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Un nido in fondo al mare

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di Luciano Bernardo

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Quando si parla di nidi, il pensiero va subito agli uccelli che costruiscono queste strutture per deporvi le uova. Meno noto è che anche sott’acqua c’è qualcuno che li costruisce.
Ce ne parla Luciano Bernardo che con questo articolo comincia una collaborazione con
Ponzaracconta.

Nel mese di maggio quando il mare comincia a scaldarsi, un laborioso pesciolino inizia la preparazione del suo nido, fatto di sabbia, ciottoli e alghe. Si chiama tordo grigio (Symphodus cinereus) e frequenta i fondali poco profondi della zona costiera. Con un po’ di fortuna e spirito d’osservazione (e indossando una muta leggera) è possibile vederlo all’opera mentre, proprio come un uccello, con la bocca trasporta ciuffi di alghe verso il suo nido, un piccolo accumulo di sabbia e sassolini. Avvicinandosi, ma senza disturbare, si noterà un’apertura dove la femmina, che si riconosce perché più piccola e meno colorata, deporrà le uova, ma solo dopo che il maschio avrà terminato il suo lavoro (ogni tentativo anticipato provocherà la sua reazione). Una volta deposte le preziose uova, attraverso una papilla genitale (o ovopositore) nera e ben visibile vicino alla pinna caudale della femmina, il maschio prontamente le feconderà e proteggerà fino alla schiusa. Allontanerà ogni famelico intruso e provvederà, col movimento delle pinne, a ossigenarle e mantenerle pulite. Alla schiusa, dopo circa una settimana, i pesciolini dovranno però cavarsela da soli, perché non è più prevista alcun cura da parte del genitore. Quasi tutti i labridi del Mediterraneo, chiamati genericamente “tordi”, costruiscono un nido, a eccezione del tordo nero che depone le uova sulle foglie di Posidonia. Alcuni nidi sono semplici e spartani, mentre quelli del tordo grigio sono forse i più belli ed elaborati.

Le foto sono state fatte il 25 maggio a Ponza, su un fondale di appena 1,5 metri.

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1 commento per Un nido in fondo al mare

  • Luisa Guarino

    Ho letto il testo di Bernardo con grande interesse, quello che riservo sempre a chi scrive di “cose di mare”. Ma quando sono arrivato alle ultime righe… mi sono commossa: tutto ciò succede a Ponza, a una profondità minima. Mi è venuta quindi la curiosità di sapere come si chiami sull’isola quel tordo grigio. Ho notato che nessuno ha scritto niente: evidentemente lo sanno tutti. Poi, con l’aiuto di Dante, mio marito, e del sempre prezioso Ernesto Prudente, autore tra l’altro di “Alfazeta. Voci del dialetto ponziano” ho scoperto che quel “tordo” è il diffusissimo “marvizzo”. Dante ricorda che quando ha cominciato a frequentare l’isola, è tra i primi pesci che gli hanno indicato, e come molto comune. Ne ha fatto la conoscenza diretta sul fondale tra Giancos e Santa Maria: “Mi pare lo chiamino anche ‘limone'” ha aggiunto.

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