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La Petizione di Giancos. Lettera di un firmatario pentito

di Sandro Russo
[1]

Qualche giorno fa un amico da Ponza mi chiede via whatsapp di firmare una petizione:
– “Mi puoi aiutare firmando questa petizione?
https://www.change.org/p/comune-di-ponza-spiaggia-di-giancos-isola-di-ponza-libera-e-fruibile [2]

– E come no? – rispondo – non ho tempo di approfondire, ma firmo sulla fiducia!
Una firma non si nega a nessuno; poi change.org fa sempre battaglie di civiltà, anche se a volte velleitarie…

 Ma all’amico di Ponza non basta; passa qualche giorno e mi riscrive:
– Sandro, io non ti chiedevo di firmare la petizione ma di pubblicarla perché è una iniziativa che gira sull’isola. Azione nobile..! (…e si addentra in altre spiegazioni più particolareggiate)

Messa così, però, “l’affare si ingrossa”, e rispondo all’amico:

Caro Xxxx
Riguardo alla tua richiesta, una cosa è una firma a titolo personale – “sulla fiducia”, avevo scritto -, altro è impegnare il sito su una battaglia di cui non comprendo appieno tutti i risvolti, eventualmente strumentalizzabile per altri fini…
Per esempio io so che le acque della rada del porto non sono balneabili, per cui non ha senso delimitare gli spazi di sicurezza con boe. Altro dubbio che mi è venuto: perché solo Giancos, e non anche Sant’Antonio e Santa Maria?
Certo sottoporrò questa tua richiesta ai co-redattori/amici del sito e prenderò le mie informazioni; poi ti faccio sapere…
Ciao

È il momento di sentire Mimma, “persona informata dei fatti” e degna di fiducia, anche se la discussione tra noi diventa subito aspra (…ma poi ci ricomponiamo e qualche risultato positivo di maggior chiarezza sempre lo otteniamo).
Infatti, quando le spiego gli estremi della questione, e le dico che ho firmato, subito parte male…
– E bravo scemo! – è la sua prima reazione
Ma continuando a parlare il senso si chiarisce…

È d’obbligo il riferimento alla “Ordinanza di sicurezza balneare 07/2017” dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Ponza (riportato in Allegato .pdf in fondo al presente scritto).
Come si può leggere, tradotto dal linguaggio burocratico di questo tipo di documenti, in particolare nel Capo II che disciplina “le zone di mare riservate alle attività balneari e in cui è vietata la balneazione”… Gli spazi di manovra, alla luce di questo documento se fosse applicato alla lettera, sono veramente ristretti se non nulli… essendo l’area del porto totalmente interdetta alla balneazione.
– Ma Vigorelli non si era inventato qualcosa, per aggirarlo? – obbietto.
– Sì, come no? – risponde Mimma – “i bagni di sole” sull’arenile, e poi anche la possibilità di “bagnarsi i piedi”.
Quindi andiamo a parlare della lunga e complessa vicenda della lotta del precedente sindaco contro “i pontili” che si è conclusa in una sostanziale sconfitta.
– E le boe? – insisto.
Le boe non ha senso metterle a delimitare un diritto di balneazione che la legge esplicitamente vieta; diverso il discorso dei ‘corridoi di lancio’ per le operazioni di imbarco e sbarco delle imbarcazioni.

Molte affermazioni contenute nella famosa petizione – mi viene spiegato – hanno il solo intento di sollecitare il consenso, o su cose ovvie o su cose impossibili da ottenere con quel mezzo (casomai con una più realistica contrattazione e politica dei piccoli passi, cui l’Amministrazione sta lavorando).
Come per esempio l’affermazione: “Chiediamo che ci venga restituita la possibilità di continuare ad avere il diritto di recarsi gratuitamente in spiaggia (…) per bagnarci in quelle limpide acque, che fanno invidia a molte bandiere blu (…) permettendo l’aggregazione e trasmettendo il senso della territorialità e di appartenenza alle nuove generazioni, attraverso l’uso della cosa comune.”
Perché l’accesso a tutte le spiagge e gli scogli di Ponza non è libero e gratuito ora? (ovviamente escluse quelle esplicitamente interdette).
Invece andrebbero posti problemi più seri, come il progressivo insabbiamento del porto che sta peggiorando perché non viene dragato, a causa degli alti costi che richiederebbe lo smaltimento del materiale prelevato, da trattare come materiale speciale perché inquinato.
– Non è evidente l’intento populista di chiamare alla rivolta senza nessuna base reale?

– Per dire, io potrei indire una petizione per riaprire Chiaia di Luna – conclude Mimma – sai quante firme otterrei? Non qualche centinaio, ma diecimila firme! Chi non lo vorrebbe? Ma pensi che ci porterebbero più vicini alla soluzione del problema?
E anche su questo stiamo lavorando… – mi dice (vedi in Rassegna Stampa [3]  su LT Oggi data odierna 22.06 NdR)). Non si sono soluzioni semplicistiche per problemi complessi; con tutta la buona volontà! – mi dice.

Le ho creduto, e mi sono tenuto lo “scemo”!

 

Allegato: ORDINANZA 07.2017 IN DATA 03.05.2017 [4]