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Epicrisi 161. Essere positivi, a prescindere

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di Sandro Vitiello

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Sabato 3 febbraio sono andato ad ascoltare la parola di don Albino Bizzotto, il prete di Verona che ha fatto della lotta alle guerre una sua bandiera.


Don Albino che conoscevo già da tanto tempo – una quindicina di anni fa insieme a lui, a Lidia Menapace e ad Emilio Molinari avevamo organizzato una due giorni di riflessione sui temi della pace appunto – faceva un ragionamento molto semplice eppure efficace.
Il vero nemico di tanta gente che semina odio attraverso i social network, nelle proposte politiche e a colpi di pistola, ultimamente, non sono i neri o i musulmani o chissà chi…
Il nemico sono i poveri; di qualsiasi colore della pelle e di qualsiasi etnia.
Quelli che vanno in giro a cercare voti promettendo di “fare piazza pulita” stanno offrendo ai meno poveri una ricetta maledetta, già vista in passato.
Una storia che si ripete e che spesso finisce in tragedia.

A Milano hanno venduto un intero quartiere – uno degli ultimi, bellissimo, moderno – ad un “fondo sovrano” arabo.
Nessuno ha avuto da ridire.
Le ville e le proprietà nei luoghi più belli della terra – costa Azzurra, lago di Como, colline Toscane, quartieri centrali di Londra – trovano nuovi padroni, tutti con passaporto straniero, eppure nessuno si scompone.

“Il nemico non è il colore della pelle, il nemico sono i poveri!”.
Quanta verità caro don Albino…!

Fa bene a scrivere di queste cose Enzo di Giovanni.
Fa bene uno spunto offerto dalla redazione quando ricorda che la cultura e la poesia in particolare aiutano a superare tante barriere.
Fa bene Vincenzo a scrivere del libro di Antonio De Luca “Navigare la rotta” quando racconta del Mediterraneo diventato luogo di tragedia e non più di incontro.
Raccontare l’orrore della guerra attraverso il ricordo di un genitore che l’ha vissuta, per non dimenticare.

Fa bene anche Luisa Guarino – la nostra “direttora” – a ricordare con il giusto orgoglio i primi sette anni di Ponza racconta.
Incomincia ad essere una storia importante la nostra.
Ne siamo giustamente orgogliosi.


Ho solo una sessantina di anni ma se la memoria non mi fa pensare sbagliato credo che questo nostro luogo d’incontro – Ponzaracconta – sia da considerare il più importante punto di riferimento storico e culturale nella vicenda della nostra isola.
Sette anni incominciano ad essere parecchi.
Abbiamo scritto tutto quello che siamo stati capaci di raccogliere dai ricordi dei nostri genitori.
Abbiamo messo al sicuro la memoria della nostra isola.

Sapete perchè i francesi hanno iniziato a fare il vino buono prima degli italiani?
Perchè loro scrivevano.
I più bravi erano i monaci che scrivevano più degli altri.
A cala Caparra il più bravo a pescare perchie era Paschiss.
Lui sapeva scrivere, e ogni volta che trovava uno scoglio nuovo se lo segnava su un quadernino con tutte le coordinate a terra. E ci scriveva pure quante ne aveva prese e la dimensione dei pesci.

Non siamo solo un luogo di memoria.
Siamo anche un punto di incontro per quanti vogliono ragionare sui mali del nostro tempo e su quelli della nostra isola in particolare.
Siamo anche un servizio pubblico: i comunicati del comune, la richiesta di un contributo per dotare la protezione civile ponzese di una nuova autobotte e i controlli sulla frana di cala Fonte.
Raccogliamo la rabbia di quanti non riescono ad usare servizi essenziali come internet.
Raccontiamo il viaggio dei ragazzi di Ponza alla Bit (borsa internazionale del turismo) a Milano.


Questo pomeriggio insieme a loro sarò ospite nello stand della regione Lazio dove racconterò un percorso iniziato l’autunno scorso con Slow Food e con tanti amici dell’isola.


Vogliamo pensare a nuove forme di ospitalità che permettano di valorizzare la storia della nostra isola partendo dalle nostre colline e dall’agricoltura. Può diventare un valido strumento per allargare la stagione lavorativa.
Neanche a farlo apposta, sul tema del cibo sono comparsi proprio questa settimana diversi articoli sul sito: i primi due di Rinaldo Fiore, tirato dentro al sito da Sandro Russo: leggi qui e qui; l’altro, proprio in chiusura di settimana, ad opera del bon vivant Di Giovanni.

Vale la pena dedicare un po’ di tempo a Ponzaracconta.
Per tanti ponzesi che vivono fuori dalla nostra isola rimane quella porta di casa sempre aperta che aiuta anche a non sentirsi persi nel mondo.

Buona domenica.

PS: visto che abbiamo parlato di Cala Fonte – il mio luogo del cuore- , questa foto l’ho scattata nell’estate dell’80 dal Montagnone.

 

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