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Il paradiso dei delfini all’isola d’Elba

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segnalato dalla Redazione

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A Ponza abbiamo una familiarità di vecchia data con i delfini. Ne abbiamo scritto spesso sul sito – leggi quiqui e qui – …di fere, stenelle e tursiopi (anche con le foto in diretta della nascita di un piccolo!)
Perciò ci intriga particolarmente questa notizia ripresa da la Repubblica di oggi, 23 giugno 2018, pag. 23.

 

SCIENZE
L ’ a l t r a p a g i n a
Il caso
Benvenuti all’isola d’Elba c’è il paradiso dei delfini
Cetacei in controtendenza
Nel Mediterraneo calati del 30% ma lì la specie “dal naso a bottiglia” cresce inspiegabilmente

di Fabio Marzano

Sarà la qualità dell’acqua, l’abbondanza di cibo o di altre sostanze nutritive. Il ventaglio delle ipotesi è ancora aperto. Ci sono circa 40 delfini dal naso a bottiglia che da tre generazioni hanno colonizzato, per la gioia dei velisti, il mare tra l’Isola d’Elba e Capraia. È il triangolo d’oro di questa specie.
Li hanno chiamati i “delfini di Sant’Andrea” perché stazionano di fronte all’omonimo capo.
Ad ascoltare marinai e lupi di mare del luogo, questi cetacei frequentano le acque dell’Elba da tempi immemorabili. Nessuno però, ha ancora spiegato bene perché. Si sa che prediligono i fondali sabbiosi che degradano dolcemente, come quelli di queste zone, e poco più.
Li hanno studiati i ricercatori dell’Università di Milano e non solo. Sono tenuti sotto controllo tutto l’anno. Il mistero resta.

Forse quello che rende queste acque così speciali per il delfino dal naso a bottiglia (Tursiops truncatus) è un’alchimia di terra e mare, isole e continente, canali e passaggi segreti nel profondo blu.
«Pur non avendo un ambiente marino particolarmente attrattivo per questa specie», spiega Roberto Rutigliano del Centro ricerca cetacei che monitora questi delfini da oltre 10 anni. «L’Isola d’Elba ha una geografia che consente ai delfini di sfruttare sia le risorse dell’habitat naturale sia quelle derivate dalla presenza dell’uomo, come ad esempio la pesca professionale».

I delfini di Sant’Andrea fanno parte di un’unica popolazione di circa 400 esemplari che dall’Elba si muove ogni settimana fino alla Bocca dell’Ombrone vicino ad Orbetello e ha trasformato queste acque, insieme al golfo di Amvrakikos in Grecia, in un importante hotspot per questa specie.
Sono animali imponenti, che possono arrivare a tre metri di lunghezza e cinque quintali di peso, ma facili da avvistare perché vivono sotto costa. E per questo sotto costante minaccia dell’uomo.
Secondo i primi dati del campionamento del Centro ricerca cetacei, i delfini dell’Isola d’Elba sarebbero addirittura in aumento.
«Dopo il preoccupante calo del 2017, quest’anno si presenta con un picco di avvistamenti e ricco di nuovi nati», prosegue il ricercatore. «Un dato che conferma la tendenza positiva nella curva di crescita della popolazione».
Pare che alcuni esemplari siano addirittura tornati nelle acque dell’Elba dopo 7 anni.

La fedeltà dei delfini dal naso a bottiglia nei confronti di alcuni litorali è un mistero ancora irrisolto.
L’Isola d’Elba è all’interno di Pelagos, il Santuario dei cetacei nato da un accordo tra Italia, Francia e Principato di Monaco che fissa un perimetro di protezione per questi mammiferi su quasi 90.000 chilometri quadrati di mare. Di recente alcuni esemplari di delfino dal naso a bottiglia hanno deciso di fermarsi anche di fronte a un tratto di costa vergine, mai frequentato.
«Negli ultimi tre anni la presenza di questa specie è aumentata anche nel Ponente Ligure, dove si registra la maggior concentrazione di cetacei ma dove i Tursiops truncatus sono sempre stati molto rari», aggiunge Sabina Airoldi, responsabile scientifica di Tethys, organizzazione italiana per la conservazione dell’ambiente marino. «Per il momento li abbiamo foto-identificati e catalogati in base alle loro caratteristiche. Nei prossimi mesi proveremo a capire da dove vengono e perché hanno abbandonato altre aree per trasferirsi in queste acque».

Nel file .pdf allegato la pagina completa con foto e altre notizie aggiuntive:
Delfini. Elba. La Repubblica

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