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Il Mediterraneo di Alfonso Gatto

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proposto dalla Redazione

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Un viaggio della memoria sulle orme di due scrittori meridionali, da la Repubblica di qualche anno fa. Uno dei due è Alfonso Gatto, di cui altre volte abbiamo fatto menzione sul sito, per essere stato nel 1955 inviato speciale di “Epoca” nella nostra isola; l’altro è Salvatore Quasimodo.

Alfonso Gatto

Leggi ai link sottostanti gli articoli inerenti:

Di Enzo Di Fazio (2011): Un pezzo di storia ritrovato attraverso il recupero di un vecchio-giornale
Di Enzo Di Fazio (2011): Fari e ricordi (4)
A cura della Redazione (2012): La serata del 10 agosto un brano di Alfonso Gatto da epoca del 1955 (letto da Enzo Di Giovanni)

Il Mediterraneo di Alfonso Gatto
di Salvatore Casaburi

Dopo aver lasciato Napoli-Centrale, il “regionale” per Salerno intraprende un viaggio che non fa distinzione tra spazio e tempo. Il viaggiatore naufraga dolcemente, con lo sguardo perso oltre il finestrino.
Un mare blu scuro insegue il treno fino a Torre Annunziata, per poi nascondersi alla vista dietro le montagne della Penisola Sorrentina. Riappare, di un altro e più sereno colore, appena il campanile sull’ ultimo promontorio annuncia Vietri sul Mare.
Le spiagge nere di lava, che da San Giovanni a Teduccio si susseguono fino a Torre Annunziata, ricordano gli operai di Carlo Bernari, i primi scioperi all’ Officina di Pietrarsa dopo l’Unità d’Italia, i mugnai e i pastai di Maria Orsini Natale, la presenza inquieta del Grande Vulcano, la solitudine lungimirante e ironica del Recanatese, intento a scrutare il suo tempo oltre i facili entusiasmi coevi per le “magnifiche sorti e progressive”.
Il treno lambisce spiagge innaturalmente colorate da chiazze di rifiuti, sfiora ville ed esedre in rovina, si ferma nelle stazioni per raccogliere altri passeggeri, forse indifferenti alle riflessioni che i luoghi sembrano suggerire. Corre quasi sul mare, si lascia definitivamente alle spalle Posillipo e San Martino che, mentre sfuma la linea di costa napoletana, si appiattiscono, ormai lontani, contro la collina dei Camaldoli. Dopo la stazione di Pompei, gli “antichi” restituiscono il testimone alla contemporaneità.
L’Agro Nocerino è un affastellamento di palazzi, di capannoni, di centri commerciali. Si fa fatica a credere che quella assurda conurbazione abbia fuso in un magma pietrificato i paesi narrati da “Mimì” Rea.
Dopo Vietri, il treno inizia la discesa verso Salerno, come se la Costiera avesse voglia di pianura dopo tanta montagna.
Dalla stazione, corso Vittorio Emanuele mi introduce alla storia della città, mediterranea ed europea già con la normanna “Scuola Medica”.

Salerno. Giardino della Minerva


Prima di inoltrarmi per le stradine che si inerpicano verso il “Giardino della Minerva”, compio una programmata sosta.
«Su e giù per queste strade / interne al corso al bar d’ angolo / nei locali della Galleria / del “Catalogo” / da lui promossa / trascorse gran parte / dei suoi ultimi anni / Alfonso Gatto / 1909-1976 / che a Salerno era nato e che sempre ed ovunque / da uomo europeo si portò nel cuore / facendone spesso motivo / della propria immortale poesia / – Vasco Pratolini dettò, 8 marzo 1986».

Gatto aveva 67 anni quando la morte lo prese a tradimento sull’asfalto dell’Aurelia grossetana.

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La stessa età aveva Salvatore Quasimodo nel giugno del 1968, quando un ictus lo costrinse a riporre la cetra di cantore sul lentisco della Costiera ingorgata di traffico, in un’ inutile corsa da Amalfi verso un ospedale napoletano.
Sotto un antico arco, una targa ricorda le sensazioni che rinnovavano la vicinanza dell’antica Repubblica Marinara alla natia terra di Sicilia.

Il legame che i poeti hanno con le loro origini è fatto di amore verso il mondo. «Ad Alfonso Gatto / per cui vita e poesie / furono un’ unica testimonianza / d’amore» – è l’epigrafe dettata da Eugenio Montale per la tomba dell’irrequieto e dolce poeta.

Di Alfonso Gatto, il mio ricordo è una vecchia e bellissima fotografia su “Vie Nuove” che lo ritrae a bordo di una scalcagnata automobile scoperta a seguito del Giro d’Italia. È lo sguardo chiaro dell’apostolo Andrea che affianca sognante e preoccupato un Cristo meridionale e mediterraneo, al quale dà volto lo studente antifascista catalano Enrique Irazoqui, scelto da Pasolini a immagine del suo mondo di diseredati. Un viso del presente.

In “Amore della vita”, Alfonso Gatto si domanda: «Tornerà, tornerà / d’ un balzo il cuore / desto / avrà parole? / Chiamerà le cose, le luci, i vivi? // I morti, i vinti, chi li desterà?».
Penso ai barconi che lasciano l’Africa carichi di sofferente speranza.
La dolente epicità dei volti dei “nuovi ultimi del mondo” rende indispensabili, nel presente, i versi dei due poeti, in un pessimismo che invoca ritrovata responsabilità.

Salvatore Quasimodo

«Sei ancora quello della pietra e della fionda / uomo del mio tempo…».
Più che mai attuale è l’indignata constatazione di Quasimodo.
Mi fermo nuovamente.
Questa volta in Villa Comunale, dove la statua di Carlo Pisacane, con i nomi dei suoi generosi e sfortunati compagni incisi nel marmo, rinnova una storia che parla di democrazia, di Unità d’ Italia, di Meridione e di Europa.
Le strade e i luoghi trasmettono più emozioni di quanto si possa pensare.
Raggiungo le terrazze del “Giardino della Minerva”, antico “orto dei semplici”, con le piante e il sistema di canalizzazione che raccontano di giardini pensili da “Mille e una notte”, di antica sapienza araba, di continenti una volta lontani.
Oltre il torrente Fusandola, che rifornisce di acqua quel luogo di delizie, iniziano le curve a gomito della Costiera.
I luoghi e le parole dei poeti non sono recinti, ma metafora del mondo.
Alfonso Gatto e Salvatore Quasimodo ne furono sempre consapevoli, senza mai sottrarsi alle scelte, pur travagliate, imposte da un’ antica e universale domanda di libertà e di giustizia.
Della loro libertà lucidamente visionaria ha ancora bisogno il nostro tempo vanesio e tragico.

[di Salvatore Casaburi da la Repubblica del 23 apr. 2011]

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[Questo articolo costituisce il seguito ideale di uno precedente, di Erri De Luca,
recentemente pubblicato (leggi qui). 2 – Continua]

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