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Memo 61. Così parlò mastu Mafrone

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di Martina Carannante

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L’altro giorno, mastu Mafrone, giustamente si è lamentato:
– A Zannone ogni tanto compaiono come fantasmi degli uomini… chi piglia ’i misure, chi pulezz’, addirittura hann’ spustat’ i mobbili! …’N’ammuina continua, ma poi comme so’ venuti se vanno e noi sempre qua rimaniamo… Ma nessuno mai che ce porta ’na mezza tanica d’acqua. Poi si lamentano se quando vengono non gli facciamo l’appriezzo e non ci facciamo vedere. Siamo pochi, siamo nobbili e quindi animali superbi.

Gli ho detto di star tranquillo che pare che le cose stiano prendendo una buona strada… presto (dicono) verrà tolta tutta l’immondizia dalla casa di caccia, e probabilmente ci sarà un po’ di trambusto a settembre – ottobre per questi lavori, ma almeno sarà pulito. Gli uomini che “pigliavano le misure” erano ricercatori di una certa Università, per un progetto europeo; non vogliono far loro del male, solo capire se nel corso dei quarant’anni del loro soggiorno lì, avevano modificato la flora dell’isola. – Certo, mastu Mafro’, ma se voi non parlate come glielo facciamo capire che siete innocui…  Fateli studiare e quando l’hanno capito, se ne vanno da soli.

Mastu Mafrone però è un tipo cocciuto e intrigante… pure quando sono cose che non lo riguardano, vuole stare ’n tridece. Mi ha detto: “Ma poi pure l’aulìve vulite purta’ cca?! Guardate che la modificate voi la flora, non noi!”.
Così ho capito che gli era arrivata una mezza notizia e come al solito si era fatto un film nella testa.

Gli ho detto: – Sarai pure mast’, ma sempe ’na crapa rimane! Gli ulivi a Zannone?! Per fa’ che? …’I vonno salva’, mica accide!
In campagna elettorale dicevano che alcuni erano “verdi”, ma non era riferito agli ulivi – che ormai erano già secchi p’i sbruffesse salate degli ultimi inverni, – ma ai candidati. Allora per cercare di salvare il salvabile hanno pensato di spostare quelle sante piante, verso luoghi più adatti; perché è vero che le olive si mangiano salate e condite, ma tutta quell’acqua di mare è troppo pur per loro. Dice che c’è voluta tanta burocrazia, ma alla fine gli ulivi sono stati spostati in un luogo più adatto (no a Zannone!), dove il verde pubblico non guasta e presto si riprenderanno (…almeno speriamo!).

Mastu Mafrone, che è unu tuost’, ma che comunque l’esperienza ce l’ha, ha detto: “Scusate, ma a Ponza cu’ tutte i cisterne che tenite e l’acqua ’i ciele che ha fatto ’sta vernata, non potevate mette gli ulivi là?

Ancora t’impicci? – gli ho risposto – hanno trovato la soluzione per gli ulivi, ci hanno messo un anno, ma l’hanno trovata.
Andiamo avanti… secondo te in un altro non trovano pure quello delle cisterne?
Il fatto è lungo e complicato, mica te lo posso spiegare così… su due piedi e quattro zampe! Mettiamola così: in piazza ho sentito dire che la proroga c’è, mo’ è la scala che manca…
E senza scala non si scende in cisterna!

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