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Ri-conoscere Ponza

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di Giuseppe Mazzella

 

Lo scorso gennaio 2018 il Giuseppe Mazzella ischitano (di Rurillo) ha annunciato sul sito la pubblicazione del IV volume degli Atti del Centro Studi Isola d’Ischia (leggi qui) segnalando un intervento del nostro Giuseppe Mazzella, che solo adesso – ricevuto per posta il volume in questione – abbiamo il piacere di pubblicare per esteso
La Redazione

 

“1999-2010. Memorie di un’epoca nel IV volume degli Atti del Centro Studi Isola d’Ischia– Casamicciola al centro della problematica unitaria dell’isola d’Ischia
– Dalla pagina 119 alla pagina 121 il commovente intervento che l’avv. Giuseppe Mazzella di Ponza tenne nell’ ottobre del 2009 alla manifestazione “ Ri-Conoscere Ponza” alla Villa Arbusto di Lacco Ameno”

Vol. quarto – Giuseppe Mazzella – 24/10/2009
Presentazione della mostra storico-iconografica “Ri-Conoscere Ponza” allestita nella saletta Gingerò di Villa Arbusto in Lacco Ameno.

Ri-Conoscere Ponza

Veramente l’emozione di tornare nella terra dei nostri avi, da dove partirono nel 1734 per Ponza, continua dal primo momento in cui siamo sbarcati a Casamicciola e non ci ha lasciati neanche la notte. Per un prodigio, per una serie di circostanze positive, ci è piovuta addosso come una benedizione.
Il “viaggio di Mattia”‘ in verità non è solamente il viaggio di Mattia, ma un atto d’amore degli isolani, soprattutto di noi più vecchi che, avendo accumulato più errori, ci rendiamo conto che è necessario almeno tentare di correggerli, concentrandosi sulle priorità.
Porto i saluti dell’Amministrazione di Ponza, del Sindaco Rosario Porzio, dell’Assessore alla Cultura Enzo Di Giovanni, dell’Assessore al Turismo Maria Pagano, che non sono potuti intervenire. Porto soprattutto però il grido d’allarme delle persone più accorte e avvedute.
Probabilmente ha ragione il professor Giovanni Castagna quando afferma che, tutto sommato, c’è stata una continuità di contatti tra ponzesi ed ischitani, anche se nel corso dei decenni è andata assottigliandosi. Sotto forma di fiume carsico ci ha, infatti, tenuti legati. Poi è avvenuto un miracolo, un sommovimento vulcanico, così comune nelle nostre contrade, del Vesuvio e di tutta la plaga che ci circonda, un sommovimento che dobbiamo al viaggio a Ponza di Giuseppe Mazzella e Gianni Vuoso [cfr. Reportage dalle isole pontine, realizzato da G. Mazzella e G. Vuoso, sulle orme di Mattia Mazzella, quarantenne ischitano che nel 1734 accettò di trasferirsi a Ponza. Sul Sito, leggi qui – NdR], che sono venuti a sollecitare un’esigenza di fondo che noi avvertivamo da tempo, noi dell’Associazione Studi Sociali Internazionali di cui porto i saluti del Presidente, professor Ascanio Guerriero, che non è potuto intervenire perché fuori d’Italia.

L’esigenza di arginare una sorta di decadenza morale, di allontanamento dalle nostre identità. Questo viaggio nel tempo è in qualche modo il recupero della nostra identità, è il tentativo di riappropriazione di quello che noi orgogliosamente siamo.
Perché siamo scivolati in questa lenta decadenza, che non è solo morale, perché ci siamo allontanati dalle nostre radici, da tutto quello che ci hanno insegnato e che abbiamo il dovere di tramandare alle generazioni future?
Una serie di circostanze, probabilmente l’impeto di improvvisare l’attività turistica, la voglia eccessiva di lucrare, la poca cura della natura, tutte queste cose messe assieme ci hanno portato ad un momento veramente delicato. E che naturalmente non riguarda solo Ponza, ma riguarda tutte le isole dei due Golfi [di Napoli e di Gaeta – NdR]. Come rimediare?

Oggi credo non sia possibile fare nessuna politica avulsa dal contesto generale, specie in un’epoca di globalizzazione come quella che viviamo. Questa mattina con Giuseppe e Gianni, approfondendo queste tematiche, su cui dovremmo veramente fare un convegno ad hoc, dicevo parafrasando Thomas Merton che nessun uomo è un’isola e nessuna isola può bastare da sola a se stessa. Allora questo convincimento, prima appena intuito, poi sussurrato, approfondito e verificato, dovrebbe essere l’asse portante di quanto potremmo costruire in futuro.
Le osservazioni del dott. Borgogna sono assolutamente esatte, al di là delle sfumature con cui il professor G. Castagna indaga con pazienza certosina. Allora dobbiamo fare un discorso di scelta, di priorità, dal momento che i problemi sono tanti, troppi, dovremmo veramente redigere una scaletta di priorità. Basando questa scaletta su un’affermazione fondante: il recupero della nostra identità. Credo che su questo punto non ci siano visioni diverse.

E poi il fatto della cuginanza: effettivamente noi crediamo all’attrazione del sangue. Perché dopo 275 anni siamo tornati nella terra dei nostri avi? Credo anche ad una sorta di Provvidenza che ci sorregge nei momenti più difficili della vita. Perché 275 anni dopo la colonizzazione, due anziani ischitani partono per Ponza per vedere cosa è rimasto di quella colonizzazione? lo pure, anziano come loro, è la prima volta che vengo ad Ischia. E allora che cosa ci ha divisi? Perché alla soglia dei sessant’anni, io e mio fratello Silverio, arriviamo per la prima volta ad Ischia? E ci rechiamo in una sorta di pellegrinaggio a Campagnano, la zona di provenienza di Mattia Mazzella?

Credo che viviamo in un tempo in cui la prossima scossa sismica sia avvertita da pochi, e solo da quelle persone che riescono a vedere al di là del contingente, del guadagno immediato. Per questo devo veramente ringraziare Giuseppe e Gianni per questa folgorante sollecitazione.
Voglio ancora aggiungere. Le Amministrazioni qui purtroppo non sono presenti, ed è un male, perché non sembrano avvertire il pericolo che incombe sulle nostre isole, la perdita irrimediabile che rischiamo. Un pericolo che dovremmo tutti assieme cercare di fronteggiare.
Vorrei anche indicare alla popolazione di Ischia che persone come Giuseppe Mazzella e Gianni Vuoso sono le risorse migliori con le quali possiamo tentare di costruire un futuro migliore, realizzando politiche comuni e condivise.
Qui ad Ischia avete una combinazione vincente, il poeta e l’economista che, magari dopo furibonde litigate, potranno promuovere nuove sintesi, adatte al superamento dei tanti problemi di cui soffrono le nostre isole.

Che cosa lega Giuseppe Mazzella, Gianni Vuoso, Francesco Borgogna, Silverio Mazzella, Giuseppe Mazzella, Giovanni Castagna, Antonino Italiano e quanti sono presenti questa sera qui a Villa Arbusto e quelli che non sono potuti venire a questo incontro?
L’orgoglio ed il desiderio di legittimare la propria identità. La specificità dell’isola, degli isolani, le difficoltà che incontriamo quotidianamente credo meritino un riconoscimento anche giuridico. Su questo credo siamo tutti d’accordo. E su questo mi auguro che il futuro ci riservi qualche bella sorpresa.

 

 

 

 

 

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