emanuele gli conferì la responsabilità di formare un nuovo governo. (Ibid. Europinion.it – 29.12.2013 di Lorenzo ).

Nel pomeriggio si mise al lavoro. Incontrò i Presidenti del Senato e della Camera dei Deputati e promise di creare un governo di unità. In due giorni formò un Consiglio dei Ministri e lo presentò al Re.
La marcia su Roma era alle spalle e Benito Mussolini era il nuovo Primo Ministro d’Italia, 17 mesi dopo la sua prima elezione.

Il primo discorso da Primo Ministro

Mussolini parla di fronte al Parlamento

 Due settimane dopo, il 16 novembre 1922, Mussolini si presentò alla Camera dei Deputati e al Senato per presentare la Lista dei Ministri. Fu una seduta drammatica. La balconata era piena di giornalisti e spettatori, soprattutto camicie nere. La sala grande (il “Transatlantico” ? n.d.t) era gremita di importanti funzionari politici.
Mussolini derise i principali parlamentari eletti della nazione. Li accusò di essere vecchi e duri d’orecchio, perché molti di loro erano anziani (Fedel Giorgio, 1978. “Per Uno Studio del Linguaggio di Mussolini” – Il Politico 43 (3) pp 467 – 495 ).
Si alzò sul podio in modo drammatico. Parlò con un flusso ritmico, pronunciando accuratamente le parole, simili a frecce di fuoco scagliate verso l’uditorio. Sarebbe stato il suo stile iconico di oratoria. L’avrebbe usato per ipnotizzare e intimorire le masse. Non guardava verso l’assemblea davanti a lui. Mussolini si esprimeva in modo arrogante, con una voce secca, fredda e minacciosa. Le sue parole erano brutali, minacciose e infauste. (ll “duro linguaggio” di Mussolini alla Camera, su archiviolastampa.it.)

“Con 300.000 uomini armati, determinati ad eseguire i miei ordini, potrei punire coloro che hanno diffamato e macchiato il fascismo. Potrei riempire quest’aula grigia e sorda esclusivamente di fascisti. Potrei, ma non lo faccio … almeno non per ora”.
Promise uno Stato fascista organizzato che garantisse la legge e l’ordine e che potenziasse l’esercito e la marina. Concluse il suo discorso invocando l’Onnipotente: – Che Dio mi assista nel completare con successo la mia ardua fatica.

La prima riunione del Consiglio dei Ministri. 1922. 

Il giorno dopo, il Governo di Mussolini alla Camera dei Deputati ottenne un forte voto di fiducia con 306 voti a favore e 106 contrari. Al Senato si assicurò perfino un consenso più alto con 106 voti a favore e solo 19 contrari (Remigio Izzo (2010). “Mussolini: duce si diventa,” Gherardo Casini Editore, Rome, ISBN 9788864100142, p.107.)
Benito Mussolini ora avrebbe potuto rivendicare che il potere gli era stato conferito in modo democratico, anche se si sostenne che molti voti a favore furono il frutto di terrore e intimidazioni da parte dei fascisti (Renzo De Felice, Mussolini il fascista – La conquista del potere cit., pp. 528-534).

Benito Mussolini era l’uomo del momento.
Infatti egli fu in primo luogo il prodotto di una crisi particolare, la I Guerra Mondiale, e di una peculiare classe sociale: la piccola borghesia. La presa del potere da parte di Mussolini fu un classico: fu il giusto leader nazionale nel giusto momento storico” (Ibid. Powell).

 Il nuovo governo

Mussolini sulla copertina della rivista Time, 6 agosto 1923

Nessuno lo comprende (Mussolini). A volte astuto e a volte innocente, brutale e gentile, vendicativo e magnanimo, grande e modesto. È l’uomo più contraddittorio che io abbia mai conosciuto. Non lo si può spiegare”.
(Fernando Mezzasoma, leader fascista e Ministro della Cultura Popolare).

 “La prima guerra mondiale lasciò l’economia italiana nel caos: spesa fuori controllo, tasse alte, bilancio in deficit, debiti di guerra, inflazione e disoccupazione. Mussolini ravvisava che probabilmente non sarebbe stato in grado di mantenere il potere molto a lungo se il caos fosse continuato. Il comunismo di Lenin rovinò ciò che era rimasto dell’economia russa, perciò Mussolini non volle percorrere quella strada. Mussolini nominò Ministro delle Finanze Alberto De Stefani, un economista che credeva nel libero mercato. De Stefani semplificò le norme fiscali, tagliò e tasse, frenò le spese, liberalizzò il commercio e abolì i controlli degli affitti. Queste politiche fornirono un potente stimolo all’economia. Tra il 1921 e il 1925 l’economia italiana crebbe oltre il venti per cento, la disoccupazione diminuì del 77 per cento”. (Ibid. Powell ).

Squadristi fascisti, 1923

Il nuovo Primo Ministro si mosse con velocità fulminea per accumulare potere, alla luce della severa situazione economica e sociale. Fu questione di mesi e Mussolini riuscì ad istituzionalizzare pubblicamente il Partito Nazionale Fascista, il Gran Consiglio Fascista e la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, composta da “squadristi” fascisti, che avrebbero avuto anche la funzione di esercito personale del Duce.

Verso la metà del 1923 approvò la ‘Legge Acerbo’ che garantì la maggioranza dei due terzi dei seggi in Parlamento, al partito che avesse ottenuto oltre il 25% dei voti. La nuova legge elettorale fu organizzata per l’elezione del 1924. In caso di successo Mussolini avrebbe avuto una forte maggioranza per sostenere i suoi piani. Re Vittorio Emanuele appoggiò le sue mosse nel tentativo di gestire le difficili sfide economiche e sociali che l’Italia doveva fronteggiare.

Mussolini ottenne dal Re l’emanazione di un regio decreto, per istituire la prima forma di welfare, per aiutare i poveri e fornire assistenza governativa agli orfani e ai bambini abbandonati. Si occupò pure di questioni di politica estera che gli diede un’ampia notorietà popolare e stipulare accordi con la Confindustria per attivare un intervento di Stato nell’economia (Renzo De Felice, Mussolini il fascista – La conquista del potere cit., pp. 557-570).

Agli inizi del 1924 firmò un trattato con la Yugoslavia, col riconoscimento delle rivendicazioni territoriali dell’Italia sulla città di Fiume che confinava con la Yugoslavia, nel Nord Est d’ Italia. Aprì formalmente le relazioni diplomatiche con la Russia. Nello stesso anno firmò un accordo territoriale con il Regno Unito, col riconoscimento della rivendicazione italiana sulla Somalia.

E. Iodice. Lezioni dalla Storia (3) – Continua

Qui la prima puntata
Qui la seconda puntata
Qui la presentazione generale con il file .pdf nell’originale inglese

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