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Profilo di madre

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di Francesco De Luca

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– Il contino di mamma… – così si gratificava la donna mentre aggiustava la piega del pantalone alla zuava che metteva al figlioletto la domenica per andare in chiesa.
Un pantalone di velluto marrone che scendeva fin sopra i calzini. Lì, stretto in basso, si piegava su se stesso, si allargava e prendeva la forma della ‘zuava’.
Il cappotto era blu intenso. Lo aveva ricavato da quello militare del padre. Maresciallo di marina. I bottoni erano gli originali: colore oro con impresso lo stemma della Marina Militare.
Non ricorda abbracci calorosi né baci, come usa oggi. Eppure di momenti laceranti ci sono stati.

Uscì di casa a undici anni. Decisero di farlo studiare. A Ponza da alcuni anni avevano istituito l’Avviamento professionale di tipo marinaro. Ma la vita del mare i genitori l’avevano scartata. In quegli anni (fine anni ’50) sia la pesca sia la navigazione erano considerate occupazioni di seconda categoria.
Il padre aveva sperimentato in prima persona come la condizione ‘borghese’ fosse socialmente ed economicamente superiore. La scelta fu indotta anche dal fatto che nel Seminario vescovile non si pagava alcuna retta. Il ragazzo avrebbe studiato con poco danno per la pensione paterna, che sosteneva la vita familiare.
Da parte sua egli coltivava una consuetudine molto stretta con le pratiche seguite in parrocchia. Era affascinato dall’atmosfera surreale che viveva in chiesa. Non aveva sentito nessuna ‘chiamata’ dal cielo, nessuno slancio di carità. Si crogiolava in una rete di mistero, di fascinazione, di suoni, di slanci. I riti, le preghiere, le cerimonie, erano la sua placenta: protetto e contento.
Lasciò casa. Il padre lo accompagnò a Gaeta. La mamma lo lasciò alle quattro del mattino, per l’ imbarco. Un bacio sulla guancia già carezzata, e via.
Mai vista turbata. Nei giorni precedenti non ci furono interventi particolari. Non si parlò di quello che lasciava né di quello che lo avrebbe aspettato.
Eppure dovette essere lacerante per i genitori. Lo sa di sicuro, oggi. Perché quando sua figlia Gaia lasciò casa per andare a vivere a Roma per meglio frequentare l’ Università, la guardò dal balcone fin quando non sparì dalla vista. Gli occhi erano gonfi di lacrime ma soprattutto in petto si sentiva stringere quasi a perdere fiato.

Dovette essere così anche per i suoi. Non tanto il padre che aveva provato la lontananza da Ponza con la ferma in Marina, ma la mamma no. La mamma non era isolana. Aveva seguito il marito da Roma nella dimora che avevano prescelto dopo la fuga dalla capitale, al termine della guerra. La mamma aveva dovuto adattarsi alle consuetudini ponzesi. Al parentado, alla cucina, ai costumi.
Non frequentava la chiesa come il marito. Più lontana e rispettosa. Forse voleva che i figli partecipassero appieno a quello che lei non si sentiva di condividere. Forse, perché non è stato mai appurato.
Il figlio ricorda che un otto dicembre pioveva e faceva freddo, lui e il fratello non si alzarono per la processione mattiniera alla Madonna. Per infantile coerenza non parteciparono alla messa delle sette, quella dei ‘giovani dell’ Immacolata’. Lei ci andò per essere libera nella mattinata di preparare il pranzo festivo.
Ritornò contrariata. “C’erano tutti i giovani… mancavate soltanto voi due…”.
Se ricorda ancora il fatto è perché gli rimase impresso il cruccio della madre. In quel mondo isolano in cui ella si sentiva estranea voleva che i figli stessero a loro agio. Così lo interpreta oggi.

Egli sentiva la sua approvazione, l’aspettativa che aveva tessuto su di lui. Se la sentiva addosso, quando lo guardava con amore. Ha una base di realtà questa espressione ? Sì, ce l’ha. Anche quando lasciò il Seminario per una insoddisfazione che stava diventando pericolosa per lui. I superiori del Collegio consigliarono il padre di ritirarlo.
A casa tornò privo di quell’aura che hanno tutti i seminaristi. Riservato e austero, distaccato e bonario. La madre si industriava a tenerlo protetto. Con discrezione. Ponza gli era lontana. La vita in collegio lo aveva sradicato dalla società infantile. Si trovò adolescente privo di un gruppo.
La mamma lo proteggeva circondandolo di premure.
– Ti ho fatto gli uccellini con le cipolle.
– Ma dove li hai presi ?
– Che ne vuoi sapere tu ? Mangiali… sono anni che non li assaggi …
Il padre sembrava indifferente, il fratello gioiva per il piatto inusuale… e la madre lo guardava contenta.
Discrezione e riservo.

Oggi, da genitore, palpita quando il figlio viaggia per l’Europa e si colpevolizza per non essere stato tenero. Un abbraccio in più, una carezza. Alla madre.
Gli occhi pieni di amore, quelli li ricorda. Non è una espressione vuota.

Nel confessare questi ricordi si è commosso. L’uomo ha l’età in cui le emozioni non si trattengono.
Il ‘contino di mamma’ le ha innalzato nel cuore un monumento di amore che non le ha mostrato in vita. Ha cercato di esaudire il suo desiderio: essere in sintonia con gli avvenimenti dell’esistenza. Ma la gratitudine gli è rimasta in tasca.
Oggi fuoriesce copiosa e loquace. Ne sarebbe meravigliata. Il riservo era la cifra della sua condotta.

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