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L’arte di essere felici

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proposto da Rosanna Conte

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E’ questo il testo che si è classificato al primo posto al  Premio Lucia Mastrodomenico (leggi qui). Avevamo deciso di aggiungerlo come commento quando ci fossero state le dovute autorizzazioni a pubblicare il  nome e la foto dell’autrice, alunna del Liceo “G. B. Vico” di Napoli, ma visto lo spessore delle idee e la capacità testuale ci sembra giusto pubblicarlo come articolo a se stante.

                       Paolina Palmisciano

L’arte di essere felici
di Paolina Palmisciano

Il piccolo Charlie Brown ha paura di essere felice «perché ogni volta che si diventa troppo felici, accade sempre qualcosa di brutto». Una deduzione più che ragionevole per un sognatore disilluso come il minuto protagonista de I Peanuts e qualche ingenuo in un eccesso di leggerezza potrebbe anche arrischiarsi a dargli ragione. Perché in fondo cos’è la felicità se non una semplice meteora? Fuggevole e vaga, questa incantevole chimera strega l’uomo e lo rende impotente, fragile anima assorbita solo dal desiderio di agguantarne una manciata e allo stesso tempo annichilita dal terrore di lasciarsela sfuggire. Eppure che tipo di persone saremmo se lasciassimo alla paura la facoltà di governare le nostre azioni e aspirazioni?
Come sostiene infatti Holbrook Jackson: «la felicità è una forma di coraggio». Mai affermazione fu più saggia. La felicità è un bene di cui tutti hanno sentito parlare almeno una volta nella vita, pochi giurano di averla vista e ancor di meno sono gli intrepidi che affermano di averla assaporata.
Che sia un mero inganno o una consapevole utopia, poco importa, la razza umana ci crede e tanto basta per renderla reale.
Veniamo al mondo come anime nude e sconsolate e nonostante ci troviamo sguarniti dinanzi a un fato imprevedibile e mutevole, abbiamo abbastanza coraggio da essere capaci di rischiare di conoscere il dolore più profondo per meglio apprezzare la pura felicità. Essa va ricercata nel calore dell’abbraccio di una madre, nel pianto di un bimbo appena nato o nella lettura di un buon libro. Ma felicità è anche sollievo, è quel «piacer figlio d’affanno» tanto caro a Leopardi. Felicità è anche fare ritorno in un porto sicuro al termine di una tempesta, sopravvivere a un terremoto e finire una guerra. Perché «la felicità», come scrive sapientemente Paulo Coelho, «è quella cosa che si moltiplica nel momento in cui viene condivisa».

Aristotele nella sua Politica aveva definito l’uomo un «animale sociale» e oggi, a distanza di secoli, questa definizione è ancora calzante. Nel corso della storia l’uomo si è rassegnato alla sua impotenza e solitudine nei confronti di un futuro ignoto, ma è stato abbastanza acuto da comprendere che il miglior modo di essere soli, è esserlo insieme.
Quando gli uomini soffrono cercano disperatamente qualcuno con cui spartire il peso del dolore e quando invece riescono a trovare anche il più piccolo scampolo di felicità non possono fare a meno di condividerla.
Nella sua fredda imparzialità la dea bendata non concede favoritismi e non scade nel garantismo e non aveva quindi torto Renard nel sostenere che se provassimo a disegnare la felicità ci apparirebbe come una casa vuota con un’immensa e affollatissima sala d’attesa.
E dunque forse è vero che l’amore non è un diritto e che la felicità lo è ancora di meno, ma a tutti è concesso di perseguirli e questo è l’unico diritto che conti davvero. Come talvolta il viaggio conta più della destinazione così anche la ricerca della felicità è quasi sempre più importante della felicità stessa perché in fondo, come scrive Antoine de Saint-Exupéry: «è il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante».

              Paolina emozionata

La premiazione

Aggiornamento del 9 aprile 2018

Per associazione di idee riguardo al tema proposto, Antonio Marciano invia questa poesia del poeta brasiliano Mario de Andrade (1893-1945)

 

Ho contato i miei anni e ho scoperto… (Contei meus anos e descobri…)

“Ho contato i miei anni ed ho scoperto che ho meno tempo da vivere da qui in avanti
di quanto non ne abbia già vissuto.

Mi sento come quel bambino che ha vinto una confezione di caramelle e le prime le ha mangiate velocemente,
ma quando si è accorto che ne rimanevano poche ha iniziato ad assaporarle con calma.

Ormai non ho tempo per riunioni interminabili, dove si discute di statuti, norme, procedure e regole interne, sapendo che non si combinerà niente…

Ormai non ho tempo per sopportare persone assurde che nonostante la loro età anagrafica, non sono cresciute.
Ormai non ho tempo per trattare con la mediocrità.
Non voglio esserci in riunioni dove sfilano persone gonfie di ego.

Non tollero i manipolatori e gli opportunisti. Mi danno fastidio gli invidiosi,
che cercano di screditare quelli più capaci, per appropriarsi dei loro posti, talenti e risultati.
Odio, se mi capita di assistere, i difetti che genera la lotta per un incarico maestoso.
Le persone non discutono di contenuti, a malapena dei titoli.

Il mio tempo è troppo scarso per discutere di titoli.

Voglio l’essenza, la mia anima ha fretta…
Senza troppe caramelle nella confezione…
Voglio vivere accanto a della gente umana, molto umana.
Che sappia sorridere dei propri errori.
Che non si gonfi di vittorie.
Che non si consideri eletta, prima ancora di esserlo.
Che non sfugga alle proprie responsabilità.
Che difenda la dignità umana e che desideri soltanto essere
dalla parte della verità e l’onestà.

L’essenziale è ciò che fa sì che la vita valga la pena di essere vissuta.
Voglio circondarmi di gente che sappia arrivare al cuore delle persone…
Gente alla quale i duri colpi della vita, hanno insegnato a crescere
con sottili tocchi nell’anima.

Sì… ho fretta… di vivere con intensità, che solo la maturità mi può dare.
Pretendo non sprecare nemmeno una caramella di quelle che mi rimangono…
Sono sicuro che saranno più squisite di quelle che ho mangiato fin’ora.

Il mio obiettivo è arrivare alla fine soddisfatto e in pace con i miei cari e con la mia coscienza. Spero che anche il tuo lo sia, perché in un modo o nell’altro ci arriverai…”

Mário de AndradePoeta, musicologo e narratore brasiliano, grande amico di Giuseppe Ungaretti, è considerato uno dei fondatori del modernismo

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4 commenti per L’arte di essere felici

  • Ho appreso in questi ultimi anni che spesso si confonde la felicità con la soddisfazione.

    Ho una donna che mi ama: sono felice!?
    Ho una bella automobile, una casa ospitale, amici che mi coccolano, un lavoro che mi dà prestigio: che cosa mi manca!?

    Allora dovremmo chiederci: i ricchi sono sempre felici? No o si, dipende da loro… Sicuramente possono essere più soddisfatti dei poveri perché hanno più possibilità di soddisfare i loro bisogni e disideri.

    Ma anche un povero può essere felice, perché la felicità non si compra!

    Ragion per cui la felicità è la capacità di essere e non di avere e di essere superiore a qualsiasi problema che sicuramente capiterà nella tua vita.
    Infatti i giovani innamorati sembrano felici, come quello che possiede la Ferrari, ma se l’uno perde la donna dei desideri o l’altro la Ferrari che cosa succede?

    Chi diventa superiore a qualsiasi problema diventa felice, ed è una condizione permanente, non momentanea come la soddisfazione.

    Ci sono due emozioni importanti nella vita degli uomini: l’amore e la paura!
    L’amore intenso ti rende felice, la paura ti rende infelice.

    L’amore è l’antagonista della paura: si esprime nel dono. Io amo una donna o un figlio al di là del fatto che il mio sentimento sia ricambiato. Io sono felice perché dono me stesso agli altri: non a caso chi fa del bene riceve felicità
    Felicità quindi è amare senza chiedere niente in cambio!
    Per questo è difficile essere veramente felici!

  • Antonio Marciano

    Per associazione di idee riguardo al tema proposto, invio questa poesia del poeta brasiliano Mario de Andrade (1893-1945)

    Il testo (nella traduzione italiana) è stato aggiunto all’articolo di base (NdR)

  • Silverio Guarino

    Dopo le dotte citazioni letterarie la definizione di felicità appare più “spintanea” che “spontanea”.
    Se uno è felice, non se ne rende conto; quando si accorge di esserlo stato è solo quando non lo è più.

  • Che significa se uno felice non se ne rende conto?

    Un felice inconsapevole è un matto? Oppure è un nostalgico di qualcosa che crede di avere avuto. Anni fa ero felice ma non me ne sono accorto per cui ho vissuto male?!

    Caro Silverio è “spintanea” una felicità indotta da fattori esterni quali: la buna salute, un lavoro bello, una donna che ti ama, quindi denaro, amicizie perfette ecc.: in definitiva l’armonia che ti deve circonda? Tu dovresti essere solo l’oggetto di tutto ciò
    Irrealizzabile non è vero?

    Un povero, un ammalato poi con questa visione non ha speranze per essere felice! Eppure come dice una vecchia canzone “ho visto degli zingari felici corrersi dietro, fare l’amore e rotolarsi per terra”

    Per questo visione impossibile l’uomo si attacca alla soddisfazione momentanea e la confonde come felicità. La Felicità non può essere momentanea.

    Non l’ho detto io ma in termini diversi l’hanno detto in tanti e credo che abbiano ragione: Felicità è essere superiore a qualsiasi tipo di problema che sicuramente ti accadrà! Significa sapere vivere ogni istante della propria vita sapendo che questa sia è un dono ed è l’unico dono che l’uomo ha a disposizione: Il Suo Tempo!

    C’è qualcuno che insegna ad essere Felici, e in qualche modo cerca di insegnare la saggezza.

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