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Le ricette “No chef” (4). Li cavatille

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di Rinaldo Fiore

 

Parole mute
strumenti che volano in cielo
occhi diventati ciechi
eppure in quella musica
silenziosa
riconosco i battiti del cuore…

L’altro giorno, in casa, abbiamo fatto confusione sui nomi: chi diceva una cosa e chi diceva un’altra e alla fine ho chiamato l’amica di mamma a Castiglione e mi son fatto spiegare tutto e, guarda un po’, coincideva con quello che sapevo e ricordavo!
Noi di Castiglione chiamiamo con la parola “gnocchi” sia i cavatille che gli gnocchi moderni, quelli che non sono scavati, fatti con la farina da sola o con il semolino; con la parola cavatille, e lo dice il nome, a casa mia e a Castiglione intendiamo sempre quelli di farina scavati con le dita ma, in entrambi i casi, per gli gnocchi o per i cavatille usiamo le patate pelate e bollenti! Insomma in ogni paese o regione ognuno si regola in base alla propria tradizione!

Mamma ci metteva venti minuti per preparare gli gnocchi (cavatille), ma mamma ne aveva già fatti una milionata assieme al sugo che preparava la sera precedente!

Gli gnocchi di una volta erano i cavatille: oggi, per far prima, si fanno solo quella specie di gnocchetti senza scavarli con le dita e tutto va bene purché non strozzi, ma la differenza tra cavatille e gnocchetti moderni è abissale. I cavatille che faceva mamma, nonna, le zie e tutti i castiglionesi erano e sono una squisitezza, anche se questi miei cari familiari non ci sono più!

Torniamo ai nostri cavatille. Questa la ricetta e il procedimento base…

Un bel chiletto di patate lesse e pelate, un trecento gr o poco più di farina, le patate schiacciate ben bene e cocenti; sulla spianatoia si mischia con la forchetta la farina con le patate pelate e poi si continua con le mani fino a fare o uno sfilatino corto e spesso o una palla, ben omogenea e amalgamata: con il mattarello si prepara una sfoglia spessa circa un cm e mezzo e poi si tagliano delle strisce di circa due cm che
vengono arrotolate a forma di serpentello, che si tagliano in tocchetti da sue cm circa; questi tocchetti poi vengono schiacciati delicatamente con due dita, indice e medio, arrotolandoli verso la pastaia/o e allontanandoli col dorso della mano verso zona libera.
Si procede così finché la sfoglia non è finita; quando l’acqua bolle si buttano i cavatille dentro e in due tre minuti sono cotti: intanto il sugo è pronto , la tavola imbandita e il parmigiano grattugiato… e mangiamone tutti, con o senza peperoncino!

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