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Tempo di San Silverio. Diario (4)

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di Francesco De Luca

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Le feste patronali hanno addentellati nelle istituzioni civili e in quelle religiose. Perché inneggiano ad un Santo (di pertinenza religiosa) ma si innestano nelle tradizioni cittadine (di pertinenza civile).
La diarchia fu risolta sul nascere con la creazione di un “Comitato per i Festeggiamenti”. Di solito formato da rispettabili cittadini religiosi che si accollano l’onere di gestire le incombenze della festività, sollevando l’autorità religiosa (il parroco) da tale impegno, e garantendo ai concittadini una corretta amministrazione dell’evento festivo.

Anni fa far parte del Comitato per i Festeggiamenti del santo Patrono dava lustro alla persona e bisognava meritarsi l’appartenenza. La comunità era garantita da tentazioni truffaldine, erano garantiti il parroco e la santità del Patrono.
Al Parroco toccava la Presidenza onoraria, ad un membro del Comitato la Presidenza effettiva. Quella gestionale, quella che firma i contratti con le varie agenzie: di spettacolo, di fuochi, di luminarie. Quella che acquista materiale e paga fatture.
Tutto questo esigeva un impegno, anche manuale, giacché si partiva da questo principio: il Santo appartiene alla comunità e dunque tutta la comunità deve provvedere alla riuscita dei festeggiamenti. Il Comitato era, oltre che organizzativo, anche operativo.

Al culmine di questo processo avvenne che il Comitato perse le adesioni, rimase privo di adepti. Perché occorreva lavorare per montare l’illuminazione, dare una mano per montare i palchi, tagliare la mortella e farne ghirlande e altre e altre incombenze.
Si pensò allora di dare tali incarichi a ditte specializzate. Il che aumentò le spese. Tolse lavoro manuale al Comitato e aumentò l’impegno a raccogliere il denaro occorrente.
L’onore di far parte del Comitato si perse. Subito dopo si perse anche l’autonomia. Quale? Quella dal parroco, l’autonomia dal parroco il quale, secondo le norme diocesane attuali assomma in sé sia la carica onoraria sia quella legale del Comitato. Di esso è il Presidente morale e legale.
La cosa può apparire ininfluente ma tale non è in pratica, giacché i festeggiamenti, oggi, hanno visto lievitare i costi dell’aspetto ricreativo, lasciando quasi intoccato quello religioso-liturgico.
Tutto si ascrive nella normalità se all’autorità (religiosa) non eletta si affianchi un organismo comunitario di controllo.

A chi può interessare questo parlare? A chi la festa la vive da spettatore. Chi la vive da fedele non si cura di questo: dà il suo apporto incondizionatamente. Come lo fa Luigi Ambrosino, Cristoforo Tagliamonte, Giovanni Pacifico, e poi Alfonsino e tanti altri. Persone che vengono appositamente da Bergamo per partecipare alla questua, dalla Sardegna per dare il loro contributo di qualità. Ci sono donne e madri e nonne che in questi giorni rassettano, lavano, sistemano. Persone da lodare per l’abnegazione. A loro un sincero ringraziamento.

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