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Epicrisi 167. Di tutto e di più

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di Enzo Di Fazio

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Ci sono settimane in cui siamo inondati di articoli e questa appena trascorsa è una di quelle.
Non tutti riguardano la nostra isola ma tutti hanno a che fare con la capacità del sito di farsi veicolo di tematiche legate all’arte, alla poesia, alla tutela dell’ambiente, alla denuncia civica, all’impegno civile che appartengono all’universo di ognuno di noi.
L’attenzione verso la cultura e i valori che rappresentano le basi del vivere quotidiano e della convivenza civile sono cose cui teniamo al di là della circostanza di inciampare ogni tanto nel racconto di “balle”.

Sappiamo dai numeri, che a noi della redazione un contatore rivela, che non tutti ottengono lo stesso gradimento ma sappiamo anche come dagli esempi positivi, da una poesia, da una testimonianza, da un racconto, da una denuncia di un lettore possono trarsi motivi di riflessione, stimoli per tirar fuori dei ricordi, occasioni di miglioramento e spunti per dibattiti. Perché, alla fine, nelle esperienze, negli impegni, nei sentimenti degli altri riusciamo sempre a scorgere alcune parti del nostro mondo, sia quelle che non ci piacciono e che vorremmo cambiare, sia quelle che ci soddisfano e vorremmo potenziare.

Di articoli con tali caratteristiche questa settimana ce ne sono stati tanti.
Uno, pubblicato l’altro ieri, è “Il diario di Antonello” che racconta il tormento di un uomo di non riuscire a fare, ricoprendo il ruolo di sindaco in un paese difficile, quello che l’indole di uomo onesto gli impone di fare. Fino ad arrivare alle dimissioni per rimanere fedele alle proprie idee.
L’articolo ha stimolato l’intervento di Vincenzo e di Sandro con visioni diverse ma entrambe utili a porre l’attenzione sulla necessità del “cambiamento” della politica e del governare. Che, si badi bene, riguarda tutte le realtà del paese.

C’è, poi, la lettera a San Giuseppe di Martina scritta di getto in occasione della festa. Semplice, spontanea, simpatica la lettera spinge Vincenzo a segnalarne un’altra, sempre rivolta a San Giuseppe, ma corposa, sofferta, straordinariamente attuale e a tratti incredibilmente laica ed è quella di don Tonino Bello.
Vi invito a leggerla nonostante le sue dieci pagine. Vi troverete l’immagine di un uomo che si interroga sui danni del consumismo, sull’avidità dei ricchi, sulla violenza e sul pericolo degli abusi dei mezzi di comunicazione.
Sembra scritta oggi… eppure era il 4 marzo 1990.

E dai concetti toccati da don Tonino è facile passare a quelli di cui si parla nell’ultimo pezzo che Sandro Vitiello dedica alla fiera “Fa’ la cosa giusta” che si tiene a Milano da 15 anni agli inizi di primavera. Un’occasione per parlare di stili di vita, di consumi, di inquinamento, di regole e di ribellione ai soprusi. Ditemi voi se non vengono messaggi positivi da queste letture.
La citazione della famosa isola di plastica che galleggia tra la California e le Hawaii e la cui dimensione ha raggiunto tre volte l’estensione della Francia mi ha riportato alla mente tutti gli articoli dedicati, nella settimana, dalla stampa locale allo spiaggiamento presso le coste laziali, ed anche a Ponza e Ventotene, dei misteriosi dischetti di plastica. L’inquinamento è il male del nostro tempo ed è il caso di ricordare che Ponza non ne è immune.

Parliamo di ambiente ed ecco ad annunciare le giornate Fai di primavera  consapevoli dell’importanza del patrimonio artistico culturale dell’Italia, vera ricchezza del nostro paese e valore aggiunto rispetto a tutti gli altri. Patrimonio artistico si coniuga con bellezza e la bellezza, se la curiamo e ne serbiamo memoria, salverà il mondo come ha scritto Dostoevskij.

Spazio abbiamo dato alla poesia, come mezzo capace di tradurre in versi le emozioni, e al documentario di inchiesta e di denuncia.
Abbiamo così ricordato il concorso biennale “Una poesia per Giulia” e la proiezione a Latina del docufilm “Dove vanno le nuvole”, un viaggio attraverso l’Italia e l’emergenza migranti con alcune esperienze esemplari di convivenza.

L’impegno di IsolaMondo nei confronti dei ragazzi è encomiabile. Questa volta non si naviga ma si canta con il Concerto di Primavera delle voci bianche del Coro di Bologna.

E tra le pagine culturali della settimana troviamo, in occasione della festa del papà, la poesia Il ritorno del babbo dell’indimenticabile maestro Tommaso Lamonica proposta da Silverio e certamente ispirata dalla loro bella e numerosa famiglia e… poiché non ci facciamo mancare nulla, un esempio di poesia haiku dedicata da Angela Caputi all’autunno e all’inverno che, nonostante l’equinozio di primavera, sentiamo ancora addosso.

Dicevo prima della capacità delle cose che pubblichiamo di stimolare ricordi e di richiamare, di conseguenza, alla mente episodi, fatti e storie del passato.
E’ il caso, ad esempio, del video di Francesco Ambrosino che ha innescato in Franco Zecca e Sandro l’idea di recuperare un filmino in bianco e nero girato in super8 negli anni ’70 per riproporlo ai lettori di Ponzaracconta.
Altro potere hanno gli scritti di Rinaldo Fiore ed è quello di coinvolgere il lettore fino al punto di proiettarlo nei luoghi raccontati per la capacità descrittiva dell’autore ed il vissuto che si percepisce.
Capita così con racconti del tipo Frugando tra i ricordi nel giorno della festa del papà e Vita di paese.

Insomma un sito variegato, policromatico che ha iniziato con il recupero della storia e della cultura di Ponza e dei Ponzesi prima che il tempo ne cancelli le tracce e che via via si è evoluto arricchendo i propri interessi grazie alla cresciuta visibilità.
Ma la zoccolo duro del sito rimane pur sempre il legame con l’isola, con la sua storia e la sua lingua, con le tradizioni e con le vicende della realtà di oggi.
Ed è ciò che hanno raccontato le altre pagine di questa settimana. A cominciare dalla storia di Mario Sacchett, il pescatore ponzese di 90 anni che vive a Porto Torres e che, con il suo esempio di lealtà e di esperienza marinaresca, ha incantato i giornalisti della Nuova Sardegna che lo hanno intervistato.

C’è poi la commemorazione dell’affondamento del Corriere di Ponza di cui si è ricordato il centenario il 21 marzo, evento cui hanno partecipato anche tantissimi giovani. Dal libro Equinozio di primavera, pregevole lavoro di ricerca di Domenico Scotti presentato nell’occasione, si traggono tanti elementi utili alla ricostruzione dell’accaduto anche se le responsabilità di quel triste 21 marzo 1918 probabilmente non verranno mai alla luce in maniera netta e definita.

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Non manca la cronaca di tutti i giorni con il ritorno a Ponza dell’autobotte grazie all’impegno dei volontari della Protezione Civile e ai loro sostenitori, e l’isolamento operativo del Poliambulatorio per l’ assenza dei collegamenti internet.
Non manca la pungente satira di Sang’ i Retunne che spesso ci fa “scervellare” per capire i messaggi che intende mandare.
Non mancano i richiami al dialetto, argomento su cui spesso indugiamo, con le poesie di Franco De Luca, con i suoi quadretti tratti dalla vita isolana (Dove nasce la tradizione orale) cui segue il martellante interesse di Sandro. Questa volta con l’articolo la conservazione e promozione del dialetto tira in ballo come la pubblicità possa servire alla causa del dialetto approfittando delle debolezze consumistiche.

Insomma di tutto e di più, in questa settimana, anche se un argomento è forse mancato: la politica locale. Ha provato a tirarla in ballo Vincenzo ma, pare, senza riuscirvi.

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1 commento per Epicrisi 167. Di tutto e di più

  • Enzo ha terminato la sua bella epicrisi dicendo:”…anche se un argomento è forse mancato: la politica locale. Ha provato a tirarla in ballo Vincenzo ma, pare, senza riuscirvi”.

    Enzo, ho letto il discorso di Fico, il neo presidente della Camera; riporto il finale che mi è piaciuto e in cui mi sono preso la libertà di sostituire “Parlamento” con “Comune”

    “….Mi piace immaginare il Parlamento (il Comune) come istituzione pensante, come istituzione culturale che si interroga su che cosa deve fare. Un Parlamento (un Comune) capace di esprimere una visione di Paese è un Parlamento (un Comune) che rispetta i cittadini e ispira così in loro il senso di appartenenza e di fiducia, nel futuro e nella classe politica. E quando i cittadini sentono che le loro richieste sono ascoltate, che è data una risposta ai loro bisogni, allora consolidano il loro essere comunità ed è in quel momento che si crea unione e coesione.
    Una comunità unita non può tollerare nessuna forma di illegalità, e non si rassegna di fronte alle ingiustizie, anzi, è capace di rispondere con determinazione, perché ha la forza che gli deriva dal sentirsi pienamente rappresentata e rispettata dalle istituzioni. Così, ogni richiesta di pizzo a un imprenditore non sarà più un attacco al singolo, ma a tutta la collettività. Ogni ragazzo che abbandona la scuola e sceglie la via dello spaccio o della violenza, sarà una sconfitta per tutti noi. Ogni individuo che non riesce a vivere un’esistenza dignitosa, sarà una vergogna e una responsabilità per tutti. È solo ritrovando lo spirito di essere comunità di cittadini, che possiamo recuperare il senso di Stato che vogliamo incarnare: portare equilibrio laddove ci sono squilibri, in modo che nessuno debba più sentirsi ai margini e tutti riescano a esprimere le proprie potenzialità. È dall’individuo che bisogna ripartire.
    Per questo motivo, voglio concludere con l’auspicio che in quest’Aula ciascuno di noi porti avanti il proprio impegno con la continua tensione al miglioramento, andando a superare persino l’espressione migliore di sé stesso. Perché sono fermamente convinto che la bontà di ciò che possiamo realizzare sia sempre frutto del valore umano che mettiamo nelle nostre azioni. Auguri di buon lavoro a tutti noi.”

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