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i-01 k2-13 im-13 ss22 silverio-mazzella Il tunnel "romano" di Chiaia di Luna con le pareti ad "opus reticutatum"

Economia e residenzialità

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di Francesco De Luca

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L’economia è uno dei pilastri su cui poggia l’esistenza di una società. Sarebbe sciocco snobbare o storcere il naso davanti alla forza che i numeri presentano. Ma altrettanto fuorviante mi appare discettare sul futuro di una società, o più chiaramente sulla comunità ponzese, se si poggia tutto il ragionamento soltanto sul dato economico. Non vorrei apparire come saccente ma la struttura di una società, fosse anche quella ponzese, piccola e sparuta, si compone di tanti fattori, più o meno influenti, tutti imprescindibili. Operano in simbiosi o in contrasto ma si influenzano continuamente giacché la società vive di rapporti, di relazioni, di reciprocità.

La comunità ponzese respira, come tutte le comunità, attraverso un intreccio di fattori che rimandano allo ‘spirito epocale’, alle dinamiche territoriali, alla presenza di personalità che incarnano visioni politiche, oppure opportunismi, deviazioni.
Ogni semplificazione mi appare difettosa e dunque parziale, e dunque erronea, e perciò interessata.

L’economia traina l’esistenza di un gruppo sociale. L’affermazione è tanto vera quanto banale e non riesce a soddisfare chi continua a permanere sull’isola in estate come in inverno, assistendo al caos estivo e alla desolazione invernale. Non si percepisce come veritiera la relazione guadagno-estivo uguale residenza-permanente. Posso mancare di acume ma l’esperienza mi dice che i numeri (quelli là, quelli che portano denaro ) non salvano i Ponzesi. Certamente non salvano la residenzialità degli isolani. E’ nell’esperienza di tutti che la ricchezza da provento turistico non abbia fermato l’esodo dall’isola. Anzi, forse c’è da temere che l’arricchimento abbia favorito la partenza per svernare in continente.

Chi ha innescato il dibattito sui numeri e sulla loro provvidenzialità merita un apprezzamento sincero perché contribuisce a chiarire come l’economia sia un fattore (ma solo uno) determinante della vita di una comunità. Ma, ed è qui che il mio intervento prende vigore, non è stato determinante per la vivibilità sull’isola, per la funzionalità dei servizi essenziali, per il soddisfacimento dei servizi secondari.

E’ da decenni che Ponza piange la sua fragilità nelle istituzioni locali e in quelle regionali.
Un disegno socio-politico sulla realtà isolana e sul suo futuro non è dato vederlo da decenni e nemmeno oggi è presente. Mi appare più urgente su questo fronte un impegno programmatico prima e politico poi.

L’economia è importante e perciò è primario discernere i motori che l’alimentano. Non bisogna possedere lauree per individuare nel turismo e nella pesca questi motori. E, subito dopo, favorirne la presenza e la crescita.
Ma, e qui sì che ci vogliono lauree, il turismo non si esaurisce nell’accoglimento. Così come la pesca non si esaurisce nell’impedire che altri vincoli la soffochino.
L’accoglimento esige diversificazioni di offerte. La permanenza sull’isola impone variazioni di programmi di intrattenimento.
Oggi l’economia se segue l’andamento standard inaridisce. Non occorre tanto congelare l’esistente quanto premunirsi per gestirne l’evoluzione. Anzi, occorre produrre l’evoluzione stessa.

Il quadro programmatico di un gruppo sociale che vuole essere al passo coi tempi abbisogna di più tavoli di discussione, di più competenze.

L’economia ha una sua precisa importanza ma guai a farla diventare il perno attorno a quale far girare tutta la vita dell’isola.
Avviene, come abbiamo visto negli anni precedenti, che il Comune perde di vista i cittadini e assume la fisionomia di un luogo dove si ideano e si gestiscono gli affari. Affari pubblici e affari privati. Denaro, business, appalti.
E il resto? Il resto non viene dietro, ma è semplicemente dimenticato, lasciato andare, deteriorato.

 

Immagine di copertina. Pinocchio, di Elena Guastalla

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