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Caro diario…

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di Gabriella Nardacci

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Per quel mio compleanno chiesi ai miei di regalarmi dei soldini che volevo comprarmelo da sola, il regalo. Era in bella mostra nella vetrina del negozio. La copertina aveva l’immagine di una penna stilografica e di un quaderno a righe. “Diario personale” era il titolo e si presentava elegante e misterioso con quella leggera doratura intorno alla copertina e alle pagine interne strette l’una all’altra e tenute insieme da un lucchetto con la chiave.

Avevo pensato anche il nome: “Nelson” e al posto dove nascondere la chiave dopo aver scritto. L’idea di riempire quelle pagine bianche, mi piaceva molto e sapevo già cosa confidare al mio caro e silenzioso amico Nelson. Per le altre confidenze c’erano le mie compagne di scuola.
E finalmente fu mio, quel Diario. Ero nel passaggio dalle elementari alle medie e quest’amore con “Nelson” durò fino alla terza media e sempre più di rado nel primo anno delle superiori.
Poi vennero le poesie e i racconti che presero il posto della mia cronaca di tutti i giorni relativa a incomprensioni con i genitori, a bisticci con le amiche, ad amori senza che i “lui” non sapessero nulla, a capricci e a leggere inquietudini. Erano gli anni tra il ’64 e il ’69. Era tanto tempo fa…

Una cara amica, quest’anno, mi ha regalato un libro: Etty HillesumDiario 1941-1943 – Adelphi.

Etty nacque nel 1914 da una famiglia della borghesia ebraica. Legge Rilke, Jung e Dostoevsvskij. Era un’ebrea non osservante, dal carattere temprato che non indurì neanche con la sofferenza. Non era capace di provare odio per nessuno. Fu confinata prima a Werterbork, campo di transito per essere poi mandata ad Auschwitz dove morì. Era il 1943.
Il suo Diario si salvò e, di mano in mano, arrivò, nel 1981 presso l’editore De Haan e riscosse un gran successo paragonabile allo stesso che accolse Il Diario di Anna Frank.

Non intendo fare paragoni relativi ai due libri. Esiste, a tal proposito, un libro di Enzo Romeo “Diari a confronto” (pubblicato da Ancora nella collana Profili) che nell’analisi che fa dei due libri, ne evidenzia le differenze.

È, il mio parlarne, più l’aver trovato, in entrambi, due modi differenti di “essere donna” e due modi differenti di capire la vita in ogni sua manifestazione ma anche di come la scrittura, allo stesso modo di ogni forma d’Arte, possa ritenersi una risorsa importante per “salvarsi la vita”.

La prima pagina del Diario di Anna Frank comincia così: “Spero che ti potrò confidare tutto, come non ho mai potuto fare con nessuno e spero che sarai per me un gran sostegno”. Era il 12 giugno del 1942.

La prima pagina del Diario di Etty Hillesum comincia così: “Avanti, allora! E’ un momento penoso quasi insormontabile: devo affidare il mio animo represso a uno stupido foglio di carta a righe. I pensieri sono così chiari e limpidi nella mia testa, i sentimenti così profondi, ma non riesco ancora a metterli per iscritto. Dev’essere più che altro, la vergogna. Mi sento molto impacciata, non ho il coraggio di lasciarmi andare. Ma sarà pur necessario, se voglio indirizzare la mia vita verso un fine ragionevole e soddisfacente. E’ come nel rapporto sessuale: alla fine, il grido liberatore rimane sempre chiuso in petto per timidezza…”.

Il suo rapporto con il mondo c’è. Etty non perde mai di vista la sua quotidianità, ma nel contempo, interviene con il suo “cuore pensante” su ogni questione che sviscera esaltandone la forza e la bellezza e facendone il suo “credo” sempre.

Nel suo rapporto con l’Amore, con l’Amicizia e con Dio lei è spudoratamente adorabile, energicamente accogliente e fortemente credente e a proposito della sua fede in Dio scrive: “…Anche di sera, quando sono coricata nel mio letto e riposo in te, mio Dio, lacrime di riconoscenza mi scorrono sulla faccia e questa è la mia preghiera. Sono molto, molto stanca, già da diversi giorni, ma anche questo passerà, tutto avviene secondo un ritmo più profondo che si dovrebbe insegnare ad ascoltare, è la cosa più importante che si può imparare da questa vita. Io non combatto contro di te, mio Dio, Tutta la mia vita è un grande colloquio con te… E la mia forza creativa si traduce in colloqui interiori con te, e le ondate del mio cuore sono diventate qui più lunghe, mosse e insieme tranquille e mi sembra che la mia ricchezza interiore cresca ancora…”.

Questa meravigliosa creatura che dormiva con la Bibbia sotto il suo guanciale, aveva una forza di pensiero che penso di aver trovato raramente in qualcuno.

Anna Frank, offre la sua fragilità e la sua rabbia alla morte che sta per “ucciderla” e nell’ultima pagina del suo Diario scrive: “…la mia famiglia pensa che io sia ammalata, mi fa ingoiare pillole per il mal di testa e tavolette per i nervi, mi tasta il polso e la fronte per vedere se ho la febbre, si informa delle mie evacuazioni e critica il mio cattivo umore. Non lo sopporto quando si occupano di me in questo modo, divento dapprima impertinente, poi triste volgendo in fuori il lato cattivo, in dentro il lato buono e cerco un mezzo per diventare come vorrei essere e come poter essere se… non ci fossero altri uomini al mondo…”.

Etty Hillesum nelle ultime pagine di Diario scrive: “…un piccolo tentativo filosofico a sera inoltrata, con gli occhi che mi si chiudono per il sonno: certe volte si sente dire “tu volgi proprio tutto in bene”. Trovo che è un’espressione così priva di coraggio. Le cose sono dappertutto completamente buone, e al tempo stesso, completamente cattive. Così si bilanciano, dappertuttoe sempre. Io non ho mai la sensazione che devo volgere qualcosa in bene, tutto è sempre completamente un bene così com’. Ogni situazione, per quanto penosa, è qualcosa di assoluto, e contiene in sé il bene come il male. Volevo solo dire questo…”.

Nella dedica, la mia amica ha scritto: “…Lei è una come te, attraverso la scrittura, si è salvata la vita… E’ un libro molto forte e particolare, non per tutti, ma, ne sono certa, per te sì. Io l’ho amato tanto e tanto mi ha aiutata quando pensavo che la sofferenza fosse insormontabile. E invece non lo è mai…”.

Sì, l’ho amato anch’io, questo libro.
Voglio chiudere lasciandovi un sorriso che possa sostituire quel dolore di una memoria che non deve mai essere dimenticata, riportandovi un pensiero sgangherato che scrivevo sul mio diario Nelson.

Caro Nelson,
non molleremo mai! Dobbiamo avere il coraggio sufficiente, per vivere fino alle ultime conseguenze di questo grido giovanile. Non è facile per noi, niente, ma nessuno potrà arrestare in noi questa radicale inquietudine che già S. Agostino sentiva profondamente: “inquieto è il mio cuore, o Dio e non avrà pace finchè non riposi in te”. Oggi ne ho parlato molto con Grazia, Giovanna, Marilena e Patrizia. Ci siamo strette in un abbraccio e abbiamo gridato il nostro Ntaheba!

Dicembre 1969. Scoprivo la filosofia.
Avevo 14 anni. Inquietudini adolescenziali.

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