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Quando Ulisse giunse a Ponza

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di Emilio Iodice.
Traduzione dall’inglese di Silverio Lamonica. Completo di versione originale, per gli amici – lettori d’oltreoceano.

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Il luglio 1989 era simile alla maggior parte dei mesi estivi ponzesi. Faceva molto caldo, ma a tratti una gradevole brezza carezzava il mare turchese, così calmo da sembrare un magico lago scintillante ai raggi del sole.
E fu in una splendida mattinata del genere che sentii un forte vocio proveniente dalla strada sotto al mio balcone, a Cala d’Inferno: vi si era radunato un gruppo di circa venti persone che, gesticolando, puntavano l’indice verso i gradini che da Cala d’Inferno conducono al mare. Il fatto insolito era che tutti loro parlavano in inglese. Mi incuriosiva la passione con cui la guida descriveva il luogo in cui si trovavano. Decisi di salutarli per sapere qualcosa di più.

Cala d’Inferno

La guida non era una persona qualunque. Era un famoso professore di archeologia britannico. Guidava un gruppo di studiosi di storia, antropologia, mitologia, scienza e filosofia. La maggior parte dei delegati aveva un’età di circa 65 anni e oltre, come pure la loro guida. Spiegava di aver trascorso parte della sua vita abbinando la letteratura greca e la mitologia con la storia e l’archeologia.
Secondo il suo punto di vista, la realtà superava la finzione nell’antica letteratura che per secoli fu trasmessa con racconti orali, simili ai libri-audio dei nostri giorni. Omero, in particolare, ha composto la trama delle epoche più elaborate ed emozionanti che univano la fede, il mito, la storia, la guerra, la cultura, la realtà e la finzione in storie incredibili che attraversarono i secoli e le epoche, per arrivare oggi fino a noi, con la stessa chiarezza di migliaia di anni fa.

Una storia, in particolare, incuriosì moltissimo l’archeologo: l’Odissea. Trascorse decenni ad esaminare ogni aspetto della storia seguendo le tracce del viaggio leggendario per provare che tale viaggio avvenne realmente, anche se in gran parte si siano sovrapposti racconti mitologici e fiabeschi, in modo che un pubblico illetterato potesse cogliere, di questo racconto classico, i messaggi essenziali di eroismo, avventura, giustizia contro l’ingiustizia, ed del bene contro il male.

L’archeologo disse che Ponza era uno dei luoghi più stupefacenti della terra per le bellezze naturali ed il suo passato. Doveva essere ricercato, tutelato e promosso per ciò che era: una miniera d’oro di informazioni ed un prezioso gioiello di cultura, antropologia e archeologia. Ogni parte di Ponza ha qualcosa di unico e sbalorditivo da rivelare. Egli riteneva che Cala d’Inferno fosse davvero un magnifico esempio di un viaggio meraviglioso e di opportunità educative per l’isola.

Aveva ricostruito la storia di Ponza da centinaia di milioni di anni, quando i vulcani diedero forma all’arcipelago, all’epoca dell’uomo di Neanderthal e dei cavernicoli, ai fenici, ai greci, ai romani e fino ai tempi moderni. Egli spiegò che Ponza era sempre stata un punto strategico nel Mediterraneo. Nel mondo antico era raggiungibile dal mare, ma abbastanza lontana per far parte di una rete difensiva dell’impero e perfino luogo di esilio o di prigione in caso di necessità.

Rappresentava un elemento essenziale delle vie marittime commerciali e militari che dal centro dell’Italia conducevano in tutte le direzioni. Tra l’altro Ponza aveva un pregio speciale che la rese importante per i mercanti fenici, per gli esploratori greci e per la flotta romana: l’acqua. I greci, in particolare, localizzarono le fonti d’acqua potabile in varie parti dell’isola. Fecero degli scavi per incanalare l’acqua, in modo che le navi potessero facilmente ancorare e riempire d’acqua i loro barili e serbatoi, quando proseguivano il viaggio verso la Sardegna la Sicilia o i punti settentrionali e occidentali d’Italia e del nord Africa. Cala d’Infero era uno di questi luoghi.

Tunnel greco e scala a Cala d’Inferno

L’archeologo britannico sosteneva che il tunnel e la scala di Cala Inferno fossero opera dei greci. Fece presente di averla esaminata accuratamente e disse che si trattava di una costruzione greca, tipica dei luoghi dov’erano presenti delle fonti naturali d’acqua, come nel caso di Cala d’Inferno. Nel 1989 il tunnel e la scala erano ancora intatti e utilizzabili e condusse la sua delegazione a vedere di prima mano ciò che aveva sostenuto.

Mi disse che esisteva un’ampia letteratura per provare che Ponza era il luogo in cui Ulisse si fermò e poi che era la località in cui trovò Circe, la maga. Insistette che proprio dove sorge la mia casa, con la veduta sulla baia, era il punto in cui Ulisse incontrò la maga Circe. Immediatamente gli chiesi come fosse giunto, senza ombra di dubbio, a una tale conclusione. Rispose che c’erano prove sufficienti per suffragare la sua affermazione.

Secondo lui, Ponza era per i greci l’isola di EEA. Nell’Odissea di Omero, Ulisse (Odisseo per i greci) re di Itaca, si reca a combattere contro Troia, com’è descritto nell’Iliade. Apparentemente fu di Ulisse l’idea di costruire un cavallo di legno per nascondervi all’interno i soldati ed offrirlo ai troiani come dono religioso. Il risultato fu che i soldati penetrarono in città e vinsero la guerra.

Il cavallo di Troia, dall’Iliade di Omero. Immagine fornita cortesemente dalla Corel Corporation

Dopo aver combattuto nella guerra di Troia per dieci anni, Ulisse affronta un viaggio infido per fare ritorno alla sua terra natia e alla sua consorte e regina, Penelope. Il viaggio è pieno di pericoli e i suoi uomini sono sul punto di ammutinarsi, quando approdano ad un’isola bellissima e misteriosa. Omero crea una saga intricata intorno a Ulisse e ai suoi uomini quando raggiungono Eea ed incontrano Circe, la maga.

Ulisse e le sirene. Museo Nazionale del Bardo, Tunisi. II sec. d.C.

In breve, i suoi uomini decisero di sbarcare ad Eea per approvvigionarsi d’acqua e per cacciare. Appena si avvicinano all’isola, odono le voci delle sirene che li incantano.

E. Brewer, 1892: Circe e i suoi maiali

Ulisse si lega all’albero maestro della nave e si ottura con la cera le orecchie, per evitare i dolci suoni delle sirene e scongiurare di essere stregato, cosa che accadde ai suoi uomini, trasformati in porci da Circe.

Wright Barker, pittore britannico (1864 – 1941): Circe, 1889

Ella viveva in un bel palazzo su uno dei punti più alti dell’isola. Circe e Ulisse trascorrono insieme un anno tra feste e banchetti; lei trasforma di nuovo la sua ciurma in uomini ed essi riprendono il viaggio con la benedizione della maga.

Secondo l’archeologo, Eea era l’isola di Circe, come risultò dai principali libri, tradotti direttamente dal greco. Mi mostrò una bibliografia di opere che acclaravano questo fatto. Successivamente, a New York, mi accorsi che uno dei libri in mio possesso; era una prima edizione di una traduzione dell’Odissea a cura di S. H. Butcher e A. Lang dell’Università di Edimburgo e pubblicato da Macmillan Company a Londra nel 1930. Nel libro X pag. 159 viene descritto il viaggio di Ulisse ad Eea e l’incontro con Circe.

L’archeologo britannico sostenne che Cala d’Inferno era logicamente il luogo dove Circe aveva il suo tempio, sia che fosse realtà o leggenda.
Primo: egli notò che la scala a forma di conchiglia scavata dai greci, in modo che potessero avere un accesso all’acqua, produceva il suono delle sirene quando il vento soffiava tra le sue pareti.
Secondo: scoprì che per secoli i maiali venivano portati su a Cala d’ Inferno, proprio in quell’area.
Terzo: c’era un tunnel costruito dall’alto dov’era il tempio, che forniva la pressione dell’aria per la fontana. Si trattava di un grande progetto con cui Circe intendeva proteggere il bacino idrico.
Quarto: la posizione era su una delle parti più strette dell’isola, a cavalcioni su entrambi i lati di Ponza. Era ad oltre cento metri sul livello del mare da cui si poteva osservare il sole dall’alba al tramonto. Ciò lo rendeva un posto ideale per un tempio. Insistette che questo era il caso per cui bisognava proteggere Cala d’Inferno e promuoverla come luogo della venuta di Ulisse a Ponza.

Col passare degli anni ci furono numerose visite a Cala d’Inferno, organizzate anche dalla National Geographic: dissero alcune cose già affermate dall’archeologo britannico.

Sfortunatamente la nostra storia è accaduta circa trent’anni fa. Immagino che nessuno dei protagonisti di questa storia sia ancora vivente, per riandare ad approfondire le ricerche riguardanti Ulisse e Cala d’Inferno.

Che io sappia, l’archeologo non ha mai registrato le sue scoperte in un qualche saggio accademico e l’unico riferimento tangibile è ciò che esiste in questo scritto.

Comunque è chiaro che Ponza abbia ancora molto da dirci e che luoghi come Cala d’Inferno abbiano nel profondo storie antiche da raccontare.
Dipende da noi sondarle e scoprirle e lo dobbiamo fare affinché questi gioielli siano salvaguardati al massimo, rendendoli anche disponibili per le future generazioni; è ciò che bisogna fare per conoscere la magica storia di questa Perla del Mediterraneo che è Ponza.

 

File .pdf del racconto in inglese: When Ulysses came to Ponza. Final

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