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Don Luigi Ciotti, un prete di strada

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di Sandro Vitiello

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Domani sera – Venerdì 8 Giugno – su Rai tre alle ore 21,15 verrà trasmesso un film dedicato alla vita di don Luigi Ciotti: “Così in terra”.

Chi è don Luigi?
E’ un prete di strada, uno che ha scelto di stare dalla parte degli ultimi.
Uno che non si limita a testimoniare la sua solidarietà a quanti hanno subito soprusi o che hanno visto le porte della vita chiudersi davanti a loro.

Don Luigi Ciotti nasce a Pieve di Cadore nel settembre del ’45.
La sua era una famiglia molto povera che dopo aver girato l’Italia in cerca di fortuna, approdò a Torino dove il padre trovò lavoro come operaio.
Don Luigi studiò fino ad avere un diploma di radiotecnico e successivamente entrò in seminario.
La sua formazione religiosa era già iniziata nel gruppo parrocchiale del quartiere Crocetta.
Insieme ai suoi amici fondò il “Gruppo Abele” e con loro iniziò a dare assistenza ai disadattati, ai drogati, ai minori in carcere.
La sua strada era segnata.
Nel ’72 venne ordinato sacerdote e il cardinale piemontese Michele Pellegrino – che aveva seguito con grande attenzione il percorso formativo di don Luigi – gli affidò come parrocchia la strada.
Don Luigi era ufficialmente un prete di strada.
La strada come maestra di vita.
Al fianco di tutti quelli a cui non era rimasto null’altro che la speranza.

Don Luigi non si è mai limitato a fare la carità.
Ha dato una mano soprattutto a quanti volevano riprendere in mano la propria vita.
Ha percorso in lungo e in largo le strade d’Italia e non ha mai smesso di denunciare le tante miserie del nostro paese.
Non ha solo denunciato; ha offerto opportunità, ha cercato risposte insieme a chi voleva fare un po’ di strada con lui.
Ha fondato “Libera”.
Libera è il coordinamento delle associazioni di volontariato che più di tutti ha permesso di scardinare il sistema mafioso.
Libera si propone di gestire i beni sequestrati ai mafiosi con progetti che coinvolgono i giovani e le genti dei luoghi in cui questi beni si trovano.
Con Libera è finita la triste storia di tante proprietà abbandonate perchè nessuno aveva il coraggio di prendere in mano i beni appartenuti ai mafiosi, per paura di ritorsioni.
E questo è stato il peggiore affronto alla cultura mafiosa; il loro potere messo in discussione dalla gente comune.
Si è scomodato Totò Riina in persona per condannare pubblicamente a morte questo prete che portava la speranza anche nelle terre più remore del nostro meridione.
Da 29 anni don Luigi è sotto scorta e la sua persona è quella a maggiore rischio di attentato nel nostro paese.
Per quale ragione così tanta attenzione a questo prete?

Riassumiamo in breve le parole d’ordine che hanno segnato la vita di quest’uomo.
Abbiamo già detto del “Gruppo Abele” ma conviene ricordare la vastità degli interventi portati avanti da questa associazione.
Dalla tutela di quanti subiscono il disagio sociale, alle vittime della tratta degli esseri umani e delle prostitute in particolare, dall’integrazione dei migranti a chi si rovina con il gioco d’azzardo e con le droghe.
Decine di laboratori o piccole attività che favoriscono il reinserimento di persone in difficoltà.
La cooperazione internazionale, le comunità di accoglienza, la lotta all’Aids attraverso la difesa dei diritti delle persone sieropositive.

Dai primi anni ’90, dopo l’uccisione di Falcone e Borsellino, l’impegno di don Luigi si allarga al contrasto delle mafie, qualsiasi esse siano.
Il mensile Narcomafie da lui fondato e di cui ne è stato direttore per diversi anni è una sua creatura.
Nel ’95 la fondazione di “Libera”, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, oggi punto di riferimento per oltre 1.600 organizzazioni nazionali e internazionali (fra cui diverse sigle del mondo dell’associazionismo, della scuola, della cooperazione e del sindacato).
Nel 1996 Libera promuove la raccolta di oltre un milione di firme per l’approvazione della legge sull’uso sociale dei beni confiscati, e nel 2010 una seconda grande campagna nazionale contro la corruzione.
L’istituzione della giornata della memoria e dell’impegno dedicata a tutte le vittime della criminalità.
L’investimento sulla ricerca e l’informazione, attraverso l’Osservatorio “LiberaInformazione”; l’attenzione alla dimensione internazionale, con la rete di Flare – freedom, legality and rights in Europe.
Nel gennaio 2013 le associazioni che presiede (Libera e Gruppo Abele) avviano la campagna online di “Riparte il futuro”, che ha permesso la modifica dell’articolo 416 ter del codice penale in tema di voto di scambio politico – mafioso il 16 aprile 2014.

Questo è don Luigi Ciotti… e non solo questo.
Verso questo prete abbiamo un debito di civiltà grande come una montagna.
Se c’è da avere speranza nel futuro è perchè sappiamo di avere uomini come lui tra noi.
Soprattutto quando intorno a noi spira un triste vento.

 

P.S. – Alcune informazioni sono ricavate da Wikipedia

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