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Epicrisi 183. Una settimana di varia umanità

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di Enzo Di Giovanni

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Sono le dieci di sera: a Ponza fa un caldo boia, manco fossimo in estate. Dalla mia terrazza osservo il porto, gremito di barche e di suoni, con il sottile piacere che si prova a non essere immerso nella caciara, ma dominando il tutto dall’alto.
Cosa dite? Che questa epicrisi l’ho presa da lontano?

Ed allora parto ancora da più lontano, con un riferimento al pezzo di Sandro Vitiello della settimana precedente “Oggi ho indossato una maglietta rossa”: esattamente dalla sottile polemica innescata da Biagio Vitiello a proposito della presunta snaturazione di Ponzaracconta quando si occupa di cose di non stretta ed immediata attinenza con Ponza ed i ponzesi (“i ponzesi se ne fottono” – in commento allo stesso articolo).

Sì, perché per quanto mi sforzi non riesco a non dare spazio ad argomenti che a prima vista non sembrano legati al nostro microcosmo.
Ma chi l’ha detto poi che le cose stiano esattamente così?

Un’isola, e Ponza in particolare, è un territorio talmente fuori dal mondo, da riuscire ad essere, solo se lo si vuole, al centro di ogni ragionamento. Quale laboratorio migliore di una terra bagnata dal mare, fluida, e perciò per sua natura aperta ad ogni contatto; ed allo stesso tempo assolutamente delineata, non confondibile o sovrapponibile ad altre realtà?

Se ci rimettiamo a pensare ciò di cui veramente abbiamo bisogno, non è quello che l’economia di oggi ci dà: l’economia oggi è fatta per costringere tanta gente a lavorare a ritmi spaventosi per produrre delle cose per lo più inutili che altri lavorano a ritmi spaventosi per poter comprare. Ciò da soldi alle multinazionali, ma non dà felicità alla gente… uno che è contento, che si accontenta è un uomo felice… Parola di Tiziano Terzani, scrittore-viaggiatore da me molto amato.

Non so se riusciremo ad invertire la rotta, a riappropriarci delle nostre esistenze: di sicuro solo quando sono a Ponza riesco a far miei concetti come questo, rivoluzionari perché semplici…

O per dirla con altre parole, ma stesso linguaggio: Solo qui sull’isola, volevo fare il pittore. Quando tornavo in città no. Saranno i colori: azzurro e azzurro, ma diversi… ed un pittore lo sa, questo… Maurizio De Giovanni, nel suo contributo per il festival di Ventotene.

Il mare. Storia potente, tragica e potente, quella di Tami Oldham. Il mare può essere tuo amico o il tuo nemico. Ho rispetto per entrambi i volti. “Resta con me” è una storia, e poi un film, che noi ponzesi conosciamo bene, fa parte del nostro DNA, perché il destino di un’isola è legato al mare, nel bene e nel male.

Per questo sono fermamente convinto che l’epopea dei migranti sul mare, tristemente di attualità, non possa non appartenerci. Non possiamo, noi isolani, restare indifferenti al dramma che quotidianamente, si svolge, diverso ma sempre uguale sul nostro stesso mare, il Mediterraneo.

I numeri che ci dà l’articolo sui migranti ripreso da “madrigaleperlucia.org” sono impressionanti. Un dato su tutti: un migrante su 7 non ce la farà, a compiere il suo viaggio. E lo sanno benissimo, ancor prima di partire, come mi conferma il mio amico Boubou. Inutile chiederci, strumentalmente, perché allora lo facciano. Lasciamo la vuota retorica di regime ai nostri politicanti sulla cresta dell’onda: noi lo sappiamo benissimo. E’ scritto col sangue, è la nostra storia. Tutti siamo colpevoli, ma noi uomini e donne di mare lo siamo un po’ di più, se restiamo indifferenti. E’ bene ricordarcelo ogni giorno, per non partecipare alla mattanza, alla vergogna del nostro tempo di cui prima o poi saremo chiamati a pagare il conto.

E per non dimenticare, grazie a Mirella, quest’anno celebriamo il 75° anniversario dell’affondamento del Santa Lucia.

Essere ponzesi significa anche parlare di persone. Non siamo numeri, ed è bello che queste pagine servano a non perdere il filo di quello che siamo, anche attraverso il ricordo di chi è stato prima di noi.


Silveri’u matt’: chi non se lo ricorda? E’ vero: l’appellativo oggi sarebbe politicamente scorretto; ma quando si parla di persone e non di numeri anche questo può diventare affettuoso, perché comunque ci appartiene, come la storia di Pacchiarotto, musicata dal compianto Nino Picicco.


A proposito, Sandro: Musica. Una specie di indice? In effetti, dopo quasi 9000 pezzi, in attesa di toccare i mitici 10000, una riorganizzazione di Ponzaracconta si impone.

Sì, ma la vis polemica, che a Ponza non può mancare, dov’è questa settimana?

Zennecchianne zennecchianne, è ben presente: – Nun me fa’ parla, dice Giggino. Cioè, ponzesamente parlando: famme sfuga’. E parla, Giggi’, chi te lo impedisce?

Ponzaracconta è un luogo di incontro, per cui anche di scontro. Ma incontro-scontro prevedono, se c’è una sana dialettica, il confronto. Che non c’è, purtroppo, nella vita sociale: in questo noi ponzesi diventiamo come il resto d’Italia. Potete pensare tutto il bene o male possibile di Ponzaracconta, tranne che non siamo propositivi.

Ed infatti, Azz, Mimma! Non le mandi a dire, e fai bene. Peccato che chi non è d’accordo con te lo mandi a dire in maniera chiaramente strumentale, demagogica, su piattaforme mediatiche dove l’insulto è l’unica regola, soprattutto quando gli argomenti sono pretestuosi. Che rimpianto per le belle tribune politiche di una volta! Oggi si parla non all’interlocutore, ma a se stessi attraverso i selfie, alla Salvini per intenderci, o attraverso i post su facebook. Troppo facile. E pericoloso, per l’informazione vera.

Il confronto vero invece prevede anche il dare spazio a pensieri come quelli espressi in San Silverio a Ponza, su cui in molti dissentiamo.

E per chiudere in maniera propositiva, un elenco di belle cose:

Le cisterne riaprono.

Maurizio Appicelli, di cui abbiamo più volte parlato su Ponzaracconta per la passione e l’opera svolta sui mezzi di collegamento per le isole, vuole donarci un modello dell’Isola di Ponza, uno dei traghetti più belli che abbiamo avuto in passato, che rende ancora più paradossale il fatto che oggi “Per Ponza non ci sta niente…”.

Franco Zecca ci regala un filmato d’antan come prezioso documento degli anni settanta.

Adriano Madonna ci parla dei cambiamenti climatici in atto attraverso il fenomeno della proliferazione delle meduse, in attesa di incontrarlo direttamente nell’ambito della Rassegna culturale estiva.

Ma di questo parleremo nei prossimi giorni…

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