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foto-0001 h-34 i-36 k1-15a 79 Una delle tante vele storiche

La mia Terra Madre

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di Rinaldo Fiore

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…a margine dell’articolo da Sandro su Ermanno Olmi e ‘Terra Madre’ (leggi qui)

Quando mi accompagnarono a vedere un terreno con un rustico, dalla strada principale, asfaltata e già interessante, fui immerso in una stradina dissestata ripiena da un lato da lecci e corbezzoli e da alti pini e dall’altro lato l’ingresso di una villa e una macera rialzata, orlata da alberi da frutto.
Il primo impatto fu positivo e, dopo centro metri di strada, arrivammo, tra basse costruzioni di un borghetto di campagna, ad un oliveto con una casa di campagna.
Il mio cuore palpitò silenziosamente mentre lo sguardo si faceva attento e già ripieno di bellezza.

La “Terra madre” io ce l’avevo davanti, la mia terra madre che mi aveva generato tra le montagne d’Abruzzo bagnate dai campi di grano e distese di campi di granturco e di patate.
Ermanno Olmi avrebbe apprezzato la mia scelta, fatta dopo pochi secondi di osservazione, di quell’oliveto con alberi da frutto in un verde illuminato di luce.

Van Gogh Oliviers. Auvers sur Oise. 1889

Quella Terra madre che tinge le mie unghie, in omaggio a quelle mani dure e rugose dei contadini che portavano la loro terra sudata sotto le unghie, ormai incrostate e diventate di pietra. Due anni prima di andare in pensione, dopo un duro lavoro professionale, avevo deciso di comprare un piccolo pezzo di terra, giusto per fare un orto…

Entrando nell’oliveto mi trovai di fronte ad uno spettacolo della natura semplicemente meraviglioso, fuori dal comune in un tempo in cui la tecnologia ha invaso letteralmente la nostra vita, soffocando la fantasia e i nostri sogni.
Per primi mi accolsero gli olivi, con le loro foglie argentate, e subito dopo un gran bell’albero di ciliege e più giù un pesco stenterello che guardava invidioso un noce maestoso, invaso da un albero di avellane. I fichi d’India invece, quasi nascosti, limitavano il confine col vicino e adocchiavano un kaki dalle foglie splendenti che controllava tutti gli altri olivi fino all’orizzonte del filare di querce che proteggevano il terreno dal vicino burrone.
Impiegai due parole per definire la questione: “Lo compro!”.
E iniziò la mia avventura della vita in campagna a cento metri dalle ultime case di Marino!

Sono diventato ricco dei colori e dei profumi dei fiori, ricco dell’olio sudato e dei frutti. Qui in questa amata Terra ho piantato la mia memoria affettiva corredandola con i miei acquerelli che rappresentano bene quella Terra su cui poggiamo i nostri piedi e il nostro amore…
Singolarmente Sandro, il commento che tu hai fatto di un mio racconto, è proprio appropriato al sentire di Ermanno Olmi; Dici che “trasmetto gli odori e i rumori nei miei scritti, ed altro…” 

V. Van Gogh. Oliviers avec ciel jaune et soleil. 1889

Credo che sarei stato felice di conoscere Ermanni Olmi e di accompagnarlo a vedere il mio terreno…

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