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La conservazione e promozione del dialetto

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di Sandro Russo

Quella appena passata è stata la “settimana del dialetto”. Non una ricorrenza pubblica, ma mia privata, per averne tanto letto e scritto, così da esserne preso e soggiogato. Ne sanno qualcosa gli amici che continuavano a ricevere miei messaggi in ponzese – superando le difficoltà della tastiera che non collabora -, e si son dovuti adeguare (…sanno che a volte mi piglia così!)

Credo che il nostro sito sia tra quelli più impegnati, sul fronte del  dialetto.
Ho controllato: ci sono 386 schermate x 7 articoli ciascuna = 2702 pezzi che direttamente o indirettamente trattano dell’argomento (su un totale di circa 8400 articoli pubblicati): scritti, poesie in dialetto, citazioni varie, approfondimenti sulle modalità di scrittura. Riconoscendo al dialetto il ruolo di potente collante culturale ricco di implicazioni emotive, costituendo per tante persone la lingua materna, degli affetti…

Recentemente è uscito su Omero, Scuola di Scrittura in Roma, un mio articolo sul dialetto, considerato sotto particolari aspetti…

Del perché viene considerato di importanza fondamentale per la vitalità stessa dell’italiano; non solo da noi di ponzaracconta, ma da grandi studiosi come Gramsci, da insigni linguisti (Tullio De Mauro) e scrittori (Andrea Camilleri).

È – il dialetto – talmente “di richiamo” che è stato “rispolverato” perfino dalla pubblicità, alla ricerca di sempre nuovi campi per attrarre l’attenzione e incrementare i consumi. Questo “cinismo” della pubblicità sempre più simula una confidenza con il consumatore – con etichette personalizzate, con messaggi di vario tipo tendenti ad accreditare una vantata familiarità “ti conosciamo bene… conosciamo i tuoi figli da sempre”; anche ricorrendo ad dialetto “Uè uaglio’… Jamme bell’..!” con espressioni tipiche di diverse regioni (o aree linguistiche italiane).

Ma ai fini della promozione del dialetto possiamo ben essere favorevoli anche alla pubblicità, capace di raggiungere persone di ogni fascia sociale e di “sdoganare” “mode” e comportamenti. Non che il dialetto sia una moda, ma il disuso da parte dei giovani è preoccupante. Chi lo parla e contribuisce a mantenerlo vivo deve esserne orgoglioso.

L’articolo “omerico” chiude con un proselitismo… di come i dialetti regionali siano ricchi di tali perle di musicalità e poesia, che se uno non fosse fortunato ad avere un dialetto proprio (pensiamo alle canzoni napoletane, al siciliano…) dovrebbe studiarlo…

Su Mag-Oil Magazine di Omero, leggi: “Come il cinismo dei media può aiutare la causa del dialetto”

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