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Riflessioni sul momento politico

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di Enzo Di Fazio

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Il dibattito provocato dagli ultimi articoli di Vincenzo Ambrosino  sulle vicende politiche del nostro paese ha portato alla ribalta le problematiche legate all’euro e alla permanenza dell’Italia nell’Unione Europea.
Al di là delle assicurazioni, sia della Lega che del M5S, che l’euro non è messo in discussione e che contro l’euro nulla è detto nel contratto del cambiamento ci sono tante cose che stridono con queste continue affermazioni.
Innanzitutto un euroscetticismo consolidato di cui è piena la storia di queste due formazioni politiche.
Appena due anni fa, nel luglio del 2016, Salvini dichiarava senza tentennamenti che qualora la Lega fosse andata al governo avrebbe deciso l’uscita dell’Italia dall’euro e non dobbiamo andare molto lontani (la cosa risale a qualche settimana fa) quando il garante Grillo del M5S, come reazione allo stallo per la formazione del nuovo governo, andava sbandierando una sua vecchia passione: il ricorso al referendum sull’euro.
Senza parlare poi di quanto contenuto nella prima stesura del contratto dove era chiaramente prevista l’uscita dall’euro e la cancellazione di un parte del debito.
Non dimentichiamo poi che i due leader non hanno fatto mai mistero di voler diventare protagonisti della svolta della terza Repubblica anche attraverso le aperture a Putin (vedasi ad esempio la possibilità di cancellare le sanzioni nei confronti della Russia) e le strizzatine d’occhio ad Orban. E non a caso, all’indomani del possibile insediamento del nuovo governo, sono arrivati i complimenti di Marine Le Pen con l’affermazione di realizzare in Italia ciò che gli elettori avevano bocciato in Francia.

Il presidente Mattarella,  quale garante della Costituzione, deve anche preoccuparsi del rispetto dei Trattati internazionali e le decisioni le assume quale organo monocratico respingendo le imposizioni là dove dovessero presentarsi.
C’è un passaggio nelle dichiarazioni di Matarella, quando parla dell’euro, cui non so quante persone abbiano posto attenzione.
Dice testualmente” ...l’adesione all’euro è una scelta di importanza fondamentale per le prospettive del nostro paese e dei nostri giovani. Se si vuole discuterne lo si deve fare apertamente e con un serio approfondimento anche perchè si tratta di un tema che non è stato in primo piano nella recente campagna elettorale
In queste ore si tratta ancora della possibilità di formare un nuovo governo che, politico o tecnico che sia, non sappiamo quale futuro avrà. E’ probabile quindi di trovarci prossimamente ancora in campagna elettorale (e quando non lo siamo?) e non sappiamo come verranno affrontate le tematiche sull’euro e sull’Europa.
Ci conforta che secondo un recente sondaggio il 60/65% degli italiani è favorevole all’euro.
Vista l’importanza dell’Italia come paese fondatore, la sua posizione nel Mediterraneo ed il suo peso a livello economico quale quarta economia europea (terza se e quando uscirà l’Inghilterra) questa dovrà essere l’occasione per le forze democratiche e per i maggiori leader europei per affrontare in modo nuovo i problemi dell’Unione, rivedendo i vincoli di bilancio, i trattati e le posizioni nei confronti della politica dominante della Germania. In maniera democratica e seria senza incartarsi dietro gli obblighi e le norme contabili ma pensando allo sviluppo, alla crescita e all’integrazione. Perchè se non lo fanno crescono i movimenti xenofobi, antieuropei, fascisti, populisti… in Italia, in Olanda, in Francia, ovunque come sta accadendo.
Dietro la situazione italiana si possono nascondere minacce di disgregazione politica ben più importanti di quelle causate dai problemi di bilancio e dalla moneta unica. Non va nemmeno dimenticato che a Trump conviene un’Europa frantumata e conflittuale per contrapporre all’euro il dollaro come moneta dominante e conviene anche a Putin un’Europa  politicamente indebolita.
A tal riguardo ho selezionato un articolo di Massimo Riva, pubblicato il 29 maggio scorso su Repubblica, che, condividendone il contenuto, riporto integralmente

L’Italia e i rischi che l’Unione Europea sottovaluta
di Massimo Riva

L’avvitamento della crisi italiana offre ai maggiori leader dell’Unione un’occasione imperdibile per rifare il punto della situazione. In particolare, in causa è chiamato il Paese — la Germania — che più di tutti finora ha fatto il bello e il cattivo tempo nel governo dell’eurozona. I primi segnali che giungono in proposito da Berlino non sono dei più confortanti, anche al netto delle volgari pressioni che certa stampa razzista sta esercitando sul proprio governo. Il punto più preoccupante è che la politica tedesca non sembra volersi emancipare da una visione dei problemi europei ristretta al tema costi-benefici in casa propria.

Wolfgang Schaeuble ha lasciato la poltrona di Finanzminister al socialdemocratico Olaf Scholz, ma nulla sembra cambiato: anche quest’ultimo sta mostrando verso la crisi italiana la stessa perniciosa attitudine che il suo predecessore ha messo in campo sul caso Grecia. Affiora così un’ottusità di fondo che impedisce di cogliere le minacce più pericolose per l’Europa che si nascondono dietro le attuali vicende italiane. Minacce di disgregazione politica ben più serie che quelle di infezione economica e contabile.

Che il proposito di uscirsene dall’euro, avanzato con ribalderia dai movimenti sovranisti di casa nostra, abbia il sapore di un ricatto inaccettabile è un fatto. Ma è altrettanto un fatto che questa mossa oggi si inserisce in un quadro geopolitico complessivo fortemente alterato rispetto a solo pochi anni fa.

Un’Italia secessionista dall’euro sarebbe la sicura testa di ponte per uno sbarco dello spirito nazional-sovranista dell’Est nel cuore dell’Europa con effetti di sgretolamento della costruzione unitaria.

L’esplicito favore con il quale il Cremlino segue e sostiene il movimento lepenista in Francia e il leghismo salviniano in Italia dovrebbe far riflettere seriamente su quale sia oggi la posta in gioco. A maggior ragione perché segnali analoghi giungono dall’America trumpiana, che non nasconde la sua forte avversione a un consolidamento dell’Unione europea e, in particolare, di quell’euro che è diventato un ingombro fastidioso per l’egemonia internazionale del dollaro.

È ora e tempo che a Bruxelles, come a Berlino e Parigi, ci si cominci a chiedere come adeguare la strategia unitaria a questo nuovo scenario. Magari partendo dalla constatazione che i movimenti nazional-populisti stanno esercitando un doppio ruolo pericoloso. Perché, all’interno dei rispettivi Paesi, incoraggiano la resistenza a ogni forma di potere sovranazionale europeo.

Mentre, sul versante esterno, operano come quinte colonne dei nemici dell’Unione.

Non basta e non serve più fare la pur giusta faccia feroce con chi va alla caccia di facili consensi alzando la bandiera di un velleitario e autolesionistico bengodi fiscale. Per salvare il salvabile occorre che l’Unione riconosca una serie di errori commessi in questi anni. Intanto, di aver favorito e alimentato le ribellioni populiste con eccessi di austerità contabile protratti troppo a lungo nel tempo. Poi — e questa è una colpa tutta tedesca — di aver chiuso entrambi gli occhi dinanzi all’antieuropeismo di Paesi come l’Ungheria di Orbán per proteggere i privilegi fiscali delle proprie aziende in quei territori. Infine — ed è il passaggio chiave — occorre recuperare una visione davvero europea del futuro dell’Unione. Non è facendo i sovranisti che si ferma la diaspora sovranista.

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1 commento per Riflessioni sul momento politico

  • Sandro Russo

    Quando si dice di essere favorevoli all’Euro (all’idea di Europa come stato sovranazionale e alla moneta unica) si viene considerati – dagli interlocutori contrari a tutto questo – come degli acritici beoti, a cui sta bene tutto.
    Non si prevede che si possano avere delle posizioni di stimolo e critica, ben delineate in questo articolo di Enzo e dall’annessa nota di Massimo Riva.
    Quel che preoccupa dell’attuale governo non è una posizione critica – quella, ben venga! – ma la certezza di un pregiudizio corrosivo nei confronti della Ue, che è un gigante dai piedi d’argilla e potrebbe facilmente vacillare sotto i colpi che da tante parti gli vengono inferti.
    Perché un’Europa forte è malvista da Trump e anche da Putin; il fatto che lo sia anche dai politici nostrani spiega bene da che parte siano schierati.
    È questo che si intendeva dicendo che si sta facendo l’errore di buttare il bambino insieme all’acqua sporca.
    Noi il bambino Europa lo vogliamo mantenere e aiutarlo a crescere!

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