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Epicrisi 171. Della rinascita

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di Enzo Di Giovanni

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Uno dei giochi da me preferiti da bambino erano “i tappi”. Sì, proprio i tappi di bottiglia, che io raccoglievo meticolosamente perché avevano due pregi indiscutibili: costavano poco (anzi niente, essendo oggetti di scarto), e poi stimolavano la fantasia, come tutte le cose povere, che per essere fruibili hanno appunto bisogno di una robusta dose di immaginazione.


Con i tappi mi inventavo corse di formula Uno, maratone che occupavano tutto il pavimento sotto lo sguardo benevolo di mia madre, gare di salto in lungo, ecc.
Il mio primo gioco “vero” che ricordo fu “il gioco dello scudetto”, comprato in una rara uscita continentale, a Napoli, dopo innumerevoli suppliche e pianti.
A questo ho pensato leggendo dell’esistenza del gioco del pesce oca. Il mondo è profondamente cambiato; gli oggetti tecnologici e sempre più virtuali hanno soppiantato la bellezza del contatto fisico con i colori, la consistenza, gli odori di libri, giochi e fumetti.
Proprio per questo, o almeno anche per questo, credo, la modernità rende tutto più dimenticabile.

Pochi pezzi questa settimana su Ponzaracconta.
Non stupisce: dopo un lungo freddo e piovoso inverno, la mente e le braccia di tutti sono occupate per il risveglio. Che non è solo una logica stagionale di una località che aspetta il turismo estivo di cui si nutre economicamente.

Il fatto è che in queste prime belle giornate Ponza dà il meglio di sé.
È un breve, fugace momento, in cui, tra una mano e l’altra di calce, di”stucco e pittura”, di calafataggio, ci riappropriamo della bellezza isolana.
Timidamente, sapendo che questa bellezza sarà presto offuscata, mascherata dall’invadenza dei visitatori estivi. Ma sapendo anche che, proprio perché transitoria, essa è appannaggio solo di chi è qui ed ora.

È il tempo ed anche il luogo migliore per parlare di rinascita, di nuovi orizzonti, di proposte.
Forse non sapremo mai se “un mondo migliore è possibile”, ma di certo questo è uno dei pochi “mondi in cui è possibile pensarlo”.

È possibile un nuovo approccio con la migrazione, fuori dalle coordinate elettorali. Certo, è Cori che cambia opinione, ma fa bene leggerlo da qui.

È possibile che finalmente nasca un Centro Studi, su cui stiamo lavorando da tanto tempo, e che sarà uno strumento fondamentale per la Ponza che conserva e propone uno sviluppo proprio e condiviso.

È possibile discutere, “con animi che si scaldano oltremisura”, per dirla con le parole di Sandro Vitiello, a proposito di via Varanisi, ed è un bel modo di riappropriarsi della toponomastica, e perciò della nostra terra.

E magari, in un futuro non lontano, sarà pure possibile parlare di unità territoriale, come fanno ad Ischia con l’ACUII, dove di comuni ne hanno sei, mentre noi che ne abbiamo uno solo, spesso ci rapportiamo l’un con l’altro come se ne avessimo tre.

È possibile che si riesca a tracciare un profilo della propria madre che faccia, o almeno provi a far fare pace a quel ginepraio di ricordi e rimorsi, a quella vertigine da assenza: – “quello che avrei dovuto dirti e non c’è stato il tempo” – “quello che vorrei dirti adesso che so”…

 

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