Voci di Ieri

Lontano da Ponza. Trova tutti gli articoli nel menù: “Storia”

Immagini

k2-19 k2-33 gruppo-comunioni 64 14-1 aragoste

Silveri’u matt’

Condividi questo articolo

di Enzo Di Fazio

.

L’ho cercata per un’infinità di tempo senza riuscire a trovarla. L’avevo intravista casualmente tra le foto della bacheca di Ponzaracconta dove cambiano continuamente a secondo gli articoli che leggi.
Avevo da fare quel giorno e mi son detto “non c’è problema, ci ritorno con calma e la trovo”.
Niente… poi non ci sono più riuscito. Ma non bisogna mai disperare… le risorse del sito sono infinite.
Mi riferisco alla foto che, riproposta a corredo dell’articolo sulla canzone Pacchiarotto di Nino Picicco (leggi qui), ritrae in primo piano di lato ad una processione (sembra quella della Madonna di Pompei) Silveri’u matt’.

Perchè la cercavo? Perchè volevo raccontare di questo personaggio familiare presente nell’infanzia/adolescenza di noi ragazzi, soprattutto di quelli della zona degli Scotti.
Silverio mi era un po’ parente. Portava di cognome Conte come mia nonna materna ed infatti entrambi appartenevano allo stesso ceppo.

Silverio era affetto da sindrome di Down, era anche un po’ balbuziente e per capirlo bisognava avere pazienza. Oggi, nel tempo delle cose veloci, troverebbe difficilmente qualcuno disposto ad ascoltarlo. In più era rimasto orfano giovanissimo. Aveva un fratello, Pasquale, che si prendeva cura di lui. Vivevano infatti insieme nella casa dei genitori agli inizi degli Scotti di sopra. Non ricordo se avesse altri fratelli o sorelle, forse qualcuno sì, emigrato in America, ma a Ponza c’erano solo lui e Pasquale, peraltro irriducibile scapolo.
Silveri’u matt’, lo chiamavamo così. Era un appellativo bonario per distinguerlo, come si è sempre fatto ricorrendo ai soprannomi, tra i tanti Silverio dell’isola.

E poi lo sappiamo: i soggetti Down (disturbo genetico da cromosoma soprannumerario – trisomia del cromosoma 21 -NdR) sono dei semplicioni, hanno il cuore buono, dicono sempre la verità, sono persone libere e, a volte, anche rivoluzionarie per la forza  di andare contro corrente.

Nel pieno delle forze, tra i 20 e i 30 anni, Silverio cercava di rendersi utile offrendosi di portare le valigie, agli arrivi delle navi, ma alle persone che conosceva. E non chiedeva danaro. Non avrebbe saputo come spenderlo, non sapeva dargli il valore di chi va appresso al danaro perdendo umanità.
Chiedeva in cambio qualcosa da mangiare e qualche indumento dismesso da indossare.

Capitava che fosse perfino vanitoso… c’erano momenti che gli piacevano addirittura le cravatte. Diceva di volerle mettere alle processioni di San Silverio per emulare probabilmente i fedeli delle congreghe. Succedeva di trovarlo spesso  in chiesa quando questa era vuota. Da solo nei primi banchi bisbigliava parole incomprensibili, imprecazioni o preghiere non si sa, ma quello era il suo modo di comunicare con coloro cui chiedeva protezione. Fedele a modo suo come sarebbe piaciuto a don Lorenzo Milani o a papa Bergoglio.

Gli volevamo bene, mia madre era tra quelle donne (e ce n’erano!) che per farlo mangiare lo faceva entrare in casa e gli apparecchiava la tavola del piccolo locale dell’anticucina.

Amava la carne, ‘a ciacella, come in maniera infantile soleva chiamarla, che in quegli anni era presente sui tavoli solo la domenica. E noi spesso gliene riservavamo una porzione.
Non mi risulta che sia stato mai maltrattato né deriso.

Periodicamente Vastiano, il barbiere, lo sbarbava e lo profumava e, fin quando rimaneva lindo e pinto si vedeva che ne andava fiero.
Indossava di tutto per necessità e spesso lo si vedeva con indumenti di due/tre taglie superiori alla sua. Ma sapeva compiacersi se gli cadevano addosso a puntino.

Negli anni in cui sono stato in collegio (tra i 14 e i 18 anni) chiedeva sempre a mia madre quando tornassi. Sapeva di poter contare su qualche pantalone, camicia, maglione che, dismesso ancora buono, gli cedevo con piacere. Aveva più o meno la mia stessa misura e gli andavano a pennello..
Solo le scarpe non gli entravano. Per l’abitudine di camminare scalzo d’estate (altra forma di libertà) le piante dei piedi si erano allargate e deformate.

Insomma a Silverio volevamo bene e forse inconsapevolmente anche lui ha contributo a rafforzare in noi giovani che ci affacciavamo al mondo, quei valori che oggi sono tanto in crisi, come l’accoglienza e la solidarietà verso gli ultimi.

Aggiunta foto del 13 luglio (vedi commento di Isidoro Feola)

 

 

Condividi questo articolo

6 commenti per Silveri’u matt’

  • La Redazione (dalla pagina Fb di Ponzaracconta)

    Dalla finestra Fb di Ponzaracconta)

    Bella pagina, me lo ricordo Silverio a passeggio sul corso con gli indumenti di due o tre taglie più grandi
    Cosimo Greco

    Lo ricordo con affetto, e se penso a lui lo vedo esattamente in quell’angolo dove è in questa foto, davanti alla bottega di Ornella…
    Pietro D’Andrea

    Ho tanti ricordi di Silverio, passava in macelleria soprattutto quando era tempo di salsiccia. Si metteva in un angolo senza chiedere nulla ma guardava la salsiccia appesa con un sorriso “sdentato” che faceva tanta tenerezza e quando mio padre gliene incartava un pezzo lui dalla contentezza piangeva. Ricordo ancora le Pasquette passate con noi sulla Guardia. Quando stava con noi era felice, batteva sempre le mani.
    Grazie Enzo per averlo ricordato, perché ha fatto parte della mia infanzia.

    Elisabetta Guarino

  • Franco Zecca

    E’ proprio tutto vero quello che ha scritto Enzo Di Fazio su Silveri’u matt’, personaggio verosimilmente non più rintracciabile nei canoni moderni.
    E c’è una piccola cosa che solo un occhio attento poteva individuare: era persona al di sopra di ogni giudizio o cattiveria; aveva una sua affabilità ingenua e allo stesso tempo signorile.
    Quando scendeva dagli Scotti, spesso si fermava davanti al locale dei miei – il ristorante Zi’ Capozzi – e quando Biagino, mio padre, gli chiedeva se aveva mangiato e se voleva una birra, lui rispondeva facendo segno di sì con la testa. La birra gli piaceva molto!
    E rideva, mentre sorseggiava la birra, tenendo la bottiglietta con la mano con il dito mignolo alzato, come un nobile d’altri tempi, pronunciando delle frasi nel suo simpatico intercalare… “Vigliacc’ e maccaccone”
    Poi, dondolando, se ne ritornava su agli Scotti.

    A memoria.
    F. Z.

  • Luisa Guarino

    Spesso quando scendeva dagli Scotti Silverio faceva sosta in Via Scarpellini, nella casa dove in estate abitava e abita mia cugina Maria Conte (Mary, la padovana). Lì, oltre ad essere rifocillato con una delle leggendarie “marenne” di zia Carolina, Silverio si divertiva a suonare a modo suo la fisarmonica, strumento prediletto di mia cugina, dove pare che anche io mi sia esercitata in tenerissima età. Indescrivibile la felicità del nostro, con le labbra e gli occhi che quasi si toccavano, nella sua tipica smorfia. Era dolce, e gli volevamo bene tutti.

  • Isidoro Feola

    Invio queste foto, riguardanti una festa della Madonna della Civita (1974). Vi è un primo piano di Silverio Conte (Silveri’u matt’).
    Sono state fatte da una mia collega ad una mostra fotografica al Vittoriale di Roma (maggio – giugno 2017 mi sembra, ma non ricordo il nome dell’artista). (*)

    Ricordo che il 21 luglio si festeggia la Madonna della Civita agli Scotti.

    Saluti,
    Isidoro

    Le foto sono state aggiunte all’articolo di base a cura della redazione

    (*) – Aggiornamento – Il fotografo si chiama Italo Insolera

  • Silverio Guarino

    Silveri’u matt’ me lo ricordo anch’io, con quel sorriso e quegli ammiccamenti che recentemente mi sono ritornati alla memoria quando, nella pubblicità di un gestore di telefonia mobile, a un Panariello nelle vesti di un improbabile “Zorro”, un bambino diceva: “Hai paura?”, invitandolo a gettarsi da un balcone su un cavallo (manovra che gli procurava una cambio nel tono della voce, che diventava “femminile” per probabile evaporazione dei testicoli al traumatico incontro con la sella).

    Silverio’u matt’ aveva spesso questo intercalare nella sua scarna loquela: “Temi? Hai paura?” e rideva a crepapelle, e tutti gli astanti ripetevano la stessa frase, con la sua inconfondibile “biascicata” parlata.

    Ne ho un ricordo dolce e mite. Piuttosto: dove riposano le sue ossa nel nostro cimitero?
    Vorrei portargli un fiore e sostare un po’ per riportarlo ai miei pensieri, quando riandrò a fare visita ai miei morti.

  • La Redazione

    Riceviamo in redazione il messaggio di una lettrice che ci segnala il libro fotografico di Italo Insolera. E’ stato presentato, insieme ad altre foto della festa della Madonna della Civita del 1974, su frammentidoponza.blogspot.com del giugno 2017

Devi essere collegato per poter inserire un commento.