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Di luce, di mare e di barche

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di Rita Bosso

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I Cameroni di via Roma ospitano sino al 30 giugno la personale di Gino Di Prospero.
Si tratta di un’ampia panoramica sulla produzione dell’ultimo triennio, che segna il passaggio – non definitivo – all’acrilico.

Non cercate, tra le opere esposte, questo Porto di Ponza; il dipinto, ancora in fase di ultimazione, è una chicca che l’Artista ha gentilmente messo a disposizione dei lettori di Ponzaracconta.
Le paranze occupano metà della tela, il resto è reso con rapidi cenni. Sulla sinistra, la palette dei colori a cui attingere per sviluppare il molo, la darsena del Mamozio, la Chiesa: “lo scorcio più spettacolare, che sembra accoglierti con un abbraccio” commenta Gino.
Barche, mare e luce sono i protagonisti delle opere di Gino, retaggio dell’infanzia trascorsa sulla spiaggia del Circeo natìo, divenuti poi riferimenti esistenziali e artistici costanti.

Il Porto di Ponza – acrilico su tela del 2010 – non in mostra

Gino prepara la tela distendendo pennellate di colore larghe, intense, energiche. Non c’è disegno né progetto, luce e colore guidano la mano dell’Artista, si incurvano sino a divenire chiglie, alberi maestri, promontori, tetti e cupole. Le forme scaturiscono per aggregazione, per sovrapposizione secondo i dettami dell’Action Painting che Gino segue con estrema libertà, senza farsi ingabbiare in questa né in altre correnti artistiche anche se, vezzosamente, si definisce impressionista.

Regata nei pressi della costa-acrilico su tela

La luce scende in grossi blocchi squadrati, potente, vibrante; non si posa sugli oggetti, non li avvolge ma li colpisce con energia, quasi con brutalità; le forme sembrano prendere vita dallo scontro con la luce.

Regata n. 1 – acrilico su tela

Vittorio Sgarbi scrive, a proposito di una delle Regate: “Guardiamo prima la parte superiore del quadro. Più o meno dalla metà in su ci sembrerebbe di avere a che fare con un dipinto di ortodosso linguaggio informale. Guardiamo adesso in basso: i segni di cui sopra si intrecciano, si amalgamano fino a definire, chiarissimo, uno scafo sballottato dalle onde.”
Comunque si scelga di osservare l’opera – dall’alto verso il basso o viceversa- la lettura non può che essere verticale. Le bande di colore e di luce creano un campo cromatico che cattura l’osservatore e lo induce a scendere verso i flutti minacciosi oppure ad elevasi verso un cielo mai del tutto sereno; in ogni caso, di fronte a queste tele non si resta immobili né indifferenti.

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