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Epicrisi 166. Proverbial-dialettale e (’nu pucurìlle) scurrile

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di Sandro Russo

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Per una serie di circostanze sono stato tutta la settimana “immerso” nel dialetto, e queste sono le conseguenze sull’Epicrisi.

Molti conoscono i tanti libri che il non dimenticato Ernesto Prudente ha dedicato a Ponza e al dialetto ponzese. Recentemente (leggi qui) ne abbiamo ricordato uno in particolare sui proverbi…

Un esercizio stimolante mi è parso interpretare alcuni degli articoli della settimana su Ponzaracconta, alla luce di proverbi e detti ponzesi.
Un po’ per gioco, un po’ per vedere se davvero tanto siamo cambiati rispetto alla saggezza (e all’ironia) del “buon tempo antico”.

Mai come questa settimana sono stati tanti, gli articoli del sito – addirittura 30! Forse un record! – e molti hanno riguardato il dialetto.
Possiamo cominciare proprio da questo argomento.

Franco De Luca ha raccontato una partenza e un ritorno dall’amato scoglio (copyright by Silverio Guarino – Tutti i diritti riservati).
Accenti di nostalgia e di saggezza conditi con il dialetto di cui Franco è maestro: “è il linguaggio materno, quello che al significato razionale aggiunge una connotazione affettiva”.
Anche Pasquale Scarpati ha risposto alle sirene della lingua natale e non ha potuto esimersi dal dire la sua.

Ma l’interesse del sito per il dialetto è più generale, e va anche oltre il dialetto ponzese. Uno spaccato di vita paesana in un piccolo paesino abruzzese, d’inverno isolato dalla neve – piccoli fatti filtrati attraverso i ricordi di un bambino – ce lo regala Rinaldo Fiore.
Così come ci racconta, con genuina partecipazione, ’a storia ’i ’nu canille che fa un lungo viaggio per andare a cercare il padrone.

Prende lo spunto, per mandare il suo racconto, da un’antologia proposta dalla Redazione con le tante storie di cani che hanno arricchito il sito in questi anni. E sono state tante, variegate e coinvolgenti. Ma il movente iniziale è stata una domanda di una lettrice (leggi qui) a proposito di Bianchino.

C’è anche stata, nella settimana, qualche storia a lieto fine (per ora!) come quella di Poveglia   su cui i viecchie antiche avrebbero sentenziato: – Quanno si’ ’a ’ncunia, statte; quanno si’ martiell’, vatte (Quando sei incudine, statti; quando sei martello, batti).

E non ci siamo fatti mancare l’ineffabile Sang’ ’i Retunne che… isse e ’u dialett’, una cosa! Che farcisce il suo siparietto del venerdì ’i pisce fetiente e di citazioni colte: “Pe’-senza-niente” murètt’ ’i famme. 

Un articolo piuttosto atipico rispetto ai nostri interessi abituali è comparso in settimana sul sito, su una particolare disciplina sportiva degna del massimo rispetto: il sollevamento pesi da panca.

Visto che è un’epicrisi (’nu pucariell’) scurrile, questo episodio lo posso raccontare.
Quando ero ragazzino sono andato una volta con mio padre a vedere una esibizione di questi forzuti – che io ricordi il sollevamento riguardava un enorme manubrio poggiato a terra. Ebbene lo sforzo era tale che nello sforzo l’intestino un po’ ne risentiva (…si scioglieva). Poi ho compreso meglio, ma allora mi feci tante risate e ogni volta me ne ricordo; forse la disciplina “da panca” è stata introdotta proprio per ovviare a questo inconveniente, oltre che per evitare traumi da strappamento sulla colonna.

In settimana abbiamo anche letto le ultime tre puntate delle cinque in cui era suddiviso l’epico racconto di Emilio Iodice, Il Giovane e il Mare. Storie d’altri tempi! Come si diceva a Ponza… Pe’ mare nun ce stanne taverne!

L’altro protagonista della settimana di Ponzaracconta, tra articoli, commenti, dibattiti e promozioni è stato Vincenzo Ambrosino.

La questione più calda ha riguardato il suo “vezzo” di infilare nel sito testimonianze o articoli raccolti in giro (spesso sui social) o ricevuti in privato, non si sa se con il consenso o meno degli scriventi.

Forse il discorso si può semplificare in questi termini: se l’Autore non è d’accordo a comparire su Ponzaracconta – che peraltro ha sempre dato a tutti la possibilità di dire la propria: questo nessuno può negarlo – è ovvio che Vincenzo non può riportare l’intero pezzo virgolettato; caso mai farne una stringata sintesi di cui si assume la responsabilità con l’Autore (che ovviamente dovrà citare) e con i lettori.

Nell’altro caso – il più delle volte è successo con Antonio De Luca e Vigorelli – possiamo essere anche più chiari:
Caro Antonio, invece di fare il wate(r) – o come si dice a Ponza ’u ualle ’ncopp’a ’mmunnezza -, scrivi direttamente in Redazione: sarai letto, ascoltato e pubblicato.
Caro Vigorelli, se ne faccia una ragione (come spesso consiglia lei agli altri): anche noi possiamo essere capaci, informati e ddie ’e strunz’, quindi: 1) la smetta di offenderci in continuazione 2) le cose che ha da dire le scriva direttamente a noi, senza “mandarle a dire” per interposta persona. Se non ci vuole partecipare i suoi alti pensieri: ciccia! Nemici come prima! Ma ricordi anche lei un proverbio degli antichi: ’A collera è petrosa; addo’ trase fa i pertose.
Commento nazional-popolare: Anto’, Vigore’… ma a cchi vulit’accìde!?

Altri scritti di Vincenzo nella settimana hanno riguardato l’analisi della situazione politica ponzese attraverso articoli e commenti (e qui Gennaro Di Fazio per un infortunio da precipitazione “ha pigliate ’u stipe pe’ don Rafèle”).

Sul finire della settimana sempre Vincenzo ci ha proposto un videoclip musicale del figlio Francesco – Ambrose GZ – Logica Mente -, di pregevole fattura, con Ponza molto presente nelle immagini e sullo sfondo.
Congratulazioni… ma un proverbio gli’attocca pure a lui: “Vince’, quann’i figli fottene, i patre so’ futtute!”. 

E per la settimana è tutto: chest’è: passe l’angiule e dice ammèn!

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2 commenti per Epicrisi 166. Proverbial-dialettale e (’nu pucurìlle) scurrile

  • Sandro il caporedattore per cui responsabile della linea editoriale del sito non condivide quello che mi attribuisce un:<>
    Caro Sandro faccio quello che liberamente fai tu per creare dibattito. Tu prendi da Repubblica le “amache” di Serra e ce le propini ed io con molto piacere le commento anche se spesso non ne condivido i contenuti.

    In quest’ultima mia scelta di riprendere il “coccodrillo di Vigorelli” a me interessava che Gennaro Di Fazio – offeso politicamente davanti ai ponzesi – rispondesse per le rime.
    Il mio scopo era di non lasciare su questa questione l’unica parola a Vigorelli ma vedo che si preferisce nascondersi dietro agli equivoci e alle cortine fumogene invece di capire quello che è necessario fare.

    Sandro però nella sua foga polemica a freddo, inserisce anche Antonio De Luca addirittura dicendo: “Caro Antonio, invece di fare il wate(r) – o come si dice a Ponza ’u ualle ’ncopp’a ’mmunnezza -, scrivi direttamente in Redazione: sarai letto, ascoltato e pubblicato.”

    Sandro che c’azzecca Antonio?
    Antonio fa poesie se non ti piacciono dillo! Io lo sto seguendo sempre con più curiosità e sto notando che forse è l’unico a Ponza che riesce a farsi pubblicare dei libri per di più di poesie da case editrici. Che presenta le sue poesie in giro per l’ Italia e sta ottenendo un buon successo. La sua poesia piace anche ad importanti scrittori e addirittura viene studiata in alcuni licei. Per cui io porto a conoscenza dei lettori di Ponzaracconta, che c’è un loro compaesano che fa delle cose oltre la sala parrocchiale di Don Ramon. Non mi sembra che questa cosa vada irrisa oppure sottovalutata. Per fortuna che di Antonio si sia accorto anche Rosanna Conte – che credo faccia parte ancora della redazione di Ponzaracconta – per cui quella di Sandro su Antonio credo che sia una battuta che voglia dire altro e non attinente alla linea editoriale che è quella della salvaguardia della memoria.

    Per cui caro Sandro quella tua sintesi: “Anto’, Vigore’… ma a cchi vulit’accìde!?” è fuori luogo perché Vigorelli semmai tenti di “uccidere” Ponzaracconta lo fa utilizzando quotidianamente altre forme di comunicazione mentre Antonio percorre il suo sentiero e nel suo eremo continua a fare le sue poesie e ha una sola colpa: quella di avere un amico che lo stima e che scrive su Ponzaracconta,

    Per quanto riguarda la battuta su: “Vince’, quann’i figli fottene, i patre so’ futtute!”.
    Beh su questo spero non ci siano dubbi quando si hanno dei figli.

  • Sandro Russo

    Caro Vincenzo,
    c’è una sola, enorme falla nel tuo ragionamento.
    Che mentre il “mio” Michele Serra neanche credo abbia mai sentito nominare Ponzaracconta e quindi i suoi articoli possono essere usati come “pure argomentazioni” (come dici giustamente tu, per alimentare il dibattito su queste pagine), i tuoi due “campioni” la conoscono eccome, e fieramente l’avversano anzi, testualmente: “la schifano”!
    Ne discende che non abbiamo alcun bisogno della trasposizione da parte tua del loro pensiero. Se vogliono esprimerlo sulle nostre pagine, lo facciano a viso aperto.
    Quanto ad Antonio, lo conosco da più tempo e meglio di te.
    Ha scritto sul sito per i primi anni (dal giugno 2011 all’agosto 2013: va’ a controllare) e ne ho curato personalmente gli scritti e le poesie, condividendo le sue posizioni (il più delle volte) e a volte no (leggi qui).
    Quindi per gli aspetti pubblici ed editoriali siamo stati più che corretti.
    Nel merito degli aspetti personali neanche voglio entrare.

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