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Bevo l’estate

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di Francesco De Luca

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E’ dura passare per il Corso Pisacane nelle ore in cui il sole è alto e picchia sui basolati.
E’ l’estate! Quella che si aspetta per quel lungo tempo in cui i visi degli isolani si induriscono in espressioni sconsolate perché l’isola è deserta. Priva anche dei gridi di bimbi.

Ma l’estate no. E’ un’altra cosa. Il paese è messo a soqquadro dagli occhi dei turisti che tutto guardano, spigolano, ammirano e criticano.
Gli isolani ravvivano in volto, nell’animo si rinfrancano e si chinano volentieri anche al caldo che dai basoli infuocati prende corpo e nessun refolo porta via.

A rinfrescare ci sono le bibite. Quelle gasate, dai gusti mescolati, e soprattutto gelate. Non so se l’impressione è soltanto mia, quelle bibite non placano la sete. Lasciano un desiderio latente di un altro sorso, di una seconda bevuta. Il che sollecita il sudore a fuoriuscire. Al sudore generato dal caldo si unisce il sudore spinto dal contrasto delle temperature: quella interna al corpo e quella esterna. Con in più un infido desiderio di bere ancora, di bere sempre.
E così ho riempito il bicchiere del mio vinello. Mio… si fa per dire: quello che bevo di solito. E’ rosato. Il vitigno di base deve essere lo Chardonnay. Bianco. Il rosso delicato glielo dona un po’ di Piedipalummo. Vino ponzese dunque, di provenienza “sopra i Conti”. Rigorosamente fresco. Una bontà !
Seduto fuori il cortile, riparato dalle fronde dell’ampio oleandro, sudato per l’ascesa, che è d’obbligo a Ponza, quel vinello, 12 o 12 gradi e mezzo, rattiene la sudorazione e ingenera un fresco piacere per il corpo.
Il vino e non le bibite !

Lo specchio del mare ribolle per l’andirivieni dei natanti, dall’insignificante gommone al postale che fischia aggressivo, per il diritto di non essere intralciato. L’isola è luminosa per la conformazione delle sue rocce, che è policroma e il sole la evidenzia. Sul Corso furoreggia il commercio, sulle banchine si intasano i desideri di chi è venuto sull’isola per goderne lo spirito. E qual è lo spirito dell’isola se non quello di soffermarsi a vedere il tempo che scorre, limato dalle aspirazioni degli uomini e dal rigenerarsi della natura ad ogni stagione, ad ogni alito di vento o sbruffo del mare ?

Quel vinello rosato, dal sapore che amo, induce a porsi nel tramestìo del mondo in un posto tuo. L’isola agevola a trovare nell’intimo il proprio posto. Dopo la concitazione della salita e il sudore prodotto, la frescura insieme al sapore amabile di un bicchiere di vino lo fa possedere. All’ombra.

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