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Che vita, la vita. (3) Maiori

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di Rinaldo Fiore

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Abitavamo all’ultimo piano, di un palazzetto di due piani, e accanto a noi sullo stesso piano, c’era un terrazzo con un recinto per le galline e, un giorno, andando a vederle mi venne voglia di fare pipì: che cosa c’era di meglio che farla addosso alle galline?

Così mi avvicinai alla rete e la feci dentro il recinto cercando di colpirle; nel frattempo il gallo, che mi guardava irritato e di traverso, si accostò alla rete e con grande rapidità mi pizzicò: mi misi a piangere e a gridare e subito accorse mia madre che cercava di consolarmi e contemporaneamente mi rimproverava per quello che avevo fatto e così, non so per quanto tempo, Carlo ed Elvira mi massacrarono con la presa in giro…

A Maiori per la prima volta vidi una canoa da gara lunga parecchi metri e portata sulla testa, e con le mani ai bordi, da tre o quattro rematori: era molto bella lucida e di color Douglas: evidentemente lì c’era una squadra di canoisti che gareggiava con altri…


Ravello, hotel villa Cimbrone

Vicino Maiori c’era un paesino su in cima alla montagna, a poco più di trecento metri sul livello del mare, da cui sorgeva con pareti verticali a strapiombo: si trattava di Ravello, di storia e bellezza antica, con ville famose, villa Rufolo, villa Cimbrone, un vero spettacolo architettonico e floreale a dimostrazione che è antico il rispetto per la natura: la sola vista delle ville e del parco meritavano l’escursione a Ravello. Per andare a Ravello dovemmo fare con il pullman una stradina stretta stretta che dava sul burrone, ed era abbastanza pauroso e ci si metteva un sacco di tempo.

Villa Rufolo a Ravello

La villa Rufolo era tutta uno spettacolo: un parco ricco di piante ed alberi che si affacciava a precipizio sul mare, con una vista all’orizzonte mozzafiato, a semicircolo a ricordarci che l’orizzonte è curvo sulla terra sferica.

Molti alberi mostravano i loro frutti gialli, arancioni e rossi: erano i corbezzoli, i più grandi come una noce e di un sapore particolare, dall’acidulo al dolce. Il parco era qualcosa di bello per la varietà delle piante e degli alberi e per la cura con cui era mantenuto, tanto che oggi Ravello è protetta dall’ Unesco e migliaia di turisti la visitano. Il colore e il sapore dei corbezzoli mi rimasero impressi nella mente e nel cuore: oggi nel mio terreno ne ho piantati cinque che nutrono la mia memoria affettiva…

Durante la Festa della Madonna si facevano anche i fuochi artificiali in mare: mio padre mi portò a vederli da una barca al largo, ad una certa distanza dalla riva in piena notte, assieme ai suoi amici: sul mare si rifletteva la luce della luna e il bagliore dei fuochi artificiali, semplicemente straordinari e colorati d’ogni colore nelle varie figure scoppiettanti, anche se la profondità del mare mi incuteva un certo timore, per cui evitavo di guardare fuori dalla barca verso l’acqua e stavo sempre con la testa in su. Uno spettacolo indimenticabile… da ricordare tra le cose belle della vita.

Torre normanna a Maiori

A Maiori c’è un castello antico e diroccato, ancora oggi, poco distante dalla litoranea, che il mare ha acquisito in parte: in una cavità conquistata parzialmente dal mare, chissà da quanto tempo, hanno sistemato in profondità sul fondo, un tubo immerso in una sorgente di acqua sulfurea: un rubinetto permette l’uscita dell’acqua sulfurea. Papà e certi suoi amici un giorno mi portarono in barca a bere dell’acqua sulfurea. In quella cavità, che doveva essere stata una stanza del Castello, si arrivava dal mare con una barca, essendo pericoloso da terra, se non impossibile. Dentro la stanza la luce del sole si rifletteva sull’acqua   generando una specie di arcobaleno sulle pareti e sulle piccole onde del mare: si entrava con mezza barca e con attenzione per non sbattere la testa contro quella che doveva essere stata una porta: papà prese un bicchiere da una tasca, aprì il rubinetto e lo riempì di acqua sulfurea ed io, con una certa riluttanza bevvi l’acqua sulfurea ma, con sorpresa, la trovai di mio gradimento, mentre l’odore tipico di zolfo riempiva l’ambiente e i nostri polmoni e la barca ci dondolava dolcemente. Quel periodo a Maiori fu un memorabile interludio e il suo imprinting fondamentale per la comprensione della bellezza della natura…

Scalette sul mare a Maiori

Arrivò anche il giorno che lasciammo Maiori perché il lavoro era finito e tornammo a Castiglione riprendendo la nostra vita normale, tranne papà che dopo qualche giorno partì per Roma dove la Ditta Nardone, quella stessa di Maiori, si era trasferita.
La cosa singolare è che un giorno, di recente, non ricordo dove, forse a Velletri, mentre stavo vicino ad un gruppetto di persone sentii il nome “Nardone” e, appena potei parlare, chiesi se si trattasse dello stesso ingegner Nardone che aveva avuto a che fare con papà a Maiori: quella persona subito mi rispose che lui era il figlio e che suo padre non c’era più, vista anche la nostra età!

 

[Che vita, la vita. (3)Continua]

Aggiornamento del 21/02 – Commento di Antonio Marciano

Questo dev’essere successo all’amico di Maiori, quand’era piccolo!

Guarda qui il brevissimo video in file mp4

A parte gli scherzi nei suoi racconti ho rivisto molta parte della mia infanzia e fanciullezza. Anche io vivevo in un paesino (della provincia di Frosinone: Roccasecca – NdR); avevo una nonna di nome Elvira anche lei come nonna Lucia del Carducci sembrava uscita da un sirventese del trecento, piena di soavità. Anche noi chiamavamo Tata nostro nonno, sempre con quella pipa puzzolente tra le labbra

Mamma si raccomandava di non toccarla ma lui giocherellone, per prendere in giro mio fratello più grande, gli diceva: – Pumpe’ (Pompeo) tie’ le mani pulite ? Sì? …allora vamm’a piglià la pippa.

Qualche giorno dopo stessa domanda: Hai le mani… E lui furbo: No!
…E Tata di rimando: Beh, lavatelle e portame la pippa.

Mi fermo qui avrei molte cose da raccontare ma non voglio…
O meglio non ce la faccio… troppa emozione!

 

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5 commenti per Che vita, la vita. (3) Maiori

  • Sandro Russo

    Leggo con vivo piacere i racconti brevi che ci manda “l’amico ritrovato” Rinaldo Fiore e, a parte la sfumata nostalgia – leggera e delicata – per il bel tempo che fu, ci trovavo un senso di dejà vu
    Ma cosa mi ricordano che ho già letto? Mi si è chiarito in quest’ultima puntata, complice il gallo che gli becca qualcosa (…il pisellino? L’Autore lascia cadere nel vago!)
    Ecco a cosa associo i suoi racconti! A quelli di Lino Catello Pagano!
    Il passato si può raccontare con il rimpianto dell’anziano o con la spontaneità / gioiosa partecipazione / sorpresa del bambino di allora (…e in tanti altri modi ancora!).
    Rinaldo e Lino scelgono lo sguardo del bambino…
    Leggere per conferma questi due raccontini sul sito: “’A porca” e “Il gallo guardiano”.
    Davvero grazie a Lino e a Rinaldo per farci ritrovare sensazioni di tantissimo (o pochissimo?) tempo fa..!

  • Rinaldo Fiore

    Sembra che Lino Catello Pagano abbia vissuto il mio tempo con gli stessi affaccendamenti, un po’ più ricco nell’allevamento degli animali perché da noi la neve ci impediva ogni animale diverso da maiale e galline, ma la stessa felicità dei ricordi e lo stesso imprinting.
    Io soffro di “nostalgia” soprattutto delle persone che non ci sono più e, per quanto abbia piena consapevolezza, non giustifico ancora “l’obbligo della morte”: è troppo doloroso per me…
    Ciao Lino, ciao Sandro!

  • Antonio Marciano

    Questo dev’essere successo all’amico di Maiori, quand’era piccolo!
    Guarda il brevissimo video in file mp4 (nell’articolo di base – NdR)

    A parte gli scherzi nei suoi racconti ho rivisto molta parte della mia infanzia e fanciullezza. Anche io vivevo in un paesino (della provincia di Frosinone: Roccasecca – NdR); avevo una nonna di nome Elvira anche lei come nonna Lucia del Carducci sembrava uscita da un sirventese del trecento, piena di soavità. Anche noi chiamavamo Tata nostro nonno, sempre con quella pipa puzzolente tra le labbra

    Mamma si raccomandava di non toccarla ma lui giocherellone, per prendere in giro mio fratello più grande, gli diceva: Pumpe’ (Pompeo) tie’ le mani pulite? Sì? …allora vamm’a piglià la pippa.
    Qualche giorno dopo stessa domanda: – Hai le mani… E lui furbo: – No!
    …E Tata di rimando: – Beh, lavatelle e portame la pippa.

    Mi fermo qui avrei molte cose da raccontare, ma non voglio…
    O meglio non ce la faccio… troppa emozione!

  • Rinaldo Fiore

    Confermo il pizzico! Ah! Ah!
    Per il resto sento ancora il profumo del mosto d’uva rossa nei vasconi in cima a Maiori e quei filari meno perfetti di quelli di adesso ma contorti e generosi come gli attuali… e i corbezzoli che mi donarono i colori e i sapori di quella meravigliosa terra, la nostra amata terra che mi scuote l’animo, e quel mare e le barche così normali di legno duro come la fronte e i muscoli dei loro pescatori, il mio cuore è lì, qui, là…

  • Rinaldo Fiore

    Cari tutti, quando ho iniziato a raccontare la mia vita a partire dall’infanzia, soprattutto dell’infanzia e del mio amato Castiglione Messer Marino io sapevo di rimuovere la ruggine dalla memoria di tanti italiani e che i miei racconti sarebbero piaciuti: il ricordo dei nostri genitori, dei nostri parenti e dell’ambiente paesano della nostra infanzia hanno fatto breccia nel cuore di molti e non è un caso… Ieri sono andato in comune per ritirare il certificato elettorale e mentre la signora leggeva il mio paese di origine mi ha detto: –“Siamo quasi paesani!” E subito io: “Di dove è?”
    “Io sono nata a Palmoli e mia madre è di Schiavi d’Abruzzo a due passi da Castiglione”.
    Ho subito invitato la signora a leggere Ponzaracconta e abbiamo scambiato due chiacchiere, felici di esserci incontrati.
    Qualche mese fa, alla festa dell’UNITRE ho incontrato una signora proprio di Schiavi: era veramente commossa nel conoscermi (esponevo acquerelli e poesie) e siamo rimasti in contatto…
    Caro Antonio Marciano, ho sentito lo stesso cuore nelle tue parole… a presto
    Rinaldo

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