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dc q-01 ponza-cala-feola-sottocampo-1952-mario-sandolo-con-nonna-maria-avellino Piccola cernia, Epinephelus marginatus Spugne all'interno della grotta Una colonia di Cladocora caespitosa

La politica come una guerra

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di Vincenzo Ambrosino

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Nel 1970 molti giovani, presero la strada della lotta armata: vi ricordate il motto: “mai più senza fucile”?
Giovani universitari ma anche lavoratori fecero delle scelte estreme che li portarono su strade senza via d’uscita per loro, per le loro famiglie ma anche per  l’Italia che subì lutti e disastri.

In questi ultimi anni abbiamo visto giovani rioccuparsi di politica, organizzare un movimento politico assolutamente dal basso, fare campagne elettorali senza grandi finanziatori, utilizzando le nuove tecnologie ma anche di nuovo il megafono e l’azione diretta in mezzo ai cittadini. Questi giovani contro tutti, soprattutto contro i poteri forti, si sono presentati alle elezioni e hanno preso un grande consenso dai cittadini. Molti cittadini, che da tempo non andavano a votare, in questa ultima tornata elettorale sono ritornati a votare, proprio perché hanno sentito parole nuove e le loro disperazioni sociali ed economiche hanno trovato nuova speranza nei progetti politici di questi giovani.

Sono arrivati in parlamento in molti ma non erano sufficienti  per costituire una maggioranza e quindi un governo. Questi giovani comunque fino alla fine hanno tentato di dare un governo all’Italia che rispettasse al massimo il voto degli Italiani.

Il Presidente Mattarella ha imposto alle forze politiche le sue ricette costringendo questi giovani, che volevano metterci la  loro faccia e le loro idee per governare l’Italia, a riprendere in mano il megafono e scendere di nuovo nelle piazze.

Questo è il ruolo dei giovani, stare nelle piazze?

Comunque i giovani sanno che anche questa esperienza è utile  per capire in che mondo viviamo e a questo proposito mi sono ricordato di una “parabolella” che dedico a loro:

Un giovane guerriero seguiva ormai da alcuni anni il suo addestramento, ma stanco degli allenamenti e desideroso di combattere realmente, disse al suo maestro che tra due giorni sarebbe partito in cerca di avventura.
Il saggio maestro non si oppose, ma lo invitò a un allenamento speciale, per completare il suo periodo di addestramento, proprio la notte prima della sua partenza.
Giunta la sera, l’anziano accompagnò il giovane nel bosco e gli disse che in breve avrebbe dovuto affrontare una pericolosa minaccia. Quindi lo lasciò solo.

Il giovane era all’erta, ma nulla si muoveva e il silenzio regnava sovrano.
A un certo punto qualcosa gli morse il braccio. Era un dolore insignificante e non ci fece caso, pensando che fosse qualche insetto notturno.
Rimase invece vigile e attento, ma niente sembrava circondarlo.
Poco dopo, però, qualcosa lo morse alla caviglia, poi la spalla, il collo e nel giro di un minuto si sentì pungere ovunque, percependo come mille insetti che gli camminavano sulla pelle.
Gettò via la spada e iniziò a grattarsi, a levarsi i vestiti e si rese conto che decine di insetti neri erano sulle braccia e sulle gambe, e lo pungevano, arrossando la pelle e cominciando a fargli davvero male.
Cadde, si rotolò sulle foglie, ma tutto era inutile e le punture sempre più forti.
Sembrava che volessero mangiarlo vivo, e che nulla potesse fermarli.
A quel punto il maestro tornò e gli gettò sopra un sacco di farina.
In pochi minuti gli insetti si dileguarono e il giovane, stremato dalle tante ferite e dal tanto agitarsi,
Osservò attonito il vecchio maestro.
“Se non sai riconoscere il tuo nemico” – gli disse aiutandolo a rialzarsi – “a nulla ti serviranno spada e forza!”.
Il giovane restò in silenzio e l’anziano concluse: “non basta essere forte, devi imparare a riconoscere non solo il tuo nemico ma da dove arriva e quali armi utilizza, altrimenti, per quanto in gamba, ne sarai sempre sopraffatto.”

 

Aggiornamento del 30 maggio 2018; inviato in allegato al commento di Tano Pirrone (inserito a cura della Redazione).

Recalcati Repubblica. 30.05 copia.pdf

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12 commenti per La politica come una guerra

  • Sandro Russo

    Ritengo scorretto l’articolo di Vincenzo nella sostanza e nella forma. D’altra parte non è il primo né sarà l’ultimo dei “cattivi maestri”.
    All’inizio, proprio il riconoscere “i lutti e i disastri” di quelle scelte estreme, avrebbe dovuto trattenerlo dal riproporle.
    Nel punto in cui cita il presidente Mattarella vorrei ricordargli che ben più della metà degli italiani pensa che abbia fatto bene ad “imporre alle forze politiche le sue ricette” e che sono state piuttosto le suddette “forze politiche” a costringerlo ad una scelta obbligata secondo un disegno precostituito, per imporre delle nuove elezioni.

  • Ritengo molto antidemocratico il commento di Sandro. Sandro devi utilizzare argomenti, per dimostrare le tue tesi non dare giudizi assolutamente fuori luogo.

    “Il ponte tra passato e futuro, trova nel presente un proprio laboratorio progettuale in cui il meccanismo di sviluppo si concretizza non sull’ampliamento, ma su ristrutturazioni continue……”
    “Verso la fine degli anni ’60 matura in Italia – ma il fenomeno è già diffuso altrove – una nuova dimensione sociale, che incalza attraverso precise richieste, in specie per il radicale mutamento che avviene nelle classi sociali che postulano una revisione dell’assetto strutturale e culturale della società. Lo scontro con la nuova ed emergente realtà è inevitabile, proprio nel momento in cui la classe dirigente si ostina a tenere in scarsa considerazione l’opportunità di modificare l’organizzazione della società, per mettere i giovani nella condizione di realizzarsi attraverso processi formativi più adeguati ai nuovi tempi, per rivitalizzare e ristrutturare dall’interno le istituzioni pubbliche”.

    Questo per dire che non riproduco mostri ma è la realtà che propone e può determinare grandi evoluzioni ma anche involuzioni.” “Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma”

    Secondo Sandro è pericoloso chiedersi se in Italia c’è una democrazia o comunque se c’è una vera democrazia nel mondo?
    Se Sandro crede che non possiamo porci questa domanda allora quel dubbio diventa certezza. Non c’è Democrazia.

    La Democrazia di cui si parla è quella imposta dal sistema monetario internazionale che vede difendere i diritti della grande finanza e non dei popoli.

    Io sono molto preoccupato del progressivo attacco a tutti i diritti conquistati dalle classi lavoratrici e dei cittadini. Diritti aboliti da maggioranze governative asservite ormai agli interessi delle lobby liberiste.

    E a questo punto mi chiedo: il popolo è sovrano?

    E’ mai possibile non riuscire neanche a parlare di chi è la vera formica e chi la cicala in Europa?

    E’ mai possibile che pur scrivendo nel contratto di governo: “non usciremo dall’Euro ma incominceremo a ridiscutere i contratti stipulati in Europa” questo impedisca la nascita di un governo di una nazione che dovrebbe essere ancora sovrana?

    Bene se a Sandro questo sta bene lo dica chiaramente. Aspettiamo che rinascano di nuovo maggioranze che amino questa democrazia tecnocratica. Ma è certo che questo può avvenire quando il 70% degli italiani non si recherà più a votare.

  • Silverio Tomeo

    Non mi risulta che nei 5stelle siano tutti giovani, anzi. Gli eletti vengono dal nulla del Web e dalla selezione insindacabile della Casaleggio e associati. Casaleggio padre era un visionario da film di fantascienza, già in lista con la Lega in una tornata elettorale. Grillo un vecchio comico frustrato ma tuttora milionario. I meetup grillini nelle grandi e medie città sono fatti di gente che non si conosceva prima, senza pratiche sociali o culturali in comune. Forse Vincenzo vuole dire che il Movimento 5stelle è giovane? Certo, 10 anni fa nessuno se lo immaginava. I 5stelle hanno sottoscritto un programma di governo con la Lega di Salvini di destra, privatistico, sicuritario, giustizialista, xenofobo e discriminatorio, in alcune parti anticostituzionale, vedi sul vincolo di mandato. Velleitario nei capitoli di spesa. Sostanzialmente antieuropeista (difatti entrambi sono filo-Putin). La cosa buffa è quando i populisti anti-establishment portano avanti milionari, gente legata all’alta finanza, come in America. Lo stesso Conte, uomo di paglia, era associato universitario a 37 anni, vicino a Comunione e Liberazione, evasore fiscale e millantatore di titoli per il curriculum, oltre che stabile in non so quanti consigli di amministrazione. Ma i populisti hanno un rapporto diretto con un indistinto “popolo”, la gente che li capisce e li vota, i giovani spoliticizzati e deculturalizzati, che Vincenzo vede come una speranza e che invece sono una disgrazia, li supportano. I giovani del ’68 e degli anni ’70 hanno fatto lotte serie e ottenuto veri diritti, sociali e politici. Semplificare il tutto con la giacultatoria sui terroristi e sui “cattivi maestri” è roba fritta. Pochissimi furono i terroristi “rossi”. Molti quelli della destra eversiva legata allo Stato parallelo delle stragi, di Gladio, della P2. Giacché ne approfitto per dare pubblicità a un libro collettivo su quegli anni: “Che fine ha fatto il 68. Fu vera gloria?”, della Guerini e associati, dove c’è un mio contributo, appena uscito in libreria.

  • La Redazione.

    Ne “L’amaca” di Michele Serra da la Repubblica di oggi martedì 29/05, un buon contributo alla discussione in corso su queste pagine

    Commenti
    L’AMACA

    di Michele Serra

    Se la scelta è tra “governo dei mercati” e “governo del popolo” Salvini ha già stravinto, perché ha stravinto la sua narrazione populista, il suo schemino becero.
    E purtroppo le ultime decisioni del capo dello Stato sono destinate, piaccia o non piaccia, e a dispetto delle ottime ragioni di una degna persona, a rafforzare drammaticamente, e forse definitivamente, quello schemino piatto e rovinoso, che si mangia ogni possibilità terza, ogni pensiero critico, e pretende di intrupparci tutti quanti in un derby dal quale ci sentiamo esclusi a milioni.
    Mi ripugna un governo Salvini-Di Maio nella stessa misura in cui mi mortifica un governo appeso all’opinione degli eurocrati e alle pagelline pedanti delle famose agenzie di rating. E sono italiano anche io, se mi è consentito.
    In mezzo ai due quartier generali — il fortilizio europeo così come è stato eretto da architetti poco sensibili all’umanesimo dei Padri Fondatori, e l’attendamento sovranista-securitario-trumpista nel quale il ducetto Salvini comanda e gli sciagurati grillini regalano la fanteria — c’è un buco immenso. Una terra di nessuno lasciata incolta, non agguerrita, non attrezzata a questo pessimo momento della nostra storia collettiva. Quel buco è la sinistra italiana: mai come in queste ore ne ho sentito, come cittadino, la mancanza.
    Mi sento straniero in patria.
    Non credo di essere il solo.

  • Rosanna Conte

    Mattarella non ha tenuto conto del voto degli italiani? E’ vero, su questo concordo con Vincenzo, ma non concordo sulla chiamata alla piazza, con riferimenti agli anni di piombo, né sull’aura di gioventù tradita dai vecchi intorno al quale gira il suo ragionamento.
    Il movimento 5stelle non ha nessun monopolio della gioventù, ma, al netto dello loro buona fede, l’inesperienza (intesa come assenza di esercizio dell’azione politica del compromesso, cioè della coniugazione dell’idea con la realtà effettuale), comincia a pagare.
    Si sono accorti i 5stelle della trappola che i ben navigati leghisti hanno loro teso?
    Giusto per fare un esempio, un contratto che prevede la flat tax sconvolge in maniera rilevante il finanziamento dello stato con gravi ricadute sul welfare e senza alcuna certezza di reinvestimento dei ricchi delle grandi somme sottratte alle tasse.
    Ora, per immettere la flax tax sarebbe bastata un rapido percorso legislativo, mentre per avviare il reddito di cittadinanza sarebbe stato necessario molto più tempo, a risorse finite. Sai che risate si sarebbero fatte i leghisti e la destra?
    Il governo legastellato avrebbe dato un’ulteriore batosta alle classi più disagiate, cioè a coloro che pensavano di togliersi di dosso la classe politica parassitaria che imperversa in Italia.
    Basta riflettere solo su questo, senza andare troppo lontano..
    Io non farei il confronto con i giovani armati degli anni ’70 e mi auguro che la delusione di quelli di oggi sfoci solo in qualche semplice manifestazione.
    Bisogna dire chiaramente che la lotta armata di allora fu una vera distorsione dei valori del ’68, e noi, oggi, i valori dell’onestà, della giustizia, della pace e del lavoro non vorremmo vederli distorti.
    Adesso, se fossi una giovane pentastellata guarderei ai vantaggi (essersi salvata da Salvini e dai danni di scelte piuttosto pesanti per coloro che avevano votato 5 stelle per migliorare la propria condizione) e agli svantaggi (essere accusati di non aver saputo gestire l’azione politica della formazione di un governo) di quanto è successo. Ma prima di tutto starei attenta a non farmi fare le scarpe dai leghisti, molto più scaltri e navigati.
    Non alzerei il tono contro il Presidente della Repubblica, non perché non abbia sbagliato, ma perché attaccherei una istituzione che non dobbiamo mai augurarci di svuotare. Quante volte ha sbagliato il presidente Napolitano? Tante, eppure a nessuno è venuta l’idea di chiederne l’impeachement e lo stesso popolo dei votanti ha rigettato col voto quanto da lui voluto.
    Ringraziamo i padri costituzionali che ci hanno dato una legge fondamentale piena di garanzie, di contrappesi che ci consentono, quando vediamo che c’è qualcosa che non va, di raddrizzare il tiro.

  • Parlavamo di inesistenza della democrazia e veri democratici al di là delle antipatie e simpatie o addirittura delle avversioni ideologiche non possono che ribellarsi di fronte a interventi come quello del commissario dell’ UE Oettinger: che in effetti ha detto “che gli italiani avranno un chiaro monito che verrà nei prossimi giorni dal mercato e capiranno che non bisogna mandare al potere i populisti”.

    Questa pubblica e chiara ingerenza, sfacciata proprio perché detta in una intervista, la dice lunga su quello che di molto più grave succede dietro le quinti, nei salotti finanziari, che impartiscono ordini perentori.

    Il buon Amico Serra dice che a Lui gli ripugna un governo Salvini- Di Maio prendiamo atto!
    Io sono abituato a rispettare le opinioni di tutti perché sono un vero democratico, ma la mia opinione e quella di Serra valgono poco quello che conta adesso e rispondere a questa domanda: In Italia la democrazia è in mano al popolo o alla commissione europea o peggio ai mercati?

  • Enzo Di Giovanni

    Non comprendo il senso di questo pezzo di Vincenzo, che pure ho apprezzato in altre occasioni.
    Suonare la grancassa in un momento così complicato per il paese, mistificando oltretutto la realtà, è una operazione scorretta che non mi sarei aspettato.
    Abbiamo due “ragazzotti” che si nutrono di tesi complottiste tutte da verificare (la cosa non stupisce: Grillo non è quello che sdoganò le scie chimiche?), senza solide basi politico-programmatiche, e che sono disposti a tutto per il potere: questa è la sola verità.
    Parlare di impeachement verso il Presidente della Repubblica per una sua azione prevista dalla Costituzione e applicata più volte nel passato, è qualcosa di diverso da un atto politico: è un’azione irresponsabile.
    Il tutto solo per camuffare la lotta tra Salvini e Di Maio su chi debba “comandare”. Ovviamente, ma questo nessuno lo dice, senza alcuna voglia di formare un governo da cui uscirebbero con le ossa rotte, altrimenti l’esecutivo di Conte sarebbe già partito.
    Questo è il quadro, altro che “movimento giovanile”…

  • Tano Pirrone

    Abbiamo capito che il prof ha intenzione, null’altro avendo da fare, e con la forza impavida del neofita, di sottoporci ad un ciclo intero di sermoni per convertire noi ormai vecchi “figli dei fiori” in più freschi e trendy “figli delle stelle”. Ma gli ricordo che un prof politicamente corretto è tenuto a riferire la verità e non la versione di questa che meglio si adatta alla sua visione di parte.
    Traendosi, con un vigoroso colpo di reni e un encomiabile rispetto dei fatti così come sono successi e delle norme, leggi, regolamenti e usi che nel campo specifico delle attività del Presidente della Repubblica interagiscono, traendosi dalla sciatta uniformità popolare avrebbe colto senza difficoltà che Mattarella ha agito e sta agendo, con pazienza e correttezza personale ed istituzionale. Avrebbe, il nostro prof, colto pienamente che Egli (il Pres.) si è mostrato ed ha sostanzialmente agito super partner (!). La battuta non è mia, purtroppo, ma di un agit-prop pentastelluto in piena estasi sotto il palco da cui vaticinava il Capo Politico, ieri sera in una piazza di Napoli.
    Prof, si moderi e legga, a tal fine, lo scritto di Massimo Recalcati pubblicato oggi 30 maggio su Repubblica (organo ufficiale dell’establishment nazionale).
    Non abbia timore, come lei m’insegna le idee degli altri neanche ci scalfiscono se sappiamo ben proteggerci. Auguri.

    [Allegato da la Repubblica annesso all’articolo di base, a cura della Redazione]

  • Rita Bosso

    Condivido ed estendo l’invito di Tano Pirrone: ” Si moderi”.
    Stride con la frase d’apertura, con quel “null’altro avendo da fare”. Moderiamoci un po’ tutti, i toni di molti commenti sono esagerati: derisori, intolleranti, saccenti.
    Se ci rilassiamo, possiamo discutere perfino sull’affermazione che un docente (non di religione) debba riferire la verità. Personalmente preferisco Popper a Recalcati.

  • Luisa Guarino

    Concordo pienamente con Rita: moderiamo i toni e cerchiamo di non offendere nessuno. Lo dico da lettrice e da direttora. E’ facile passare dalla ragione al torto, non per le idee espresse, ma per il modo in cui le esprimiamo. Nel frattempo l’articolo di Vincenzo, che anche io non condivido assolutamente, “tiene banco” da tre giorni e registra un primato di commenti. Però, se si rischia questa deriva, peraltro di cattivo gusto, è meglio fermarsi qui. Grazie a tutti.

  • Care amiche avevo deciso di fermarmi perché gli amici di Ponzaracconta – anche se sensibili alle problematiche nazionali – forse trovavano questi dibattiti più autorevolmente rappresentati sui social, e infatti già ieri avevo inviato il mio nuovo articolo spostando il tiro dal campo nazionale a quello locale. Saluto Tano con simpatia e lo ringrazio comunque di perdere un po’ del suo prezioso tempo con chi ne ha tanto da perdere in nome del suo concetto di democrazia.

  • Rinaldo Fiore

    La realtà è davanti ai nostri occhi e cerchiamo di piegarla verso le nostre idee e opinioni, sapendo “per principio” cosa è giusto e cosa è sbagliato.
    “La verità”. Più invecchio e meno sono sicuro di cosa sia la verità; la verità non la possiede nessuno di noi.
    Ho dovuto fare un percorso psicologico per capire che solo l’ascolto dell’altro e di se stessi rappresenta la verità.
    Mi posso definire un “moderno” liberale, ricordando Malagodi e Ugo La Malfa, e non amo né Lega né Di Maio ma dobbiamo prendere atto che questi sono i nostri governanti.
    Il caro Indro Montanelli, con l’avvento di Berlusconi, si turò il naso per andare avanti ma non è finita perché ne vedremo delle belle…
    “Guai ai vinti”, hanno detto, dimenticando che in questo caso non solo guai ai vinti ma guai anche ai vincitori, cioè al popolo sofferente.
    Salvini e Di Maio tra poco dovranno capire che il silenzio è buon consigliere altrimenti, per chiacchiere da salotto, dovranno fare i conti con una credibilità volgente verso lo zero.
    A noi tutti criticare e muovere le nostre pedine a fronte di errori macroscopici che vedremo tra poco: migranti, reddito di cittadinanza, ILVA, la Terra dei Fuochi e mille altre disfunzioni, ci impegneranno nel capire e nell’appoggiare o criticare le mosse del duo Salvini-Di Maio, tenendo presente che i ladroni non hanno colore politico e in Italia sono numerosissimi…

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