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Tempo di San Silverio. Diario (3)

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di Francesco De Luca

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La novena nella sua esplicitazione classica è composta da una preghiera e da una invocazione canora. Così la documenta anche Giuseppe Tricoli nel libro: Monografia dell’arcipelago ponzese, datato 1858.

Le preghiere sono in parte celebrative dei meriti di Silverio, in parte dicono il suo travaglio di Papa detronizzato. Lodano Dio che si circonda di anime elette, raccomandano a lui la sorte degli uomini in peccato.

Il canto intercalato loda e implora. Ha un motivo dal tono popolare. E’ semplice, orecchiabile, toccante. E’ l’inno a san Silverio!

Le parole sono state tramandate da scritti storici. La musica del canto, diversamente, si ricorda oralmente. Questa aleatorietà, molto probabilmente, ne ha permesso una manomissione. Non sono in grado di dire chi è stato l’autore né il periodo in cui ciò sia avvenuto, sta di fatto che esiste, oltre alla versione popolare, cantata nella novena, un’ altra versione dell’inno. Che copia, pari pari, il motivo musicale dell’inno a sant’Anna, cantato a Bacoli.

Le parole dell’inno tradizionale di san Silverio sono state trasferite sul motivo dell’inno a sant’Anna. Il trasferimento ha comportato un adattamento con ripetizioni di parole, con pause innaturali, ma, tutto sommato l’operazione non ha prodotto mostri.

Questo inno, di cui parlo, per la forma solenne che mostra è quello che ha trovato versione strumentale per la banda, ed è quello che viene utilizzato nei momenti solenni. Talché potrebbe essere indicato come l’inno solenne di san Silverio, diversificandolo dall’altro più popolare e nostrano.

A me, per non tacitare la mia partigianeria, piace di più quello popolare. Ed è nel momento in cui don Ramon intona: Gran Santo protettore – Silverio venerato, che l’isola simbolicamente chiude la giornata del novenario. Il sole si ritira dietro Giancos, i botti dicono che san Silverio ha benedetto i devoti, le luminarie danno vigore ai contorni del porto borbonico. Ponza si accinge alla notte.

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