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Numerologia dell’8

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di Silveria Aroma

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La Francia ha vinto i mondiali di calcio battendo la Croazia in finale.
Una premiazione bagnata – di pioggia e lacrime – ornata di medaglie e ombrelli neri.
Precedentemente Les Bleus avevano sollevato la Coppa nel 1998, era la sedicesima edizione del campionato mondiale di calcio.

Un piccolo salto indietro – 1948 – appena cinquant’anni prima.
Il 1° gennaio entra in vigore la nostra Costituzione.
Il 30 gennaio, a Nuova Delhi, viene assassinato Gandhi, padre dell’indipendenza dell’India.
Nasce anche mio padre in quell’anno… (lo cito, non vorrei mai si cercasse senza trovare il suo nome!).

Il 9 gennaio 1948 nasce in Sicilia Franca Viola, donna simbolo dell’emancipazione femminile in Italia.
Fu la prima a rifiutare il matrimonio riparatore. A nulla valsero le minacce di morte con una pistola puntata, a nulla valse il rapimento di Franca ad opera dell’ex fidanzato, e neanche lo stupro le fece cambiare idea. Non venne celebrato alcun matrimonio, e il suo violentatore venne, infine, condannato.
Franca non era sola, aveva accanto un padre capace di dare più valore alla vita di sua figlia che alle chiacchiere di un Paese arretrato.

Ci sembra naturale votare, ci sembra naturale scegliere un indirizzo di studio, ci sembra naturale lavorare. Decidere se diventare madre o no, scegliere di avere un marito o no, avere un compagno o una compagna accanto. Tutto ci sembra possibile; dimentichiamo troppo spesso che prima di noi altre donne hanno combattuto, hanno sofferto, hanno pagato con- e sulla propria pelle, in nome di una libertà che talvolta mi sembra sprecata.

Mi parea trattidi non intravedere più una virtù che danza nel nome di una femminilità sacra, ma di trovarmi a rimirare una sconfortante fila di mutande idrosolubili.

Cammino. Rubo una pera (grazie albero!) lungo una strada sterrata, è un po’ acerba ma succosa.
Ripenso a Franca Viola e mi chiedo come – e dove – ci siamo perse.

Come si è giunte a credere che l’essenziale abiti in unghie lunghe centimetri – ricostruite – e laccate come dorate palle di Natale, ciglia finte, capelli finti, tette finte, e bocche da gestire dopo lunghi esercizi di rieducazione alla parola e al deglutire. E’ perfetto se lo si fa per il proprio piacere, per la propria gioia, ma se si pensa di colmare i vuoti interiori con silicone e botox stiamo messe male, e se per essere amate pensiamo di dover corrispondere a precisi stereotipi (che variano secondo il livello socio – culturale) allora siamo fottute. E lo stupro è opera nostra.

Così pur di soddisfare bisogni che salgono dal profondo, ma inciampano sul pizzo di una sottana, ci si può dimenticare della propria figlioletta che avrebbe bisogno di essere tenuta lontana da certa sporcizia, protetta e non lasciata in balia delle onde e della notte. Oh, Cosetta! e la tua oscurità.

Non dovrebbe risultarci normale incontrare ragazzine alticce che urlano frasi del tipo: Grazie! Grazie, se non fossi arrivata tu a rompere, me lo sarei fatto!
Ma forse ha detto gatto. Avrà perso il gatto?! Micio, micio… 

Venghino Signori Venghino, qui si lanciano e si lasciano membrane, intoppi, limiti, dignità; tutto in un’allegra melodia alcolica, amara al risveglio.

Ho avuto una visione. Una figura femminile – sfuggita al ritratto di una martire – mi si faceva incontro… bella; una ninfa abbigliata solo di una stoffa bianca a coprire le pudenda.
Bellissima, evanescente… si aggirava nella notte seguita da un’ancella, e insieme danzavano soavi. 

– Guarda che la ragazzina ubriaca in mutande, con le braccia incrociate per coprirsi il seno acerbo, l’ho vista anch’io, seguita dall’amica che non si reggeva in piedi.

Benvenuti nel girone dell’inferno, quello in cui si uccide la divinità del femminile.
Auguri, estate 2018!

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