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Segreti pensieri, ritrovi, visioni. Segreti?

di Francesco De Luca

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Esistono luoghi segreti? Ognuno nella vita ha immaginato di averne uno, il suo, quello nascosto a tutti gli altri eccetto che a lui.

Un luogo segreto, così denominato per discernerlo, per dargli un nome, giacché tale può essere anche un momento, un gesto, un pensiero. Senza dimensioni spaziali eppure racchiuso nelle quattro pareti dell’ intimo. Inaccessibile agli altri e aperto soltanto a chi in esso ritrova ciò che vi ha deposto.

Cosa ha lasciato? Aspirazioni.

Quelle irrealizzate nella vita, troppo fisica per dare consistenza a quanto la mente ha partorito come condizioni per trovare appagamento. Ma appagare cosa? Qual è la condizione cui maggiormente s’ aspira? E’ la serenità d’animo, il sentirsi in pace con sé. Le incombenze della giornata, le irrisoluzioni, i contrasti, i rimandi: tutti appianati in una serena attesa. Col tempo sospeso, che non corre; in quella dimensione d’animo trepida, vagolante nella vaghezza.

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In quella vaghezza dove i profili sono indistinti, i caratteri accennati, gli incontri brevi, le cose con l’inconsistenza dell’immaterialità, le persone dalle somiglianze sfumate.

Tutto questo lo trovi nel luogo segreto, ad occhi chiusi, in uno scenario impalpabile. Qui le immagini che fanno da sfondo e da contorno immancabilmente sono quelle di Ponza. Il dirupo che da monte Guardia precipita giù dove il massiccio del Faraglione appare come una postazione turrita, accerchiata da bianchi cavalleggeri sulle onde. Col vento che indurisce il volto.

Oppure lo smeraldo delle acque nella grotta di Ulisse. Lì una figura di donna taglia il bianco-perlaceo del foro sottomarino. Saetta fluente e scompare oltre il cunicolo. Fluente, ecco il termine che può bene adattarsi al verso che martella la mente: fluente scorre la sera e copre le vicende di chi dispera.

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E’ l’umanità, è lei, che dispera, è l’insieme degli uomini nelle strette di chi si assilla ad avere potere sui propri simili. Gode e si dispera. Gioisce e muore.

Sì… si muore alla maniera delle formichine che il bambino schiaccia con le dita per gioco.

E, come un gioco, lieve , il sonno, infine, prevale. Dallo sfumato migra nel nero. Il sonno è nero per chi vi arriva dopo l’ anticamera del luogo segreto. Ma… esiste il luogo segreto?