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Onoriamo Pierino provando a migliorare la vita di chi come lui vive in mezzo a noi

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di Vincenzo Ambrosino

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Pierino zoppicava, si reggeva con una mano i pantaloni sempre più larghi e lunghi mentre con l’altra mano fumava una sigaretta dopo l’altra, parlava con un filo di voce rauca, tossiva, sputava, era sporco e malandato.
Per quanto tempo Pierino è vissuto così? Troppo tempo. E noi che cosa facevamo? Gli offrivamo da bere e lui traballando accettava, ci piaceva strappargli un sorriso per questo gli offrivamo volentieri da fumare, ci piaceva quando spruzzava quasi senza inspirare il fumo e poi si dondolava per cullare i suoi lamenti.
Si era inventato l’elemosina esagerata: – Mi dai 5 – 6 euro?
Infatti a suo modo pensava: – Se hai da darmi un euro perché non provi a darmene 5 o 6 così non mi fai perdere del tempo a chiederne per oggi ad altri?
Pierino faceva il bagno a Sant’Antonio anche d’inverno. A volte aveva l’asciugamano,  altre volte no e spesso ri-indossava i suoi vestiti lerci e logori sul corpo bagnato.
Restava così per ore ed ore e di sera anche quando faceva freddo,  tutto bagnato, lo vedevi venire al bar a cercare qualcosa da ingurgitare.
I ragazzi, in tanti di notte, ballavano e cantavano intorno a lui e tutti vedevano che non stava bene ma solo pochi pensavano che da un giorno a l’altro sarebbe morto.

Certo non è sempre stato così. Pierino era un bambino uguale a tanti altri, poi adolescente normale, divertente, giocava anche a calcio, era mancino per cui giocava come terzino sinistro.
A 18 anni  ti possono capitare cose fatali: lo Stato, per esempio ti dice che sei adulto che devi essere utile e assumerti i tuoi doveri di cittadino. Ti impone una divisa e degli scarponi e ti mette in fila a marciare con un fucile in mano e tu puoi non capire il perché e perdi il passo, poi perdi la fila. Ti accorgi che non sai stare in riga con gli altri, ti confondi quindi prima rallenti poi rimani fermo con il tuo zaino vuoto ad aspettare il prossimo squadrone che non passerà più. Ti dicono che non sei idoneo e ti spediscono a casa.

Senza addestramento militare, senza aver sparato nemmeno un colpo ad una sagoma di cartone, in queste condizioni ti trovi davanti ad una alba d’agosto con accanto una donna che non è assolutamente militarista e che mette a nudo la tua anima. Ti fa una doccia “scozzese” di affettuosità ma poi, finita la magia ti dice: – Mi sei simpatico ma non sei il mio tipo, mi dispiace, capisco i tuoi sentimenti ma io ho altre prospettive.

Queste esperienze probabilmente hanno messo in moto, nella testa di Pierino, dei pensieri  che sono diventati ossessioni: – Non sei idoneo… mi sei simpatico ma io ho altre prospettive… non stai al passo: chi sei tu per vivere in questo mondo se non sai stare in riga? Che sai fare? Io ho altre prospettive quali sono le tue?

Ecco. Le prospettive. Quali sono state le prospettive di Pierino?
Pierino avrà anche cercato delle risposte ma non ha trovato niente frugando nelle sue tare genetiche. Confusione! Depressione! Schizofrenia?
Quanti di noi lo hanno visto soffrire? Quanti di noi veramente hanno compreso la sua sofferenza?
Pierino è sempre stato un uomo sensibile, tanto sensibile da chiedere aiuto solo ai suoi cinque sensi per riuscire a passare la giornata.
Sensi che lo facevano comunque svegliare, parlare, mangiare, bere, ascoltare, dipingere. Forse si tuffava nelle acque gelide, per avere una scossa fatale sulla pelle che gli rimettesse in ordine i pensieri impazziti. Ma non bastava l’immersione polare e allora lo vedevi massaggiarsi la testa con forza nel tentativo di mandare in tilt quel flipper di percezioni impossibili da domare.
Pensieri sempre l’uno contro l’altro che continuavano a litigare.

Chissà quante volte avrà detto, recandosi a Chiaia di Luna, a questi suoi amici nemici interni: – Perché non la finite di litigare? Guardate quanto è bello il tramonto.  
Assaporate questo tepore che il grande astro ci regala, riposatevi un po’, godetevi questo momento, datevi e datemi una tregua, tuffatevi in questo rosso mare. Fate che domani il nuovo giorno vi trovi in pace. Domani tutti insieme andremo a prenderci una caffè al bar, lì ci sono degli amici che ci offriranno da bere.”
– Amici? – gli avranno risposto in coro i suoi maledetti pensieri – Amici? Ma se tu avevi veri amici non passavi il tempo con noi, il tuo tempo lo passavi con loro!”
Niente, i suoi pensieri non apprezzavano la bellezza della natura e non credevano nell’amicizia!
Ognuno di questi pensieri aveva una sua postazione, una finestra da cui faceva partire pallottole di parole contro l’unica persona che conoscevano e che passava per quel vicolo, deserto.
Sparavano a lui, povero Pierino, che tentava di coprirsi rispondendo con colpi di tosse o ubriacandoli a sorsi di vino, oppure confondendoli con nuvole di fumo.
Niente! …quei cecchini implacabili appostati a tutte le ore del giorno e della notte avevano ripostigli carichi di munizioni da sparare contro di lui. Per cui niente poteva il fumo delle sigarette, niente la bottiglia di vino, spesso doveva ricorrere forzatamente alla medicina che quel medico pietoso e anche lui implacabile gli praticava.

Poi scoprì che quei cecchini a volte si calmavano un po’ e per un po’ non sparavano, si fermavano a guardarlo quando si dava da fare intorno ad un foglio bianco che lui cominciò a riempire di colori. Quei colori in qualche modo distraevano i suoi pensieri e per un attimo li indirizzavano verso il mare. Quando dipingeva, tutto diventava liquido, fluido e lui con i suoi pensieri riusciva a fluttuare senza più pesi. Allora forse Pierino, solo in quel momento di quiete, andava a ritroso, nuotava a dorso e ritornava per un attimo alla fonte della sua vita. E per brevissimi istanti riusciva di nuovo a vedere la sorgente da dove era vissuta quell’acqua benefica incontaminata da cui era partita la sua esistenza.
Disegnava, colorava e percorreva il suo viaggio, come una goccia tra tante gocce, non si sentiva diverso, era felice, la sua esistenza scorreva e tutto il suo essere in mezzo ad altri esseri era gioioso, allegro, cordiale e questo fino a raggiungere il mare e lì si perdeva la sua creatività e la sua tranquillità.

E così Pierino si è inventato la pittura. Per distrarre i suoi demoni, ha cominciato ad imbrattare tutto quello che gli permetteva di farlo. Offriva ai suoi demoni la sua fragile fantasia, la sua infantile sensibilità. Le sue linee incerte, le sue idee trasfigurate, i suoi colori impauriti, i suoi sprazzi di luce. Lui sacrificava ai suoi demoni (pensieri maledetti) la sua povera creatività per tentare di placarli. Questi a volte, raramente, non solo si placavano ma diventavano addirittura conforto.
Succedeva quando davanti ai suoi quadri sostava un innocente che gli sorrideva, oppure quando capiva che qualcuno lo stava perdonando. Brevi momenti di estasi per un uomo senza amore. Non parlo di un amore ma di amore. Mai si era sentito uomo in mezzo agli uomini. Ma a volte uomo in mezzo a rane, oppure rana in mezzo ad uomini, oppure rana in mezzo a rane.

Qualcuno comprava un disegno a Pierino, poi tornava in casa con quel foglio arrotolato e sorridendo in modo stravagante diceva ai suoi: – Ho comprato un quadro di Pierino a 20 euro – e ridendo tra se pensava: – Ho fatto un’opera di bene e poi non si sa mai nella vita… che non sia un investimento.
Ma quel qualcuno ha veramente creduto nelle possibilità artistiche di Pierino? Pierino aveva qualità artistiche?
Ecco la sua pittura incompleta perché parte del suo essere creativo era dominato dalla paura e non dall’amore. È l’amore che dà ispirazione, prospettiva, desideri, salute, benessere e protezione; senza amore solo la morte ha avuto pietà di lui.

Ma io oggi vedo Pierino ancora girare per le nostre strade, si fa chiamare in un altro modo, in un modo che ha a che fare con una delle sue doti “Elettro – tecniche”.

Anche questo ponzese è un creativo, ancora ha un orgoglio e cammina con le sue gambe ma lo vedo sempre più trasandato, solo e abbandonato.
Voleva fare un museo un giorno, per questo aveva una grotta piena di cose del passato, ma finì male, lo hanno anche arrestato perché voleva con la forza far valere  i suoi punti di vista.
Poi lo abbiamo visto arredare a suo modo muretti dell’isola con vecchie mattonelle e poi colorare le bitte del porto e poi piantare un leccio in piazza. Poi l’abbiamo visto raccogliere in modo seriale oggetti nell’immondizia.
Per lui le cose hanno un’anima e non vanno gettate via ma fatte rivivere: dare una seconda vita alle cose!
Questo giovane uomo come Pierino?

Questo giovane uomo lo vedo tutte le sere solo, fuori al Winspeare o al Sarracino. Lo vedo con i suoi oggetti raccolti qua e là appoggiati su un muro. Lo vedo chinato su un giornale che lui continua a sfogliare (così per darsi un tono) aspettando che qualcuno si accorga di lui e magari gli chieda dei  suoi oggetti e gli faccia un’offerta. In quel momento sembra che si animi, sembra che le parole, partendo dal basso nella pancia vuota, superando la pesante gravità della sfiducia, gli facciano tremare addome, polmoni, gola e quando emergono sono rauche ma ancora coerenti.

Lo vedo alcune volte – quando il bar è vuoto e lui riesce ad avere un po’ di attenzione – che ha ancora voglia di dire le sue idee. Lo sento farfugliare i suoi progetti ma li racconta ogni giorno sempre con maggiore confusione perché sta cominciando a crollargli  la speranza.
Comincia a parlare da solo, anzi canticchia i suoi dialoghi interiori, perché per adesso riesce ancora a trovare risposte ironiche alle sue domande.
Mi chiedo come vive questo giovane uomo? Che mangia? Dove dorme, come e dove si lava? Questo giovane uomo è ancora forte e se vogliamo anche bello ed è fiero nei suoi atteggiamenti ma fino a quando durerà tutta questa dignità se continuerà a vivere da solo e senza una prospettiva?

Vedete, è bella l’iniziativa di ricordare Pierino e raccogliere i suoi disegni, i suoi colori… ma perché devolvere quei soldi della vendita dell’opuscolo al Museo?
Che c’entra Pierino con il Museo?
Pierino era un artista da Museo? Ma i soldi per questo benedetto Museo non dovrebbero già essere stati stanziati? non si possono prendere dalla tassa di sbarco?

Io sono convinto che Pierino vorrebbe che questi soldi fossero impegnati per tentare di salvare altri creativi che vivono la sua stessa esperienza di vita.
Questo iniziale contributo – derivato dalla vendita dell’opuscolo di Pierino –  che venga gestito da una commissione, formata dall’ideatore  del volume per Pierino, da un referente del comune, da un rappresentante dei servizi sociali, da un medico.
Lo scopo della commissione è  indirizzare contributi comunali,  raccogliere donazioni volontarie per sovvenzionare un progetto di solidarietà (da strutturare nei suoi obiettivi) al fine di aiutare un residente creativo.

 

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7 commenti per Onoriamo Pierino provando a migliorare la vita di chi come lui vive in mezzo a noi

  • Silverio Tomeo

    Ricordo, una delle ultime estati che passai sull’isola, che mi guardò con occhi sbarrati e mi disse, con molta chiarezza: “Io tornerò luce!”. Spero che ritorni luce, a illuminare le piccole ipocrisie, le piccole sciatterie, le frettolose disattenzioni, gli atti mancati, le rimozioni mentali, i pregiudizi meschini, che fanno della nostra ordinata quotidianità – spesso – una corazza insormontabile al diverso, all’altro che è veramente altro, al volto nudo dell’alterità.

  • Rita Bosso

    Colgo nello scritto di Vincenzo una sincera preoccupazione; tuttavia mi chiedo se sia proprio necessario fare riferimento ad identità ben individuabili. Per quale motivo le vicende di un singolo – ma anche delle persone che, a vario titolo, sono in relazione con lui- debbono essere rese pubbliche? Il diritto alla privacy, il consenso al trattamento dei dati- e un soprannome è il dato che meglio identifica, in una piccola comunità- valgono solo per alcuni?

  • Commenti dai social

    Concordo in pieno con quello che hai scritto Vincenzo e soprattutto sui soldi per come devono essere devoluti…. X il museo ci sono altri modi X recuperare soldi (Ofelia Serto)

    Sinceramente quest’articolo è terribilmente stupido….mio fratello è affetto da patologie importanti ma che c’entra?bah (Assunta Aprea)

    Ho tentato per due volte di portarlo a Formia, per sistemarlo in una casa famiglia , aiutato da un infermiere psichiatrico e ovviamente dallo psichiatra. Non era un paziente in agitazione psicomotoria, non era aggressivo e non si poteva obbligarlo e poi Pierino diceva sempre:”… dottò, la rena (sabbia) di Palmarola sta qua e manco in paradiso ci sta…” . Ben inserito in un contesto sociale dove era benvoluto ed aiutato da tutti, viveva libero, senza psicofarmaci, tanto non c’era verso. Li prendeva quella settimana durante il ricovero in spdc ma poi tornato a Ponza non li voleva più. È morto prematuramente ma da uomo libero e sono convinto che ricoverato da qualche parte sarebbe morto molto prima ed infelice. Questo è il mio ricordo di lui. (Antonio Di Carlo)

  • Luisa Guarino

    Ogni volta che incontravo Pierino sulla scalinata della Dragonara mi salutava con un sorriso: spesso mi chiedeva di mio fratello Silverio, medico. Gli davo volentieri i cinque euro per le sigarette: quando ero senza rimandavo alla volta successiva, e lui ragionevolmente aveva fiducia in me. Anche io ritengo che vendere il libro a lui dedicato per sostenere il museo sia fuori posto.
    Per quanto riguarda invece Vincenzo e il taglio che ha dato al suo scritto, ritengo che sia in buona fede e animato dalle migliori intenzioni, ma concordo pienamente con Rita: non è proprio il caso di trattare con leggerezza e superficialità le vicende di una persona, ledendo la sua privacy e quella della sua famiglia. Mi auguro perciò che il discorso si concluda qui e non abbia un seguito. Perché tra l’altro ha proprio ragione Assunta: “Che c’entra?”.

  • Rinaldo Fiore

    Sono rimasto colpito dal “Pierino” di Vincenzo Ambrosino.
    Ho sempre incontrato Pierino agli angoli delle strade ed ho sempre avuto stima per loro, per tutti i Pierini. Quando mi sono separato drammaticamente – perché la separazione è una indicibile e drammatica sofferenza – mi dicevo: “anche sotto i ponti ma libero di vivere la mia vita”, e mi paragonavo a quei coraggiosi che si portavano dietro i cartoni per la notte e quattro stracci utili a tutto.
    E non mi è mancato il pensiero di perdermi nel mondo senza nome, con altro nome per sfuggire alle responsabilità… – io penso molto tra i miei silenzi – ma non sono scappato, non ho scelto “la libertà”, anche se non mi ero ancora accorto che già mi apparteneva. Nasciamo liberi e giorno dopo giorno perdiamo parte della nostra libertà atavica nei meandri della educazione civica e delle necessità quotidiane.
    Ho sempre pensato che Pierino, con quella sua barba incolta e il maleodorante profumo dei suoi vestiti e della sua pelle, fosse un uomo coraggioso e più libero di me e da lui ho appreso a dipingere cieli immensi e immenso amore, a sporcarmi le mani di terriccio per somigliare a quei contadini con mani nodose e forti che zappavano dure zolle per sopravvivere, a battere il martello più adatto su chiodi di ferro per somigliare a mio padre e a mio nonno che battevano la mazza sull’incudine. Ho soffiato palloni scuri per dare aria a polmoni sofferenti, proprio per imitare la forgia che sbavava vento sulla brace accesa: ho canalizzato la mia vita in un percorso già scritto da generazioni, percorso che avrei cambiato in quello di Pierino se avessi avuto il suo coraggio, perché ci vuole coraggio a stare in mezzo agli altri, tacendo come fanno tutti, il mistero dei propri pensieri e dei propri sentimenti.
    Sono Pierino da molto tempo: quando andavo all’Università per riempire quella pagina bianca della mia vita, vestivo quasi sempre con un completo che mi dava un certo tono; in realtà, oltre al tono, mi piaceva il vestito e il suo colore e come mi faceva bello.
    Esaurita la fase di studio mi immersi nella realtà della vita alla ricerca della mia autonomia e della mia libertà e raramente portai in giro un vestito completo che mi costringeva a ruoli che mi stavano stretti: camicia e maglioncino e via… a vivere sciolto dalla educazione… Diventai Pierino anche nel parlare e nelle mie riflessioni: ero diverso dagli altri, e lo sono tutt’ora, non migliore degli altri, ma diverso.
    A Cinecittà dove ho vissuto per trent’anni c’era un Pierino: all’inizio era solo lui che girava per il quartiere ma, col tempo, se ne aggiunsero altr,i per esclusione dalla vita “civile”. Lui portava le sue cose in una carrozzina abbastanza grande da contenerle tutte. Con il tempo ho scoperto che la mia libertà non stava sotto i ponti ma semplicemente nel vivere la vita per quella che ero in grado di agire…
    Complimenti a Ambrosino per il suo racconto!

    Quello che mi preoccupa nello scritto è la ricerca della commissione per la solidarietà… somiglia tanto alla ricerca della commissione per abbattere la commissione della commissione per annullare la mafia (da una scenetta di teatro!): quello che è preoccupante nel nostro paese (a parte le ineluttabile commissioni…) è la ossessiva e pedissequa aderenza alla “democrazia” che somiglia tanto alle commissioni che insabbiano ogni vera attività democratica.

  • Caro Rinaldo, ti ringrazio.
    Finalmente un commento che è andato al cuore del messaggio.
    Vedo che la descrizione che ho fatto dell’amico Pierino ti ha toccato, spero non deluso. Ma questo non lo trovo strano, visto che tu hai scritto su Ponzaracconta che per lavoro hai dovuto imparare anche un po’ di psicologia e a questo proposito hai ricordato le parole di Van Gogh che a questa domanda: “Ma perché dipinge così diversamente dagli altri?” rispose: “Io sogno i miei dipinti e poi dipingo i miei sogni”.

    Bene che cosa dipingeva Pierino? Perché aveva un suo modo di dipingere. Certamente non dipingeva i suoi sogni! Pierino per me dipingeva per ingannare i suoi demoni; cercava di distrarre i suoi pensieri con figure semplici, familiari come il sole con i suoi raggi oppure con una trasfigurata immagine di San Silverio: quel santo proletario che doveva essere amico degli umili e degli innocenti.
    Non poteva essere un uomo libero, non poteva avere sogni da dipingere. Non poteva essere felice perché non aveva amore da donare.

    Hai perfettamente ragione di diffidare delle commissioni, ma era un modo di dire che quattro persone si dovevano mettere insieme per gestire soldi e idee e mettere in piedi un progetto di solidarietà.
    Ma ora voglio prendere da te un altro suggerimento per definire meglio quello che bisogna cominciare a fare in questa isola.
    Dobbiamo occuparci meno di questioni legate al denaro e più di questioni legate all’affettività e le parole d’ordine devono essere:
    1) coscienza
    2) consapevolezza
    3) empatia
    4) scelte
    5) rabbia
    6) dare dal cuore

    In una parola AMORE!

  • Rinaldo Fiore

    Convengo che non si debba dire in chiaro chi è Pierino – di qualunque “Pierino” si tratti – ma sono convinto che Pierino, se ci leggesse, capirebbe l’umanità e la tenerezza con cui lo trattiamo.
    Qualche volta, al tempo in cui facevo il medico di famiglia, non rare volte andavo a visita a casa di una famiglia con cinque figli. Ogni volta mi sentivo felice di stare lì e di vedere come quella famiglia con così tanti figli se la cavasse con amore e dignità.
    Molte volte ho incontrato persone molto diverse e mai, tranne nel caso di un paziente che sputava in terra sul pavimento della sala d’attesa – cacciato dalla lista dei miei pazienti – mai li ho considerati ultimi… E sì che di Pierini ne ho conosciuti tanti, alcuni sotto mentite spoglie, altri ben in chiaro. I “Pierini” buoni, quelli liberi, li ho anche invidiati perché li consideravo più liberi di me.
    Apparentemente è corretto indirizzare nostri familiari – i “Pierini” di casa nostra – ai vari SPDC (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura), ma anche in questo caso ci possono essere dei dubbi.
    Ho conoscenza di risultati positivi di trattamenti psichiatrici (farmacologici e non) ma il percorso è lungo e non si sa mai chi ha ragione e se si sta facendo bene… (questa mia ultima riflessione è necessariamente sintetica perché altrimenti sarei costretto a stare qui anche di notte e persino domani…) mentre so con assoluta certezza, quella verità molto umana che cerchiamo sempre, che il metodo terapeutico moderno è corretto quando segue due regole:
    1) ascolto dell’altro
    2) non giudicare mai (ci si casca qualche volta)
    3) sintesi dei due punti su citati, cioè rispetto dell’altro.
    Poi gli psichiatri fanno quello che possono ma se seguono questo metodo già sono a buon punto per “la cura” dei Pierini…
    Ho apprezzato il commento di Silverio Tomeo.
    Mi fermo qui.

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