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I francesi amano Ponza

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segnalato e tradotto a cura della Redazione

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Fermate tutto. E partite alla scoperta di Ponza, un’isola al largo della costa italiana fatta di grotte-piscine, calette e piccoli alberghi dove soffia la brezza. Certo, non tornerete più indietro.

di Pilar Guzman  –  pubblicato martedì 27 marzo 2018 su GQ magazine

 

Isola di Ponza. Quando si parte?
Per raggiungere le coste dell’isola di Ponza, nel sud Italia, dal porto di Terracina, ci sono due opzioni: una nave vecchio stile ti porta lì in due ore e mezza, mentre un’altra, il cui scafo si innalza su alettoni, ti trasferisce lì in appena cinquanta minuti. È la soluzione d’avanguardia che io e mio marito, e indirettamente i nostri due figli di 11 e 14 anni, scegliamo per prima. Ma il mare è troppo agitato e la corsa è annullata. Dobbiamo quindi fare riferimento alla vecchia bagnarola; ripeto a me stesso che gli imprevisti, come i ritardi che ne derivano, fanno parte del fascino di ogni avventura. E continuo a recitare dentro di me questo mantra anche quando scopro il cosiddetto “hotel a quattro stelle” dove abbiamo prenotato una stanza, in alto sul porto. Un odore ostinato di stantio fluttua nell’atrio e non riesco a indovinare “l’eccezionale vista” propagandata dal sito web della residenza. Un vero peccato, quando sai che l’isola è famosa per i suoi innumerevoli e sontuosi panorami.

Ponza fa parte dell’Arcipelago Pontino, un gruppo di isole nel Mar Tirreno che, prima di essere colonizzato dai Romani nel 313 a.C., ospitava dei penitenziari (sic!). Il posto fu poi abbandonato prima di essere ricolonizzato nel XVIII secolo da Carlo III di Spagna. Oggi costituisce uno dei tesori più preziosi della penisola italiana: si incrociano pochissimi stranieri e nessun negozio di lusso, i menu non sono mai scritti in una lingua diversa da quella di Michelangelo, la vita è dolce e leggera e la cucina è tanto semplice quanto memorabile.

Il gestore dell’albergo, non potendo fare a meno di notare il nostro disappunto, ci offre immediatamente di portarci in una pensione appartenente allo stesso proprietario, situata a pochi minuti in auto.
“Gennarino a Mare” è uno di quei posti che ti fanno innamorare dell’Italia: camere funzionali e luminose, un ristorante con una vista a 270 gradi, piatti sobri e onesti sotto la supervisione di una nonna fumatrice di Marlboro. Ci sistemiamo nell’appartamento del proprietario del posto, al momento assente, che è letteralmente a piombo sulla punta nord del porto. Dall’altra parte, una terrazza si affaccia sul mercato del pesce, sulla chiesa di San Silverio e Santa Domitilla e alcune case a colori pastello sparsi a casaccio sulla collina.

Il viaggiatore ha bisogno solo di poche ore per sentirsi a casa, a Ponza.
I romani lo sanno e molti di loro vanno laggiù durante il fine settimana, nonostante le due scomode ore di viaggio.
Non c’è bisogno di essere italiani per sperimentare questa immediata familiarità: senza parlare la lingua o sentire intorno a sé alcuna parola di inglese o francese, è facile immergersi in questa esperienza balneare accessibile e senza fronzoli, punteggiata da pasto meraviglioso.
Anche il ristorante sulla spiaggia più visibile, del genere che potrebbe accontentarsi di essere una volgare trappola per turisti, riesce a trovare un modo per servire deliziose pizze, succulente grigliate di pesce o delle paste ai di pesce di alto profilo.
Sul versante dello shopping, rispetto ai marchi del lusso globalizzato che infestano troppo spesso i posti più belli d’Italia, qui si trovano piccoli negozi che vi consentiranno di ripartire, per 80 euro, con una camicia bianca perfettamente tagliata che indosserete per dieci anni ancora, a patto che non avrete esagerato troppo con le penne ai quattro formaggi.

L’identità culturale di Ponza è così forte e autentica che non ha nemmeno bisogno di affermarsi: è naturale.

Foto di copertina di Carol Sachs

Copertina del GQ Magazine

Testo originale

LIFESTYLE / VOYAGE
L’île de Ponza, quand est-ce qu’on y va?

Arrêtez tout. Et partez découvrir Ponza, une île au large de l’Italie faite de grottes-piscines, de criques et de petits hôtels où souffle la brise. C’est sûr, vous n’en reviendrez pas.

par Pilar Guzman  –  publié le Mardi 27 mars 2018

Pour gagner les rivages de l’île de Ponza, en Italie du Sud, en partant du port de Terracina, il y a deux options : un bateau à l’ancienne vous y emmène en deux heures et demie, tandis qu’un autre, dont la coque s’élève sur des foils, vous y expédie en à peine cinquante minutes. C’est la solution avant-gardiste que mon mari et moi, et indirectement nos deux fils de 11 et 14 ans, choisissons d’abord. Mais la mer est trop agitée et la traversée annulée. Il faut donc nous reporter sur un vieux rafiot ; je me répète que les imprévus, comme les retards qui en découlent, font partie du charme de toute aventure. Et je continue de scander intérieurement ce mantra en découvrant l’hôtel soi-disant quatre étoiles où nous avons réservé une chambre, en amont du port. Une odeur tenace de renfermé flotte dans le lobby et je peine à deviner la vue exceptionnelle vantée par le site web de l’établissement. Dommage, quand on sait l’île plus que réputée pour ses innombrables et somptueux panoramas.

Ponza fait partie de l’archipel de Pontine, un ensemble d’îles de la mer Tyrrhénienne qui, avant d’être colonisées par les Romains en 313 avant J.C., accueillaient des pénitenciers. L’endroit a ensuite été abandonné avant d’être réinvesti au XVIIIe siècle par Charles III d’Espagne. Il fait aujourd’hui partie des plus précieux trésors de la péninsule italienne : on y croise très peu d’étrangers et pas la moindre boutique de luxe, les menus n’y sont jamais écrits en une autre langue que celle de Michelangelo, la vie y est douce et nonchalante et la cuisine aussi simple que mémorable.

Le directeur de l’hôtel, ne pouvant que constater notre embarras, nous propose aussitôt de nous emmener dans un pensione appartenant au même propriétaire, située à quelques minutes en voiture. Gennarino A Mare est un de ces lieux qui vous font tomber amoureux de l’Italie : chambres fonctionnelles et lumineuses, restaurant avec vue à 270 degrés, plats sobres et honnêtes supervisés par une grand-mère fumeuse de Marlboro. On nous installe carrément dans l’appartement du maître des lieux, alors absent, qui surplombe littéralement la pointe nord du port. De l’autre côté, une terrasse domine le marché aux poissons, l’église La Chiesa di San Silverio e Santa Domitilla, ainsi que plusieurs maisons aux couleurs de sorbetto, ­disséminées anarchiquement sur la colline.

Le voyageur n’a besoin que de quelques heures pour se sentir chez lui à Ponza. Les Romains le savent et sont nombreux à y descendre le week-end malgré les deux grosses heures de trajet. Inutile pourtant d’être italien pour ­éprouver cette familiarité immédiate : sans parler la langue, ni entendre autour de soi le moindre mot d’anglais ou de français, on parvient sans effort à se plonger dans cette expérience balnéaire accessible et sans chichis, ponctuée de merveilleux repas. Même le restaurant de plage le plus visible, du genre qui pourrait se contenter de n’être qu’un vulgaire attrape-touristes, réussit à trouver le moyen de servir une délicieuse pizza, de succulents poissons grillés ou des pâtes aux fruits de mer de haut vol. Côté shopping, aux enseignes du luxe globalisé qui infestent un peu trop souvent les plus beaux endroits d’Italie se substituent de petites échoppes où l’on vous laissera, contre 80 euros, repartir avec une chemise blanche parfaitement coupée que vous porterez encore dans dix ans, si entre-temps vous n’avez pas trop forcé sur les pennes quatre fromages. L’identité culturelle de Ponza est si forte et authentique qu’elle n’a même pas besoin de s’affirmer – elle est naturelle.

 

 

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1 commento per I francesi amano Ponza

  • Silverio Guarino

    Ho letto con attenzione e curiosità l’articolo comparso su Ponzaracconta del 28 marzo (che vi invito a rileggere) dal titolo “I Francesi amano Ponza” e mi sono venuti alcuni pensieri riguardo le considerazioni scaturite dall’incontro che questi cugini d’Oltralpe hanno avuto con l’”amato scoglio”.

    Dal racconto si rileva quella certa “leggerezza” (non nell’accezione calviniana) con la quale si accolgono i turisti a Ponza. Per arrivarci, bisogna usare una nave vecchio stile che deve essere usata per colpa del mare agitato e rinunciare alla nave che si alza sugli alettoni (e che impiega 50 minuti). La nave usata diventa giornalisticamente “una bagnarola” che impiega due ore e mezza per raggiungere Ponza da Terracina. I nomi dei natanti non vengono riportati, ma vengono bene identificati dai lettori ponzesi.

    L’albergo “sedicente a quatto stelle” con vista eccezionale (che eccezionale non è) ha le stanze che puzzano di stantio; non è quello che i turisti si aspettano, per cui il solerte proprietario (riconoscibile quest’ultimo così come l’albergo) si attiva a trasferire la famiglia francese (genitori e due figli) in un posto meraviglioso (questa volta davvero), l’Hotel Gennarino a Mare, della stessa proprietà, dove i turisti soggiornano (nell’appartamento del proprietario, momentaneamente libero), pranzando e cenando con un panorama da favola (rigorosamente a 270°) non senza sottolineare le abitudini voluttuarie della cuoca (che fuma Marlboro).

    Alla fine la giornalista Pilar Guzman (nome e cognome di francese verace…) rivolgendosi ai lettori di GQmagazine così scrive, vinta dalla bellezza del panorama:
    “…Gennarino a Mare est un de ces lieux qui vous font tomber amoureux” (innamorare, alla lettera: cadere innamorati) “de l’Italie”.

    Chissà cosa potrebbero ancora dire al riguardo i numerosi turisti francesi del Club Azur degli anni ’60, quando arrivavano a Ponza con la motonave “Mergellina” o con l’”Isola di Ponza” in tre ore da Formia o da Anzio, andavano da zia Linda Verde all’Hotel Bellavista, pasteggiavano il marsala fumando “Goloises” o “Gitanes” da mia zia Concettina e mia nonna Fortunatina al “Rifugio dei Naviganti” di Via Roma 1 e coinvolgevano noi giovani ponzesi e tutta l’isola nel renderci partecipi della rumorosa e gioiosa festa della repubblica francese, anniversario della presa della Bastiglia il 14 luglio (juillet), in piena estate!
    Così facendo, anche noi potevamo “tomber amoureux des Francais (acc.! Manca la “cedille” alla mia tastiera!)”.

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